La nostalgia disegnata

“… Il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia… “ – Hayao Myazaki

E se lo dice il maestro… Questa la citazione che apre il film documentario che verrà presentato sabato 6 maggio al Festival del Nerd di Foggia, esordio alla regia di Francesco Chiatante, videomaker di Taranto, classe ’81.

Chiatante, che nel suo curriculum ha all’attivo collaborazioni di un certo prestigio – è stato anche operatore video e montatore di opere documentaristiche dirette da Franco Zeffirelli – sceglie di fare un tuffo nel passato e rispolverare, tramite interviste a vari personaggi del panorama culturale nazionale e internazionale, quello che è stato l’avvento della cultura animata giapponese nel Bel Paese.

L’argomento viene affrontato da diversi punti di vista, con interventi che offrono spunti interessanti per intavolare un discorso più ampio sulle modalità e le ragioni di fruizione di anime (prodotto d’animazione, il cosiddetto “cartone”) e manga (prodotto cartaceo, ovvero il fumetto) da parte del pubblico italiano.

Il saggista Fabio Bartoli parla di una “totale rivoluzione” data dagli anime, in quanto essi raccontavano storie diverse, con tematiche differenti, in maniera del tutto estranea a quella a cui ci avevano abituati fino a quel momento illustri concorrenti nel campo dell’animazione, Disney e Warner Bros. in primis.

Inizialmente, ci furono molte polemiche causate dalla esplicita presenza di violenza nei prodotti del Sol Levante, come l’interpellanza parlamentare di cui fu protagonista l’anime Goldrake, che per Bartoli si ricollega alla facilità di giudizio con cui i genitori dei ragazzi li valutavano, non capendone la natura e il ruolo.

Rimarca poi l’influenza positiva, “non solo a livello estetico e narrativo, ma anche valoriale” che queste serie hanno avuto durante la crescita dei bambini e degli adolescenti di allora, poiché spesso era facile identificarsi con i personaggi o prenderli come modello – diciamocelo, chi non avrebbe voluto salvare la terra come Goku o trasformarsi per magia come Yuu/Creamy? – cosa che, ovviamente, avviene ancora oggi.

Lo stesso Luca Raffaelli, giornalista, si sofferma su come anime e manga facciano perno sulla tragedia per affrontare problemi reali in modi (non sempre) surreali, e canta le lodi di una serie secondo lui estremamente sottovalutata dalla critica: Heidi.

Inoltre, tocca un tasto dolente frutto della mentalità adulta passata e odierna: il ritenere che fumetti e cartoni siano solo “roba per bambini”.

Il documentario prosegue mostrando le esperienze di fruizione personali di personaggi dello spettacolo e scrittori italiani: l’attrice Paola Cortellesi (Maschi contro Femmine, Nessuno Mi Può Giudicare), che ricorda con trasporto i pomeriggi della sua infanzia, intonando sigle e ammettendo di preferire Lo Specchio Magico al più quotato Lady Oscar; il cantautore Caparezza, grande fan dei robot, che racconta come l’unica serie di cui è certo aver visto tutte (ma proprio tutte) le puntate fosse Conan Il Ragazzo Del Futuro; l’attore Valerio Mastrandea – che, ricordiamo, fu protagonista di un cortometraggio intitolato Basette diretto da Gabriele Mainetti (futuro regista di Lo Chiamavano Jeeg Robot) in cui interpreta il personaggio di Antonio, omaggio al ladro gentiluomo Lupin III -, Giorgio Maria Daviddi del Trio Medusa, che spaziava da Candy Candy a Bem, ma che amava particolarmente Goldrake, di cui parlava con i suoi coetanei tra i banchi di scuola; il regista e scrittore Fausto Brizzi, grande amante delle fiere fumettistiche e che rievoca quando ritirò il suo primo David di Donatello indossando una cravatta di Topolino, fatta confezionare appositamente per l’occasione; lo stilista di Tokidoki, Simone Legno, che racconta come sia stato ispirato nella sua arte proprio dalla cultura giapponese, e che ancora oggi si commuove davanti a Forza Sugar; lo scrittore e giornalista Vincenzo Mollica, che equipara la valenza culturale di tutte le arti, dalla musica al cinema, dalle opere letterarie a quelle figurative; Maurizio Nichetti (attore, sceneggiatore, regista e produttore), che parla della sua esperienza lavorativa legata al mondo dei fumetti; i Kappaboys del Kappalab, che ci offrono un punto di vista editoriale sulla questione, ricordando anche l’avvento del senso di lettura orientale in Italia; il giornalista Marco Pellitteri, che esamina il fenomeno del cosplay (dalla fusione dei termini inglesi costume e play, ovvero vestirsi e interpretare un determinato personaggio).

