Solo: A Star Wars Story

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Doppia recensione dello spin-off dedicato a Han Solo.

Il ragazzo che volava tra le stelle
di Laura Silvestri

«Ho un gran bel presentimento»Han Solo

La nostra ultima incursione nel mondo fantascientifico di Star Wars ci riporta indietro nel tempo, quando un giovane e intraprendente ragazzo di strada non aveva ancora spiccato il volo.

Solo: A Star Wars Story è il secondo spin-off generato dalla saga madre dopo Rogue One, ed è l’origin story del furfante dal cuore d’oro Han Solo.

In una galassia lontana lontana, qualche anno prima degli eventi che hanno dato inizio a una delle saghe più amate del ventesimo secolo (e ormai anche oltre), un ancora poco noto Han Solo (Alden Ehrenreich) cerca di sopravvivere per le strade di Corellia.

Un passato difficile e un legame perduto conducono un riluttante e ancora acerbo Han ad arruolarsi all’accademia imperiale di Carida per avere la possibilità di diventare il pilota che ha sempre sognato di essere.

Il destino farà si che la sua strada si incontri/scontri con quella dell’Alba Cremisi, un’organizzazione criminale rinomata per la sua ferocia e spietatezza, caratteristiche incarnate principalmente dal magnetico Dryden Vos di Paul Bettany (Avengers, Legion).

Per evitare di divenirne il bersaglio, il giovane Solo si unirà a una crew composta da Beckett (Woody Harrelson), Qi’Ra (Emilia Clarke) e Lando Calrissian (Donald Glover), e assieme all’inseparabile Chewbacca (Joonas Suotamo) e al robot femminista L3-37 (Phoebe Waller-Bridge) si butterà a capofitto in una missione che sugellerà il loro fato, e segnerà inevitabilmente il corso degli eventi.

Subentrato a tre settimane dalla fine delle riprese per sostituire i registi precedentemente incaricati Phil Lord e Christopher Miller (The Lego Movie, 21 e 22 Jump Street), e dopo aver rigirato – si dice – quasi l’80% delle scene, Ron Howard (A Beautiful Mind, Il Codice Da Vinci) confeziona un solido blockbuster di cappa e spada, un western dai toni caldi e nostalgici, che riporta in auge il valore della componente “ordinaria” – si fa per dire – di Star Wars.

Non sono potenti Jedi tutt’uno con la Forza a risollevare le sorti dell’universo, ma (anti)eroi quotidiani che possono sì ricorrere a qualche espediente di altra natura, ma che al momento della resa dei conti dovranno far valere personalità, ingegno e coraggio per riuscire ad avere la meglio.

Tutte qualità che riscontriamo appieno nell’Han Solo di Alden Ehrenreich (Ave, Cesare!, L’Eccezione Alla Regola), classe 1989, qui alla sua prova del 9 come attore e interprete di uno dei personaggi più iconici della pop culture.

Raccogliere il testimone da Harrison Ford sembrava un’impresa impossibile, date anche le dicerie che circolavano fino a pochi mesi fa che lo volevano grandemente in difficoltà nell’appropriarsi del personaggio.

Ma Ehrenreich ha dimostrato di sapere il fatto suo, e di saper cogliere lo spirito del personaggio, aggiungendovi strati e sfumature che non fanno che aumentare il nostro apprezzamento nei confronti del malandrino del trio originale.

Coro di approvazione anche per i comprimari di Solo, tra i quali spicca prepotentemente la carismatica resa di un giovane Lando Calrissian da parte di Donald Glover (Atlanta, Spider-Man Homecoming) attore, sceneggiatore, produttore e comico americano – noto anche in campo musicale con lo pseudonimo di Childish Gambino-.

Menzione d’onore andrebbe poi all’astronave più amata di sempre – unica rivale, forse, l’Enterprise di Star Strek -, il Millennium Falcon, visto che questa sarebbe, in fondo, un po’ anche la sua di origin story.

