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Tuttapposto, articolo di "Emanuele Marconi" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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Il comico Roberto Lipari interpreta un omonimo studente universitario che inventa un’app per giudicare i vecchi “baroni” e rimettere “tuttapposto”. Tutti, nella nostra vita, abbiamo avuto a che fare con qualche raccomandato: qualcuno che supera un esame scolastico agevolmente, che vince un concorso a nostro discapito, che ottiene un ambito posto di lavoro, e migliaia …

Il potere, la rivoluzione e il virus

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Il comico Roberto Lipari interpreta un omonimo studente universitario che inventa un’app per giudicare i vecchi “baroni” e rimettere “tuttapposto”.

Tutti, nella nostra vita, abbiamo avuto a che fare con qualche raccomandato: qualcuno che supera un esame scolastico agevolmente, che vince un concorso a nostro discapito, che ottiene un ambito posto di lavoro, e migliaia di altri casi ancora.

Ecco, Tuttapposto è la storia di un raccomandato. Roberto (Lipari) è uno studente dell’(immaginaria) università siciliana di Borbona Sicula. Suo padre Ruggero (Luca Zingaretti) è il rettore dell’università e per questo i vari docenti – quasi tutti di cognome Mancuso – trattano Roberto con benevolenza e gli regalano ottimi voti agli esami. Ma c’è anche lo studente figlio del senatore, le ragazze costrette a scoprire il petto davanti al professore pervertito o, al contrario, a coprirsi al cospetto della rigida docente, il prof che promuove studenti dietro pagamento, quello assente da anni… In questo microcosmo di scorrettezze, arriva in Erasmus una studentessa russa che fornirà a Roberto la spinta(rella) giusta per cambiare quel sistema corrotto. Nascerà, così, “Tuttapposto”, un app che permette agli studenti di giudicare i professori e che modificherà inevitabilmente i rapporti di forza tra studenti e docenti.

La pellicola, rivela il regista Gianni Costantino (Ravanello Pallido), «vuole essere il ritratto allegorico di un intero Paese che basa tutto sulla raccomandazione, dove il concetto di meritocrazia è solo declamato ma non viene quasi mai messo in pratica». È il punto focale della commedia: mettere alla berlina il malcostume italiano – il sistema delle conoscenze, l’abuso di potere, il baronato, il nepotismo – centrando l’attenzione sul mondo universitario siciliano, i cui protagonisti – docenti e non solo – sono tratteggiati come caricature, il che rappresenta allo stesso tempo la forza e la debolezza del film. La forza, perché permette di insistere con più energia sull’aspetto comico; la debolezza, perché pone inevitabilmente un distacco tra la finzione e la realtà, confinando i personaggi al ruolo di macchiette piuttosto che di personalità credibili, a tutto tondo, o quantomeno di uomini con qualche sfaccettatura.

Dal punto di vista della comicità, Tuttapposto funziona discretamente: presenta una trama piuttosto densa che conduce con brio e gode di una buona vivacità, risentendo in maniera evidente degli echi della comicità cinematografica italiana recente, soprattutto siciliana (appare, infatti, un parente stretto de L’ora legale di Ficarra e Picone, sebbene quel film avesse certamente un maggiore spessore e una riflessione amara sulla società che Tuttapposto non sembra offrire).

Lo stesso Roberto Lipari – emerso negli anni in cui era nel cast di Colorado e qui anche sceneggiatore –, ha qualcosa che ricorda le modalità umoristiche di altri grandi comici capaci di sfondare sul grande schermo (il sicilianissimo Aldo Baglio, per esempio, ma anche il toscano Pieraccioni, nel personaggio dell’insicuro – che però, alla fine, riesce), ma è in grado di rielaborarle e di mostrare una propria identità, contraddistinta da originalità e buoni tempi comici.

Proprio come un’app che ogni tanto va in crash, non tutto, però, gira a perfezione: alcune interpretazioni non all’altezza, colpi di scena “chiamati”, attori un po’ limitati dalla parte e, dal punto di vista della morale, qualche dubbio sul vero cambiamento che la vicenda sembra proporre.

È interessante, da questo punto di vista, la riflessione dello stesso Lipari: «I professori che diventano onesti per paura di un brutto voto nell’applicazione rende il potere ridicolo e assume un sapore rivoluzionario. È forse questo il motivo principe per cui nasce questo film: raccontare una rivoluzione che funziona. Perché la visione “gattopardiana” della vita ci dice che non cambia mai niente. E oggi una rivoluzione sicuramente avrebbe la tecnologia come protagonista del cambiamento». In questo brevissimo ragionamento tocca molti dei punti chiave del film: le possibilità (rischiose) della tecnologia, la ridicolizzazione del potere, la sensazione di impotenza verso il cambiamento e, al contrario, il desiderio di rivoluzionare tutto, da cui derivano gli insistiti inviti a sperare, a non demordere, a credere in un futuro possibile ed etico.

Tutto bene, eppure qualcosa non torna perché, oltre ai vecchi “baroni”, anche in chi è fautore del cambiamento, serpeggia, subdolo e silenzioso, uno dei principali vizi dell’individuo contemporaneo: l’agire per convenienza.

Insomma, dagli organismi viventi così come dai dispositivi elettronici, non sempre è facile debellare i virus.

Titolo: Tuttapposto
Regista: Gianni Costantino
Sceneggiatura: Roberto Lipari, Ignazio Rosato, Paolo Pintacuda, Roberto Anelli, Gianni Costantino
Attori principali: Roberto Lipari, Luca Zingaretti, Monica Guerritore, Viktoriya Pisotska
Fotografia: Giuseppe Pignone
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Daniela Manzo
Costumi: Luigi Bonanno
Produzione: Tramp Ltd
Distribuzione: Medusa Film
Genere: Commedia
Durata: 90’
Uscita nelle sale italiane: 3 ottobre 2019

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