Cosa dirà la gente

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Presentata ai Festival di Toronto e di Bari, l’opera seconda di Iram Haq racconta della parzialità dei dilemmi morali e di come alcune storie d’amore siano impossibilitate a fiorire. Pur con le sue imperfezioni, gode dell’ottima interpretazione degli attori protagonisti e si tiene alla larga dalla trita estetica da festival indipendente.

Nisha è una sedicenne che vive divisa tra due mondi. La sua famiglia, di origini pakistane, si è trasferita in Europa e, dopo una parentesi tedesca, si è stanziata in Norvegia senza pero abbandonare le tradizioni della terra natia. Essendo cresciuta in occidente però, la ragazza è diventata una normalissima adolescente norvegese.
Le due realtà, già difficilmente conciliabili, esplodono quando il padre la sorprende in atteggiamenti intimi col suo ragazzo. I genitori decidono quindi di rapirla e portarla in Pakistan per rimetterla in riga e magari trovarle un marito ligio alla tradizione.
Nisha, poco incline a essere soggiogata e totalmente estranea alla cultura del paese, è costretta ad adattarsi finché non sarà, forse, il momento di tornare a casa.

La maggior parte delle storie assume forma definitiva quando filtrata attraverso un punto di vista. L’oggettività assoluta, per quanto possa essere inseguita e soprattutto quando la vicenda raccontata si ispira alle esperienze dirette di chi l’ha scritta, non potrà mai essere portata a schermo con impeccabile compiutezza.
L’adolescenza di Iram Haq, regista norvegese di origini pakistane al suo secondo lungometraggio, non è stata così dissimile da quella di Nisha. Anche lei ha vissuto sulla propria pelle il conflitto insanabile di due culture ed è stata rapita e segregata in Pakistan per diciotto mesi.
Cosa dirà la gente non vuole essere un racconto a senso unico su una figlia martirizzata e privata di ogni libertà e sui suoi crudeli genitori orchi. Pur prendendo posizione in merito alla questione, va alla ricerca di una risposta, spogliandosi di ogni possibile retorica, alla domanda che aleggia durante tutta la pellicola: in una situazione del genere, cosa sarebbe stato giusto e cosa sbagliato? Può esistere una scala di valori assoluta? La giustizia sarà sempre filtrata dal retaggio del bagaglio intellettuale nel quale ogni uomo ha sviluppato il proprio senso morale.
Il film si fa quindi vettore di una storia d’amore generazionale che fin da principio dimostra l’impossibilità di un lieto fine conciliatorio. Il concetto stesso di amore assume connotati, significati e premesse troppo differenti. Per l’adulto esso si può esplicitare nell’atto di proteggere la virtù della figlia dagli assalti di una società estranea alla propria cultura, quand’anche ciò significasse perpetrare un rapimento o combinare un matrimonio. Per la ragazza l’amore è realizzazione e libertà di scelta in piena autodeterminazione senza l’influenza delle aspettative degli altri.
Pur non sempre all’altezza delle premesse (e promesse) ideologiche e sociali, Cosa dirà la gente si tiene alla larga dalla trita estetica da festival indipendente e gode dell’ottima interpretazione di Maria Mozhdah nei panni di Nisha. Il giovane talento norvegese (anche’essa di origini pakistane) porta in scena un conflitto credibile sia nella sua sfaccettatura interiore che in quella che la vede legata al padre (interpretato da un combattuto e credibile Adil Hussain) da un affetto viscerale ma su posizioni antitetiche rispetto alle idee che egli cerca di inculcarle.
Lo stacco brutale tra l’innevata metropoli scandinava e l’afoso villaggio pakistano rende l’idea dello spaesamento della protagonista e della profonda rivoluzione cui la sua vita verrà assoggettata, sebbene la narrazione risulti a tratti farraginosa e tenda a servirsi del dettaglio piuttosto che dell’evento scatenante per portare avanti la propria tesi di fondo.
Cosa dirà la gente, nella sua immediatezza e pur screziato da imperfezioni, è uno spaccato intenso e coinvolgente. Racconta di una aberrante normalità in cui le urla di una donna rimangono inascoltate alle orecchie della società, ma la sua presa di posizione non affetta giudizi né cerca lo scontro per partito preso.

Titolo originale: Hva vil folk si
Nazionalità: Norvegia, Germania, Svezia
Anno: 2017
Genere: Drammatico
Durata: 106′
Regia
: Iram Haq
Interpreti: Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha, Jannat Zubair Rahmani, Lalit Parimoo
Sceneggiatura: Iram Haq
Produzione
: Mer Film, Rohfilm Factory GmbH, Zentropa Sweden
Distribuzione: Lucky Red, 3 Marys
Fotografia: Nadim Carlsen
Montaggio:
Anne Osterund
Scenografia:
Ann kristin Talleraas, Vintee Bansal

Nelle sale italiane da giorno 3 Maggio 2018

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