Tra citazioni intersaga e canonizzazioni inaspettate, l’impronta di Lawrence Kasdan (Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora, I Predatori Dell’Arca Perduta) sulla sceneggiatura si fa più che mai evidente, dimostrando, ancora una volta, di essere il più resiliente filo conduttore nell’universo di Guerre Stellari.

In barba ai detrattori, Solo: A Star Wars Story non è il prequel/spin-off che viene visto e poi dimenticato il minuto successivo; le avventure del giovane Han riescono a ricavarsi un posticino nei cuori degli appassionati – anche dei più scettici – facendoli salire al bordo del Falcon e preparandoli al prossimo salto nell’iperspazio.

Ce la faremo in 10 parsec, questa volta?

Solo: A Star Wars Story sarà al cinema dal 23 Maggio.

Curiosità

  • Il ruolo di Beckett, mentore di Han nel film, sarebbe potuto andare a Christian Bale (Batman Begins). In ultimo, come abbiamo visto, ad avere la meglio è stato Woody Harrelson.
  • Ci sono voluti diciotto anni per l’approdo di Ron Howard in “una galassia lontana lontana”: Howard fu uno dei tre registi (assieme a Spielberg e Zemeckis) che George Lucas contattò per dirigere La Minaccia Fantasma, e che rifiutò l’offerta. Curiosamente, Howard è anche l’unico regista di un film di Star Wars ad aver vinto un Oscar.
  • Tra i papabili attori per l’iconico ruolo di Han Solo vi erano anche Taron Egerton (Kingsman), Miles Teller (Whiplash), Ansel Egort (Baby Driver), Dave Franco (The Disaster Artist), Logan Lerman (Percy Jackson), Scott Eastwood (Overdrive), Jack O’Connel (Unbroken), Blake Jenner (Tutti Vogliono Qualcosa) e Emory Cohen (Brooklyn). Ehrenreich fu il primo a essere provinato, e fece talmente una buona impressione ai registi, che alla fine venne preferito a tutti gli altri.
  • Josh Trank (Chronicles, Fantastic 4) fu ingaggiato come regista del secondo film antologico della saga– all’epoca non era ancora stato stabilito il soggetto, anche se si vociferava potesse essere il cacciatore di taglie Boba Fett – ma a causa dei deludenti risultati de I Fantastici 4, si allontanò dal progetto.
  • Michael Kenneth Williams (12 Anni Schiavo) avrebbe dovuto interpretare il ruolo – o almeno una sua iterazione – che è poi stato ricoperto da Paul Bettany nella versione definitiva diretta da Howard. Williams, infatti, non è riuscito a conciliare i tempi dei reshooting con altri suoi impegni precedentemente presi, e si è reso necessario trovare un altro attore per la parte.

Alla deriva nello spazio
di Edoardo Ribaldone

Quest’ennesimo capitolo della serie fantascientifica creata da George Lucas nel 1977 è solo lungo, noioso e prolisso giocattolo cinematografico.

La trama narra di come Han, nato nel mondo senza legge di Corellia, dove ha imparato a pilotare un’astronave e ha conosciuto la sua ragazza Qi’ra, iniziò l’attività di contrabbandiere prima di trovarsi ferito sul pianeta deserto di Tatooine.

