Arrivederci Professore

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Arrivederci Professore, articolo di "Emanuele Marconi" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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Johnny Depp lascia il segno con un personaggio stravagante, tra irrisione e commozione, che riflette sul senso della vita nell’incombenza della morte. Richard (Johnny Depp), professore universitario di lettere, riceve la notizia che nessuno vorrebbe mai sentire: essere vicino alla morte. Il tumore in corso è in fase avanzata e il medico gli diagnostica sei …

Divertimento e profondità per un Carpe diem “dissoluto”

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Johnny Depp lascia il segno con un personaggio stravagante, tra irrisione e commozione, che riflette sul senso della vita nell’incombenza della morte.

Richard (Johnny Depp), professore universitario di lettere, riceve la notizia che nessuno vorrebbe mai sentire: essere vicino alla morte. Il tumore in corso è in fase avanzata e il medico gli diagnostica sei mesi di vita. Richard decide quindi di liberarsi da qualsiasi convenzione e di provare esperienze nuove, abbandonandosi perfino a condotte immorali e a piaceri ben poco virtuosi, ma dovrà fare i conti col suo presente, col suo passato – vissuto e non vissuto – e con le difficoltà di comunicare la notizia. Saprà però spiegare ai suoi studenti la lezione principale: vivere appieno la vita.

È una sorta di professor Keating meno poetico e più dissoluto quello interpretato da un ispiratissimo Johnny Depp. Se, infatti, ne L’attimo fuggente il personaggio interpretato da Robin Williams sfidava le rigidità del sistema d’istruzione contemporaneo e le convenzioni della società avvicinando i propri studenti alla letteratura e insegnando loro ad essere liberi pensatori, il Richard di Depp, sfrontato, dedito ai vizi, finanche impertinente, mostra certamente meno delicatezza ma, in un certo senso, intende trasmettere ai propri alunni un messaggio molto simile: cogliere l’attimo, seguire la propria strada, non cedere alla mediocrità, vivere la vita fintanto che c’è. Perché la morte può essere dietro l’angolo e conviene non farsi trovare impreparati all’incontro.

Il professore interpretato da Depp è un personaggio stravagante, ironico e struggente allo stesso tempo, certamente molto intenso, smarrito a causa dell’incombenza della morte, costretto a fare i conti con i propri errori e fallimenti, incapace talvolta di scegliere (da non perdere l’eccellente sequenza finale), eppure coraggioso, saggio quando serve, attraente, capace di dedicarsi agli studenti volenterosi (per gli altri “non ha più tempo da perdere”) e a impartire loro efficaci insegnamenti di vita. Richard alterna momenti di brio ed estrosità, ad altri di chiusura e difficoltà interiore. Da rimarcare è sicuramente la capacità del film di affrontare, appunto, la difficoltà di alcuni temi profondi e complicati con leggerezza, quasi col sorriso sulle labbra, trasmettendo forse inconsciamente un consiglio utile.

Perché, in fin dei conti, Arrivederci professore può essere letto come un film sulle difficoltà dell’esistenza: la difficoltà di vivere, di morire, di gestire le relazioni interpersonali, di esprimere un sentimento o comunicare una notizia – quella della malattia, nello specifico –, di dire addio a una vita solo parzialmente vissuta (riecco il Carpe diem del professor Keating/Williams).

Non a caso il film si intitolava inizialmente Richard Says Goodbye, tre parole che individuavano in maniera puntuale la necessità – e complessità – da parte del professore di dire addio a tante cose: addio alle regole, alle convenzioni, a famigliari e conoscenti, alla vita. Il titolo italiano, invece, desta qualche perplessità perché ribalta la prospettiva, contrastando con l’assoluta centralità del personaggio all’interno della pellicola (mantenuta invece col titolo originale definitivo The Professor).

La figura del protagonista è talmente ricca e sfaccettata da reggere da sola l’impianto di un film che, per la verità, mostra una trama tutt’altro che fitta e che non offre ai personaggi di contorno – e alle relative vicende – una reale evoluzione.

È piuttosto una pellicola che vive di “quadri”, ovvero di sequenze significative e intense, spesso condite con dialoghi o monologhi di assoluto valore, pregni di significato e capaci di agitare le menti degli spettatori con interessanti riflessioni sull’esistenza. Sono scene che equivalgono ai più importanti paragrafi di un libro. Il film, infatti, ha la struttura di un romanzo: è diviso in capitoli e, all’interno di ognuno di esso, si trovano proprio quelle sequenze estremamente dense di contenuti, ciascuna delle quali mostra l’essenza di una relazione, di un sentimento, di un’emozione, e lascia qualche questione aperta, come il senso profondo dell’amicizia, la pienezza dell’amore, la fiducia verso i giovani, la paura della morte.

Perché, nonostante tutto, la morte è sempre lì dietro l’angolo e attende al varco. Il divertimento di Arrivederci Professore va di pari passo con il senso incombente di fine, che riduce progressivamente la leggerezza del racconto. A metà film, durante una sequenza che ha il sapore di una resa dei conti, si sente il suono delle campane a morto: è un confine, un promemoria, un avviso.

Ci ricorda della brevità dell’esistenza e ci insegna – è lo spunto principale che il film lascia – ad accettare la morte come compagna di vita. Anzi, ci suggerisce di non dimenticare di averla al nostro fianco durante il viaggio, perché è il modo migliore per gustarne ogni attimo.

Titolo: Arrivederci Professore
Regista: Wayne Roberts
Sceneggiatura: Wayne Roberts
Attori principali: Johnny Depp, Rosemarie DeWitt, Danny Huston, Zoey Deutch
Fotografia: Tim Orr
Montaggio: Sabine Emiliani
Musiche: Bryce Dessner, Aaron Dessner
Produzione: Global Road Entertainment, Automatik Entertainment, Infinitum Nihil
Distribuzione: Notorious Pictures
Genere: drammatico
Durata: 90’
Uscita nelle sale italiane: 20 giugno 2019

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