Il traditore

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Il traditore, articolo di "Alessandro Alfieri" su Persinsala
sabato , 19 Ottobre 2019
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Nelle sale di tutta Italia Il traditore di Marco Bellocchio, film che rilancia il dibattito sulla mafia nel contesto della cultura popolare. Marco Bellocchio è uno dei grandi nomi del cinema d’autore ancora in attività, una testimonianza vivente delle trasformazioni che la settima arte ha attraversato nel corso dei vari decenni a partire dagli anni …

I tradimenti del cinema alle prese con la nuova serialità

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Nelle sale di tutta Italia Il traditore di Marco Bellocchio, film che rilancia il dibattito sulla mafia nel contesto della cultura popolare.

Marco Bellocchio è uno dei grandi nomi del cinema d’autore ancora in attività, una testimonianza vivente delle trasformazioni che la settima arte ha attraversato nel corso dei vari decenni a partire dagli anni Sessanta. Un autore di tale livello non è mai stato insensibile ai mutamenti dell’immaginario nel corso della sua carriera: il suo stesso stile si è rinnovato continuamente a partire dai contesti sociali, spesso flirtando con domande e temi delicati che vengono riletti e affrontati in maniera eretica e blasfema. Il rapporto con le grandi questioni della storia contemporanea è uno dei fulcri dell’opera bellocchiana: alcune delle pagine più terribili della storia italiana diventano nel cinema di Bellocchio il materiale per una sperimentazione estetica e concettuale, rilanciando e complicando interrogativi di ordine analitico e morale che sono sempre all’agguato quando si toccano temi come il terrorismo politico, il fascismo e la mafia. Appunto, la mafia, o sarebbe meglio specificare Cosa Nostra, che è al centro di Il traditore, film accolto calorosamente a Cannes che presenta un Pierfrancesco Favino ottimo nei panni del pentito Tommaso Buscetta.

L’attrazione del film si basa sulla tendenza fascinatoria degli ultimi anni, sviluppata in particolar modo nell’ambito della nuova serialità narrativa, in merito di crime story e “storie di mafia”; in questo il film testimonia la necessità del cinema di rinnovarsi a partire dal linguaggio seriale, che proprio negli ultimi anni ha soppiantato il cinema in termini di ridefinizione dell’immaginario. Non è un caso che il film, in buona parte, è l’opera non solo di Marco Bellocchio bensì della sceneggiatrice Ludovica Rampoldi (una delle più significative autrici di Gomorra). Proprio le parti che sembrano ammiccare maggiormente alla nuova serialità, soprattutto la prima, da un lato sono le più riuscite, dall’altro però attestano come probabilmente anche questa storia, così grande, così complessa, probabilmente avrebbe meritato un ciclo di episodi (evitando così le accelerazioni repentine del film, e le conseguenti semplificazioni di ordine storico-morale). Le incursioni oniriche bellocchiane sono come fuori posto, mentre sfugge del tutto il senso dell’accurata operazione registica di alternanza di materiali documentari autentici e ricostruzioni fedelissime per inquadrature e dialoghi dei processi. La perizia tecnica e visiva è encomiabile, così come il ritmo delle scene che scandisce in maniera blasfema ma intrigante il rapporto di stima reciproca, se non addirittura amicizia, tra Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta. Il film è un’opera riuscita, affascinante, ma come fu per Romanzo Criminale sembra quasi annunciare una produzione seriale in grado di scavare maggiormente sulle fasi cruciali della storia di Cosa Nostra, anche per affrontare l’accusa (prevedibile quanto giustificata per certi versi) di insistere troppo su una fantomatica distinzione tra “mafia buona” e “mafia cattiva”. A questa mistificazione ha contribuito soprattutto l’immaginario cinematografico dai temi di Il padrino, e riemerge oggi in varie series: da un lato non vorremmo che lo strumento per rilanciare il gusto del pubblico sia quello del cinismo del politicamente scorretto, perché il terreno soprattutto oggi è irto di pericoli. Forse, a tradire è anche quel cinema ormai condannato a inseguire inadeguatamente il successo delle narrazioni seriali.

Titolo originale: Il traditore
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo, Francesco La Licata
Attori principali: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Candido, Fabrizio Ferracane, Fausto Russo Alesi, Luigi Lo Cascio, Luigi Lo Cascio, Nicola Calì, Giovanni Calcagno
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Nicola Piovani
Prodotto da IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Dstribution
Durata: 135′

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