Questo in sintesi il soggetto del film, l’ultimo episodio di una serie ormai interminabile, dove il giova ne Han Solo passa da spiritoso autista spaziale, spalla del protagonista Luke Skywalker, a protagonista indiscusso dell’opera che attraverso le prove che dovrà sopportare compirà il suo processo di maturazione. Come Rouge one del 2016, così Solo anticipa ed esplica alcuni passaggi di Star wars: Episodio IV- Una nuova speranza. Qui, Han incontrata il suo amico Chewbacca e pilota per la prima volta il Millennium Falcon; ma a differenza del più riuscito Rouge one, Solo si compiace di evoluzioni mirabolanti (ma nulla che non si sia già visto, anche meglio, nei capitoli precedenti) dell’astronave fra le stelle, facendolo somigliare più ad un videogioco che ad un film. Per il resto, il regista fa spostare il protagonista insieme all’amico (lo scimmione Chewbecca, che più che simpatia suscita ilarità nello spettatore) da un pianeta all’altro. L’antagonista Dryden Vos, inoltre, nulla possiede del carisma e del fascino malvagio di Dart Fener né convoglia alcun senso di minaccia e di paura, e somiglia piuttosto ad un dei meno riusciti cattivi degli ultimi film di un’altra serie che pare destinata a proseguire in eterno come James Bond. Riempire due ore e un quarto di evoluzioni spaziali, interminabili duelli fra buoni e cattivi e battute opinabili si rivela impresa ardua anche per un esperto delle grandi produzioni hollywoodiane come Ron Howar, cui non basta l’abbondanza del mezzi messi a disposizione dalla casa di produzione (la Lucasfilm, ovviamente, finanziatrice di tutti gli episodi della serie dal primo all’ultimo) per costruire una trama, o semplicemente scene ancora capaci, oltre quarant’anni dopo l’uscita di Guerre Stellari ed un numero incalcolabile di seguiti e anticipazioni varie, di coinvolgere o almeno stupire lo spettatore, che ormai sa già che cosa attendersi da un film consimile. D’altronde, la politica del franchise attuata dalle grandi case di produzione d’oltreoceano, impone di sfruttare commercialmente fino all’esaurimento della pazienza   (o almeno dell’interesse del pubblico) un serie che ha inizialmente riscosso successo: si pensi, in tempi più recenti, a quanto avvenuto con Harry Potter e Twilight e, in ambito televisivo, col Trono di spade. In particolare,nella serie di Guerre stellari, si cercano trama che scavino nel passato dei personaggi, ne rivelino gli aspetti nascosti e spieghino come sono divenuti quello che sono ricostruendone i punti salienti che ne hanno forgiato la personalità. Il tutto con un dispendio finanche eccessivo di effetti speciali, spesso-come in questo caso- volti a sopperire i vuoti di sceneggiatura e i molti momenti di stanchezza che affliggono l’opera. Si tratta sovente, e quest’ultimo episodio non fa eccezione di opere che nulla aggiungono a quanto già rivelato nei primi capitoli e valgono piuttosto a soddisfare la curiosità morbosa di un settore di pubblico (a quanto pare piuttosto ampio) che vuol conoscere fin nel dettaglio l’esistenza dei personaggi che animano la serie. Gli appassionati potranno forse non rimanere delusi dall’ennesima riproposizione di temi, situazioni, ambientazione e personaggi già conosciuti negli ultimi quarant’anni; chi invece non rientra nel novero, è meglio che si astenga, visto che , per usare un’espressione colloquiale, l’unica finalità di questo film sembra quella di battere cassa, ovvero di sfruttare commercialmente una serie le cui potenzialità appaiono esaurite.

Titolo originale: Solo: A Star Wars Story
Regia: Ron Howard
Soggetto e sceneggiatura: Jonathan e Lawrence Kasdan, dai personaggi creati da George Lucas
Fotografia: Bradford Young
Montaggio: Pietro Scalia
Musica: John Powell
Scenografia: Neil Lamont
Costumi: David Crossman, Glyn Dillon
Interpreti: Alden Ehrenreich, Joonas Suotamo, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Phoebe Waller-Bridge, Paul Bettany, Jon Favreau, Linda Hunt, Ian Kenny, Anna Francolini, Andrew Woodall
Prodotto da Simon Emanuel, Kathleen Kennedy, Allison Shearmur
Genere: fantascienza
Durata: 135′
Origine: Stati Uniti
Anno: 2018

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