Libro autoprodotto da Laura Mancini, Spicchi, non decolla mai e, anzi, delude.

Costretto su un letto di ospedale a lavorare, mi sono ritrovato a leggere il libro di Laura Mancini, Spicchi.

Un insieme di racconti che si legge tutto d’un fiato e che alla fine – senza un particolare impegno ma giusto per passare il tempo – si rivela un diario spesso calendarizzato, che si aggiunge ai tanti già presenti nelle librerie.

Del resto, in epoca di Grande Fratello, sarebbe difficile per la letteratura non subire il fascino del voyerismo di maniera con piccoli scorci di storie e pensieri banali intravisti dal buco della serratura.

Un ritratto che vorrebbe essere l’immagine personale della fine di un percorso o l’inizio di una nuova vita attraverso scuola, lavoro precario, primi incontri e relazioni, viaggi e vacanze; in breve, il tentativo di ricreare lo stato d’animo della protagonista che scade in un’inutile ripetitività. A livello linguistico, la scrittura è semplicistica, veloce, spesso si riduce al racconto scolastico di fatti privi di consequenzialità e fini a se stessi.

Anche la descrizione del disagio della nuova generazione di laureati in cerca di primo lavoro non ha né la profondità di una analisi autentica né la leggerezza di un feuilleton. Per chi non ami particolarmente De Carlo o Mazzantini, rimane l’amaro di non trovare nelle pagine una certa riflessione su quanto accade alla narratrice – che indaghi le ragioni vere della situazione che sta vivendo, dove apparentemente tutto è alla portata di chi ha le capacità per svolgere un certo lavoro e creare rapporti per soddisfare i propri sogni-bisogni.

Fatto che andrebbe raccontato ai milioni di disoccupati oggi presenti in Italia e nei Paesi Ocse: probabilmente tutti degli incapaci.

Fa specie infine il diario della vacanza finale che forse si ispira a quello di Che Guevara in Bolivia ma che, a differenza delle tragiche note su cibo, acqua e armi per sopravvivere, riporta fatti di indubbia gravità come il ritardo di un traghetto.

La copertina di un arancio brillante rimanda al titolo e all’immagine di un melone maturo, dove colori e sapori rendono ancora più stridenti l’acerbo del contenuto.

Spicchi
Racconti brevi di Laura Mancini
Libro pubblicato dall’autrice
copertina rigida
copyright giugno 2010
pagine 185
l’autrice è utente del sito: ilmiolibro.it

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