Fuggire i pericoli senza ripetersi

La Blumhouse sforna un nuovo intrigante horror capace di giocare con i déjà-vu, i loop temporali e il pericolo reiterato della morte.

Chi non ha mai avuto un déjà-vu? A chi non è mai capitato di avere l’impressione di aver già vissuto un particolare momento – magari anche banale – della propria vita? Probabilmente è successo a tutti, almeno una volta. Certamente a nessuno, però, è accaduto di rivivere la propria morte.

È proprio ciò che capita, invece, alla protagonista di Auguri per la tua morte – nuova pellicola prodotta da Jason Blum che, con la sua Blumhouse, è diventato un vero maestro nel gestire produzioni horror da piccoli budget e trasformarle in importanti successi commerciali. Ci riprova, in questo caso, con un giocattolo cinematografico ben congegnato, che sviluppa in maniera innovativa e creativa un’idea già vista in Ricomincio da capo di Harold Ramis, del 1993 con Bill Murray.

La bella e antipatica studentessa Tree Gelbman (Jessica Rothe) si sveglia la mattina del suo compleanno nel letto di Carter (Israel Broussard), un giovane conosciuto la sera prima e di cui non ricorda nemmeno il nome. Si veste, prende una pillola per il mal di testa, esce nel giardino incontrando un suo spasimante, torna a casa e risponde senza cortesia alle coinquiline Danielle e Lori, gettando anche il dolce che quest’ultima le aveva preparato per il compleanno. Giunta la sera, mentre cammina in una via buia e isolata per recarsi a una festa, viene aggredita e uccisa da un ignoto assalitore che cela il suo volto dietro un’inquietante maschera da neonato. Tree si risveglia di soprassalto, si ritrova nel letto di Carter e comincia a rivivere la stessa giornata, come catapultata in un loop temporale. Assistendo più volte alle stesse scene e tentando di sfuggire alla propria morte, cercherà di scovare l’identità del suo assassino.

Auguri per la tua morte (il cui titolo originale, Happy Death Day, gioca meglio sull’opposizione tra nascita e morte e non può essere ugualmente traducibile in italiano) è una pellicola che gode innanzitutto di una buona sceneggiatura e che riesce scaltramente a sfuggire – come una vittima dal suo aggressore – ai suoi possibili difetti e punti deboli, aggirandoli e rendendoli funzionali al progetto.

La ripetitività, innanzitutto. Rivedere le stesse scene più volte e spesso identiche tra loro porta con sé il rischio della prevedibilità e della noia. Un rischio che il regista Landon scongiura snellendo via via le scene, rendendole più veloci, dosando con maestria momenti da fiato sospeso e sporadici spaventi da “salto sulla poltroncina” e agendo, infine, su lenti ma progressivi cambiamenti dell’atteggiamento della protagonista.

Il personaggio di Tree – antipatico e insensibile, dunque potenzialmente inviso allo spettatore – e l’interpretazione che ne dà Jessica Rothe – inizialmente fin troppo enfatica – rappresentavano una seconda minaccia alla riuscita del film. Interessante è la lucida analisi che propone lo sceneggiatore Lobdell: «conosco perfettamente lo schema che prevede di far morire la ragazza cattiva all’inizio della storia e lasciare la buona a combattere fino all’ultimo con l’omicida. Questa volta ho voluto lavorare sulla sfida di combinare le due anime nello stesso personaggio. Approfondendo la conoscenza di Tree e aumentando il suo livello di paura, si è catturati dalla battaglia che sta combattendo e si finisce per tifare per lei». Così, mentre l’enfasi dell’interpretazione si rivela funzionale all’assurdità e inverosimiglianza della situazione, l’evoluzione a cui il personaggio va incontro permette allo spettatore di avvicinarcisi e appassionarsi alle sue sorti. Col procedere dei minuti, infatti, Tree diventa più sentimentale, più complessa, più profonda, più introspettiva, permettendo al film di caricarsi anche di riflessioni sul passato, sulla correttezza dei propri comportamenti e sul concetto di miglioramento di se stessi, evitando così anche il forte rischio (è il terzo!) di rimanere un semplice prodotto da intrattenimento per teenager.

Attenta e intelligente è anche la scelta di allentare la tensione disponendo oculatamente, qua e là, battute e scene ironiche, capaci di spezzare il clima teso e provocare una risata liberatoria, e dribblando, così, anche la minaccia (l’ultima) di produrre un film di paura ma poco divertente.

Forse resta solo un difetto ad Auguri per la tua morte: quello di far scemare nello spettatore, col passare delle “vite”(o delle morti) della protagonista, la paura per la sua incolumità e di compromettere, almeno in parte, il senso più viscerale di panico. Ma siamo ai dettagli, perché è vero, invece, quello che afferma Blum: «Lo spettatore sa che la protagonista sarà uccisa, ma non sa come succederà. Chris [Landon] lascia le giuste informazioni per spaventarlo, ma non esagera. Il modo in cui riesce ad aumentare la consapevolezza di cosa stia succedendo è la chiave per trasformarlo in un film pieno di tensione e riuscito».

E c’è da crederci se lo dice un produttore come Jason Blum che, con la sua Blumhouse, è diventato un vero maestro nel gestire produzioni horror da piccoli budget e trasformarli in importanti successi commerciali. Questa frase, però, non mi è nuova: l’ho veramente già scritta o è solo un déjà-vu?

Titolo originale: Happy Death Day
Regista: Cristopher Landon
Sceneggiatura: Scott Lobdell
Attori principali: Jessica Rothe, Israel Broussard
Fotografia: Toby Oliver
Scenografie: Cecele M. De Stefano
Montaggio: Gregory Plotkin
Musiche: Bear McCreary
Costumi: Meagan McLaughlin Luster
Produzione: Blumhouse
Distribuzione: Universal Pictures
Genere: horror
Durata: 96’
Uscita nelle sale italiane: giovedì 9 novembre

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