 Tra le voci straniere invece, troviamo Shinya Tsukamoto, regista (A Snake of June, Vital); Michel Gondry, regista e sceneggiatore premio oscar per la miglior sceneggiatura originale nel 2005 (L’Arte del Sogno, Se Mi Lasci Ti Cancello); Masami Suda, conosciuto soprattutto per il suo lavoro di character designer per Ken il Guerriero; Yoichi Takahashi, mangaka (n.d.r. autore) di Holly Benji, e la fumettista, animatrice e illustratrice Yoshiko Watanabe, che ha collaborato alla realizzazione di opere come Kimba, Doraemon e La Principessa Zaffiro.

Si passa poi a parlare di cosplay e fiere, sui quali però sarebbe stato interessante fornire anche una visione più attuale, magari data dagli otaku (I fan di anime e manga. Il termine e la sua accezione vengono discussi verso la fine del documentario) di oggi – l’unico esempio ci viene fornito da Goldy, cosplayer famoso a livello internazionale per i suoi elaborati costumi -.

Questo tipo di attività, come del resto riconosciuto anche nel documentario, ha visto di recente uno sviluppo esponenziale, merito soprattutto dell’influenza che negli ultimi anni ha avuto in Italia il fenomeno del/i fandom – comunità di appassionati che condividono un forte interesse per un determinato libro, film etc. Per esempio, quello della serie tv Supernatural è assai noto per la sua grande fedeltà nei confronti dello show, la cui riprova è l’annuale appuntamento con la JIB (Jus In Bello – la convention italiana interamente dedicata al telefilm) – e quindi forse più vicino alla generazione attuale.

Le più note in Italia: il Lucca Comics & Games, che ha luogo a cadenza annuale tra gli ultimi di ottobre e i primi di novembre a Lucca; il Romics, che si tiene due volte l’anno a Roma.

Per sapere di più sull’ultima edizione del Romics, rimandiamo all’articolo: Romics – Fandom a rapporto!

La parte del documentario che sicuramente provoca più nostalgia è il segmento dedicato alle sigle degli anime, alcune anche intonate dagli intervistati, come Lupin, Lulù L’Angelo tra i Fiori o Jeeg Robot D’Acciaio.

Ultimo argomento toccato, il regista Hayao Myazaki (Il Castello Errante di Howl, La Città Incantata), e quanto il suo lavoro abbia tanto influenzato il mondo del cinema e dell’animazione, quanto emozionato gli appassionati (e non!) di ogni età.

 Il film documentario offre una panoramica abbastanza ampia da parte dei lettori/spettatori degli anni ‘70/’80 e di quella che era la loro realtà, facendo anche un confronto con quella attuale.

Ci si trova davanti un prodotto abbastanza fruibile, di cui anche i meno appassionati possono tranquillamente godere.

Il montaggio delle interviste, intervallato da immagini riferite agli argomenti in questione, rende più dinamica la visione, evitando una caduta nel monotono.

Da fan di anime e manga – e della cultura dell’intrattenimento in generale – di età diversa dai protagonisti del documentario, non mi sono rispecchiata in determinate dichiarazioni o visioni qui espresse, mentre altre credo siano universalmente valide, a prescindere dai dati anagrafici.

Ma, opinioni personali a parte, concordo con il maestro: il mondo dell’intrattenimento della nostra infanzia ha generato ricordi insostituibili, e non è detto che l’età adulta non possa fare altrettanto.

Leggete, ascoltate, guardate, sognate. Film o cartoni, rock o pop, libri o fumetti, conta poco. L’importante è continuare.

Titolo: Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay
Regia, Montaggio, Fotografia, Post-produzione: Francesco Chiatante
Musiche originali: Simone Martino
Consulenza artistica: Fabio Anastasio Zucchi

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