50 anni e sentirli a giorni alterni

Le 50 primavere raccontate da Blandine Lenoir sono delicate e imperfette. Godono della gran prova attoriale di Agnes Jaoui e di un accattivante tono agrodolce, ma si spengono in una chiusa prevedibile e che non mantiene tutte le premesse emozionali.

Aurore si ritrova alle porte della menopausa e non sembra pronta ad affrontare i cambiamenti, biologici e mentali, che essa comporta.
Divisa tra un lavoro da cameriera in un locale di che ha appena cambiato gestione, due figlie (una delle quali avuta molto giovane e che sta per regalarle un nipotino) e un matrimonio finito, si sente costretta in una vita che le sfugge di mano.
A regalarle nuovo slancio ci pensa l’incontro fortuito con il suo primo amore, che aveva deciso di abbandonare quando il ragazzo si era dovuto trasferire in Germania. L’uomo però, ancora ferito dal comportamento di Aurore trent’anni prima, non è disposto ad aprirle facilmente e ancora una volta il cuore.

Il raggiungimento della boa dei cinquanta anni, con la conseguente evoluzione dei rapporti sociali e interpersonali a esso legata, è una tematica molto sentita e spesso riproposta dal cinema transalpino. Come già succedeva ad esempio in Quello che so di lei, distribuito nelle sale italiane durante la prima metà del 2017, spesso la tematica viene affrontata nelle tinte di una commedia agrodolce che assecondi la riflessione sul tempo che passa, sugli affetti che non ci sono più e su quelli che invece ci sono rimasti accanto, sul distacco derivante dalla maturità e sulla riscoperta della possibilità e del piacere di innamorarsi.
50 primavere, il cui titolo originale (e molto più intimo) recita semplicemente Aurore, non ha una vera storia da raccontare (almeno nel senso tradizionale del termine) ma si affida alla recitazione magistrale di una superba Agnes Jaoui per caratterizzare una donna che non si arrende all’inesorabile declino derivante dall’età che avanza.
Immerse in numerose situazioni dal variabile livello di comicità, alcune delle quali più riuscite di altre, vengono a galla le nevrosi e le paure della protagonista. La regista Blandine Lenoir riesce a tenere a bada il rischio di una deriva banalizzante e si muove con grazia e naturalezza tra le risa e il pianto, indirizzando ogni personaggio con una carezza piuttosto che ricorrendo a mano decisa, ma il quadro complessivo risulta disomogeneo e altalenante.
Pur non appesantendo la visione e limitandosi all’ottimale durata di novanta minuti, 50 primavere si evolve senza mantenere tutte le promesse che aveva snocciolato lungo il cammino, sedendosi sugli allori di un racconto di matrice romantica che finisce per spegnersi in una conclusione che stride per banalità e prevedibilità.
Se anche fosse plausibile che l’amore, quello vero, sia senza età e possa superare qualsiasi ostacolo, la melassa che purtroppo emerge dal lieto fine fa inclinare troppo la barra in favore dei piatti del dolce a discapito di quelli dell’agro. Un disequilibrio che lascia nel cuore una sensazione di incompletezza o, ancor meglio, di sfuggente incompiutezza rispetto alle premesse.
50 primavere è un film delicato e imperfetto che regala momenti di cinema intenso alternati ad altri meno ispirati. Godibile nel complesso ma non indimenticabile, se non per l’ispiratissima prova della sua esuberante attrice protagonista.

Titolo originale: Aurore
Nazionalità: Francia
Anno: 2017
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 89′
Regia
: Blandine Lenoir
Interpreti: Agnes Jaoui, Thibault de Montalembert, Pascale Arbillot
Sceneggiatura: Blandine Lenoir, Jean-Luc Gaget, Oceane Michel
Produzione: Antoine Rein, Fabrice Goldstein, Karé Production, France 3 Cinéma
Distribuzione
: BIM Distribuzione
Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Stephanie Araud
Musiche Originali: Bertrand Belin

Nelle sale italiane da giorno 21 Dicembre 2017

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