Ancora un giorno

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Ancora un giorno, articolo di "Michele Parrinello" su Persinsala
sabato , 19 Ottobre 2019
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Adattamento del libro omonimo di Ryszard Kapuściński, quest’ibrido animazione-documentario (vincitore di un European Films Award) ha il coraggio di affrontare tematiche universali e porsi profondi dilemmi morali, riuscendo al contempo a non scivolare nella retorica o nella propaganda. Angola, 1975. Il Portogallo si ritira definitivamente dalla gemma della sua corona coloniale africana e mancano pochi …

Impotenti di fronte alla barbarie della guerra

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Adattamento del libro omonimo di Ryszard Kapuściński, quest’ibrido animazione-documentario (vincitore di un European Films Award) ha il coraggio di affrontare tematiche universali e porsi profondi dilemmi morali, riuscendo al contempo a non scivolare nella retorica o nella propaganda.

Angola, 1975. Il Portogallo si ritira definitivamente dalla gemma della sua corona coloniale africana e mancano pochi giorni alla dichiarazione d’indipendenza.
Ryszard Kapuściński, cronista polacco che tutti a Luanda chiamano Ricardo, non ha intenzione di tornare in patria malgrado l’inasprirsi del conflitto tra le forze appoggiate dall’URSS e quelle sovvenzionate dagli Stati Uniti.
Si spinge a sud, verso il fronte, per raccontare di prima mano gli orrori della guerra e la verità sui massacri perpetrati sul campo di battaglia. Tra bande di militari e gruppi di sbandati, vuole raggiungere il generale Farrusco, ultimo baluardo che si oppone all’avanzata delle truppe filoccidentali.

Ancora un giorno è un ibrido di generi che intreccia narrazione animata e documentario. Commistione sviluppatasi nell’ultimo decennio e generalmente poco nota al grande pubblico, nel caso specifico viene declinata adattando il libro omonimo di Kapuściński in un racconto che permette di rivivere le peripezie vissute dal giornalista in Angola, intervallato da interviste e testimonianze degli uomini che lo affiancarono durante quel viaggio all’inferno.
La pellicola di Raùl de la Fuente e Damian Nenow costruisce una commistione più profonda, che si lascia alle spalle il piano esclusivamente stilistico per veicolare un sottotesto ricco di spunti di riflessione. Cos’è davvero la guerra e chi ne paga il prezzo più alto? Si può raccontare un conflitto dall’interno e mantenere un distacco oggettivo? La sola presenza di un giornalista sul campo di battaglia modifica il corso degli eventi? E se sì, quanto questa eventualità può essere considerata accettabile per chi dovrebbe limitarsi a osservare?
La storia professionale di Kapuściński racconta di missioni in decine di paesi colpiti da carestie, guerre civili e conflitti internazionali tra gli anni settanta e il duemila, documentate in più di trenta libri e centinaia di articoli. Spesso il giornalista polacco si è interrogato sulle risposte e su come esse potessero convivere con il codice di condotta che dovrebbe regolare e guidare la vita dei cronisti di guerra. Le risposte non potranno mai essere universali, legati a doppio filo troppe sensibilità personali, ma Ricardo indica la via che gli ha permesso di non essere dilaniato dal conflitto interiore.
Catapultato nella città ormai fantasma di Luanda, futura capitale dell’Angola, con i suoi palazzoni abbandonati, le auto incendiate in mezzo alla strada, volantini di propaganda lanciati dagli aerei, sirene di ambulanze e mezzi dell’esercito, nonché gli immancabili appelli alla difesa della nascente patria angolana dagli attacchi degli imperialisti, stringe amicizia con la popolazione locale e si ritrova sballottato in quella che i nativi chiamano “confusão”. Un concetto che diventa filo conduttore, impossibile da tradurre riducendolo a una semplice confusione: è spaesamento, perdizione, assenza di punti di riferimento e, non ultima, impossibilità di salvezza da un circolo vizioso che finisce inevitabilmente per schiacciare chi si ribella e assorbire tutto il resto in un turbine inarrestabile.
Un caos dal quale emergono stelle solitarie, come il sorriso della guerrigliera Carlota, 20 anni e un sogno; o l’idealismo del paracadutista portoghese Farrusco che ha rinnegato il passato per unirsi alla causa dopo aver assistito a massacri indiscriminati di donne e bambini. O ancora ragazzi che imbracciano fucili con la falsa promessa di un’istruzione mentre le grandi potenze allungano i tentacoli su una terra di petrolio e ricchezze, al sicuro nelle torri di vetro delle loro civiltà autoproclamatesi superiori.
A uno sguardo superficiale Ancora un giorno potrebbe apparire come una pellicola di propaganda. In realtà la questione angolana, declinata secondo quello che sarebbe stato conosciuto come il fronte cubano, ha la forza di un’universalità che travalica gli schieramenti. La sua animazione schietta, cruda, a tratti cruenta, esaspera la violenza e piega ogni asserto morale a uno spettacolo in cui finiscono per trovare spazio solo incubi surreali, proiettili e cadaveri. In fondo, la vera essenza di ogni guerra.

Titolo originale: Another Day of Life
Nazionalità: Polonia, Spagna, Germania, Belgio, Ungheria
Anno: 2018
Genere: Animazione, Documentario
Durata: 85′
Regia
: Raùl de la Fuente, Damian Nenow
Sceneggiatura: Raùl de la Fuente, Amaia Remirez, Niall Johnson (Adattamento dell’omonimo libro di Ryszard Kapuściński)
Animazioni: Rafał Wojtunik, Rafał Kidziński, Dominik Wawrzyniak
Montaggio: Raùl de la Fuente
Fotografia: Raùl de la Fuente, Gorga Gomez Andreu
Produzione
: Jaroslaw Sawko, Amaia Remirez, Platige Films, Kanaki Films
Distribuzione: I Wonder Pictures
Colonna Sonora: Mikel Salas

Nelle sale italiane da giorno 25 Aprile 2019

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