La farfalla nera e lo scrittore

Remake del film francese Papillon noir, che annoverava tra gli interpreti Eric Cantona, la pellicola di Brian Goodman sarebbe godibile, senza mostrare particolari pregi né ingombranti difetti, se non fosse per un finale che urla vendetta.

Paul è uno scrittore di origini spagnole che, una volta raggiunto il successo, si è trasferito negli Stati Uniti.
Abbandonato dalla moglie, è caduto in preda alla depressione e si è attaccato alla bottiglia senza più riuscire a scrivere.
Ormai sul lastrico, incontra il giovane vagabondo ed ex galeotto Jack e, per ringraziarlo di averlo tirato fuori da una spiacevole rissa, lo invita a stare qualche giorno nella sua casa colonica nei boschi.
Jack in cambio aiuta Paul nella ristrutturazione della dimora ma il suo atteggiamento si fa sempre più aggressivo. Il ragazzo infatti trascina lo scrittore in una spirale di violenza nel tentativo di fargli trovare l’ispirazione per una nuova sceneggiatura.

Black Butterfly è uno di quei thriller che punta tutto sulla tensione e sul misterioso susseguirsi di avvenimenti dall’apparenza incomprensibile o che celino una trama in sottotraccia che si andrà a scoprire con il più classico (nonché tanto atteso) dei colpi di scena chiarificatori.
Senza addentrarsi troppo nell’analisi di ogni singola svolta narrativa, occorre ammettere che, pur nella palese esagerazione di alcune situazioni e nell’inverosimiglianza di altre, il ritmo della pellicola diretta da Brian Goodman almeno non lascia spifferi a uso di sbadigli o fastidiosi tempi morti.
La messa in scena mostra mano robusta e risulta priva di artifici e inutili virtuosismi; la regia guida a sufficienza i due protagonisti (un Antonio Banderas che mostra impegno e professionalità, un Rhys Meyers che invece presta volto e presenza scenica) in schermaglie sempre più vivaci e violente.
Ma non tutti i lepidotteri sono farfalle, e dal bruco non fuoriescono solo ali colorate. A un occhio esperto infatti Black Butterfly semina indizi fin troppo facili da cogliere, salvo poi rimescolarli in un calderone che li amalgami a incoerenze e forzature sempre meno credibili. Il rigore del racconto si sfalda sotto i colpi inclementi della prevedibilità di una sceneggiatura che parte bene ma si perde in boschi più fitti di quelli che circondano la casa colonica teatro della vicenda.
Black Butterfly, pur con i suoi difetti, è un film adatto a una serata che veda in libera uscita l’ambizione autoriale o le ganasce del cervello; i suoi novanta minuti di durata scorrono senza particolari intoppi e la risoluzione dell’enigma può lasciare un senso di soddisfazione in linea con le premesse.
Purtroppo, proprio quando ormai la nave sembrava essere giunta in porto, arriva l’ultimo, insensato, assolutamente non necessario colpo di coda e di scena. Una svolta che non cancella il valore tecnico e attoriale, ma che sperona la credibilità della sceneggiatura, lascia che l’imbarcazione si inabissi nelle profondità dell’insensatezza gratuita e riduce il prodotto a un gioco dozzinale e autoreferenziale. Una lezione che dovrebbe essere alla base di ogni ambizione di scrittura ma che gli sceneggiatori Stanley e Hilts non sembrano aver imparato. Occasione sprecata.

Titolo originale: Black Butterfly
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2017
Genere: Thriller
Durata: 99′
Regia
: Brian Goodman
Interpreti: Antonio Banderas, Jonathan Rhys-Meyers, Piper Perabo, Abel Ferrara, Katie McGovern, Natalie Rapti Gomez
Sceneggiatura: Justin Stanley, Steve Hilts
Produzione: Andrea Iervolino, AMBI Pictures, Paradox Studios, Monika Bacardi
Distribuzione: Notorious Pictures
Fotografia: Jose David Montero

Nelle sale italiane da giorno 13 Luglio 2017

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.