La battaglia di Hacksaw Ridge

La battaglia di Hacksaw Ridge

La battaglia di Hacksaw Ridge, articolo di "Edoardo Ribaldone" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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La battaglia di Hacksaw Ridge
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Tra film bellico e mélo, un elogio della libertà e della tolleranza americane espresso nei modi della tradizione hollywoodiana classica. Dopo la fanciullezza trascorsa in Virginia negli anni della Depressione, il giovane Desmond  Doss viene richiamato alle armi per combattere contro ai giapponesi nel Pacifico. La sua indole pacifista e le sue convinzioni morali e …

Il quinto comandamento

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Tra film bellico e mélo, un elogio della libertà e della tolleranza americane espresso nei modi della tradizione hollywoodiana classica.

Dopo la fanciullezza trascorsa in Virginia negli anni della Depressione, il giovane Desmond  Doss viene richiamato alle armi per combattere contro ai giapponesi nel Pacifico. La sua indole pacifista e le sue convinzioni morali e religiose lo metteranno in urto coi superiori e i commilitoni, prima che questi comprendano come anche un obiettore di coscienza possa contribuire allo sforzo bellico del suo paese.

Tutto, dalla regia alla fotografia alle interpretazioni, rimanda al cinema hollywoodiano classico, nel cui solco dall’inizio alla fine il film si muove. Vuol essere insieme un grande spettacolo capace d’intrattenere il pubblico più vasto e indifferenziato e insieme un’occasione per riflettere sui principi morali del protagonista e su come possano essere tollerati dall’esercito di cui è al servizio e più in generale dal suo paese in guerra. In linea con la logica narrativa e la coerenza cui è improntata questa tradizione cinematografica, la sceneggiatura si premura di chiarire fin da subito l’origine delle convinzioni etiche di Desmond: le prime scene mostrano infatti il protagonista a contatto con la violenza, non bellica ma domestica. Desmond rischia infatti di uccidere il fratello  minore e quest’esperienza, unita alla fede religiosa della madre, plasma la mentalità del giovane tanto da fargli rifiutare di compiere qualunque atto ostile verso il prossimo. Tempo dopo, il protagonista si troverà a salvare un uomo investito da una macchina e ciò gli consentirà d’incontrare la sua futura moglie, l’infermiera Dorothy, a sua volta devota ad aiutare il prossimo. Grazie alla sua frequentazione, il giovane apprende le nozioni di medicina che gli torneranno utili quando dovrà curare i commilitoni feriti. Tali premesse si configurano dunque come essenziali per comprendere l’atteggiamento di Desmond quando, ormai adulto, viene chiamato al fronte: nell’ottica del cinema classico, cui questo film s’ispira, valgono appunto a motivare l’atteggiamento e le decisioni del personaggio e si rivelano dunque fondamentali ai fini della chiarezza narrativa, cardine intorno al quale questo cinema ruota. Anche nel finale, il contenuto di un dialogo fra Desmond e un commilitone confermerà una volta di più come il rifiuto del protagonista d’imbracciare le armi sia dovuto alla violenza conosciuta nel nucleo familiare durante l’infanzia. Fede religiosa e rifiuto della violenza lo emarginano però dagli altri soldati: Desmond rifiuta infatti di portare le armi e di allenarsi al sabato (in quanto seguace della chiesa avventista del settimo giorno, i cui precetti  impongono una completa astensione da ogni attività al sabato). A questo punto, il contrasto coi superiori, nella persona del sergente Howell, e coi commilitoni si acuisce sempre di più e il giovane viene processato. È a quest’altezza che si pone l’interrogativo alla base del film: può un individuo rifiutare di ubbidire alle leggi del suo paese perché in contrasto con la sua coscienza? A tale domanda il film risponde positivamente: Desmond riesce a non abdicare alle sue convinzioni e insieme a combattere al servizio del paese di cui è figlio. È un obiettore di coscienza e insieme un patriota, tanto da merita la medaglia al valore dal presidente Truman. Questi i temi squadernati dal film: non certo nuovi e nemmeno facile trattazione. Il regista avrà senz’altro tenuto a mente Gli anni spezzati di Peter Weir, di cui è stato protagonista e i non pochi film bellici americani degli ultimi anni, da Salvate il soldato Ryan di Spielberg a Flags of our fathers e Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwoood a La sottile linea rossa di Terrence Malick. Non mancano riferimenti nemmeno a Full Metal Jacket, specie nel personaggio del sergente burbero che maltratta e insulta le reclute. Il film tesse dunque un elogio della libertà e della tolleranza proprie della cultura americana, che permette ai cittadini (americani, ovviamente) di rendere un servigio al proprio paese senza mortificare le proprie convinzioni morali e religiose: tutti devono fare la guerra, ma ognuno è libero di farla a modo suo, questo sembra essere l’assunto del film. Non a caso, se i personaggi americani, principali e secondari, sono tutti provvisti di una ben delineata personalità, a cominciare ovviamente dal protagonista, i giapponesi sono invece una massa indistinta priva d’individualità e costituiscono una semplice macchina bellica. La libertà e la tolleranza, nell’articolazione manichea del film, si collocano da una parte sola: non a caso, quella vincente. In linea con quanto sopra s’accennava sulla filiazione del film dalla tradizione del cinema classico, non manca, accanto all’intreccio principale incentrato sulla guerra e sul modo di combatterla del protagonista, un intreccio secondario di natura sentimentale, che invariabilmente prevede la formazione di un nuova coppia, quella formata appunto da Desmond e Dorothy.

Titolo originale: Hacksaw Ridge
Regia: Mel Gibson
Soggetto e sceneggiatura: Robert Schenkkan, Andrew Knight
Fotografia: Simon Duggan
Montaggio: John Gilbert
Musica: Rupert Gregson-Williams
Scenografia: Barry Robinson
Costumi: Lizzy Gardiner
Interpreti: Andrew Garfield, Richard Pyros, Jacob Warner, Milo Gibson, Darcy Bryce, Roman Guerriero, James Lugton, Kasia Stelmach, Hugo Weaving, Rachel Griffiths
Prodotto da Terry Benedict, Paul Currie
Genere: bellico
Durata: 139′
Origine: Australia/Stati Uniti
Anno: 2016

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