È uscito il libro scritto da alcuni reclusi della Casa di Reclusione di Massa, Impariamo a Volare! Racconti e poesie dall’isola del naufragio. Frutto del laboratorio di scrittura creativa diretto da Costantino Paolicchi, il volume vira tra note epiche e liriche.

Quando si recensisce un libro o un lavoro teatrale di un non professionista, si tende a utilizzare parametri più contenutistici o che prendono in considerazione gli intenti, piuttosto che la resa stilistica. Impariamo a Volare! fa eccezione perché in ogni autore l’impronta particolare ha dato forma specifica al racconto (o alla poesia), spesso ma non sempre autobiografico.
L’Aspromonte come infanzia, appartenenza, ricordo – individuale e collettivo – culla e crogiolo di tradizioni e costumi fa da sfondo – assurgendo nel sottotesto a protagonista – ai racconti (Una fredda mattina di gennaio e altri) di Salvatore Iemma. Nelle sue pagine il forte filo conduttore geografico gli permette di dispiegarsi in un’epopea sulle origini, le radici del proprio essere, che si ritrova spesso negli autori latino-americani e in quei cineasti – da Tornatore a De Niro – che hanno sentito il bisogno, a un certo punto del loro percorso umano e artistico, di tornare nel paese di provenienza o nel quartiere di periferia della propria infanzia per raccontare e raccontarsi. Un fluire denso e, a tratti, lirico, che trasforma il frammento in parte di un mosaico, come nel capolavoro Vista del amanecer en el trópico di Guillermo Cabrera Infante sulla sua Cuba.
Cambio di prospettiva geografica. Napoli assurge a protagonista assoluta nella prosa poetica di Domenico Tarantino (Il mio paese). Un urlo disperato d’amore verso la propria città, un urlo che nemmeno la violenza e l’abbandono da parte dei più può soffocare. La si ama perché è tutto: tradizioni, amicizie, passioni e conoscenze, fuse in un intreccio indissolubile.
Il prato delle farfalle di Sandro Franciosi è in primis un dialogo di matrice filosofica, dove i personaggi sono espedienti narrativi che permettono all’autore di affrontare temi economici e politici pregnanti. Al di là del mito rousseauiano (o new age) di ritorno alla natura, a una vita vissuta con ritmi più umani, è l’incontro del protagonista con il proprio alter ego a permettere il confronto, che è il fulcro – interessante e ben argomentato – della narrazione.
I racconti di Mal Matar (Nel mio villaggio in Senegal e A casa della nonna) hanno in sé la bellezza della scoperta di un mondo – che si crede di conoscere solo perché si è parte di una globalizzazione che appiattisce contenuti e differenze. L’Africa che si respira in queste pagine è terra tuttora lontana e misteriosa che si dispiega nei ricordi dell’autore, il quale trasforma se stesso e la propria famiglia in paradigmi di un universo di senso altro. Chi è il migrante? Oltre lo stereotipo, si scopre l’essere umano con una storia personale e un vissuto di comunità, tradizioni e modi di intendere, valori, sogni e necessità, che la nostra educazione eurocentrica stenta a concepire. Nel merito, si respira fortemente il senso dell’appartenenza etnica che dà sicurezza all’individuo in quanto si considera parte di una fratellanza, all’interno del gruppo atavicamente legato. Una maggiore libertà dai modelli sintattico-grammaticali dell’italiano standard, una mezcla linguistica che sostenga il fluire orale proprio di altre culture, darebbero una nota ulteriore di poesia.
Aiutatemi a cambiare, di Massimiliano Ottonello, ha decisi accenti post-modernisti. Frammenti di vita vissuta, emozioni personalissime, dati di fatto asettici e pensieri lancinanti si fondono in un ritratto di vita kafkiano, che lascia l’amaro in bocca. Perché la mancanza di happy ending non è, purtroppo, vezzo letterario. Nella sua poesia, Gocce, Ottonello raggiunge una perfetta sintesi che, in poche righe, racchiude le emozioni di un presente che non appartiene all’individuo e di un futuro che pare altrettanto utopico del volo del Gabbiano Jonathan Livingston. Mentre in Compagno ergastolano, vibra la denuncia – lecita e umanissima – del fine pena mai.
Speculare al racconto di Ottonello, Noi, i ragazzi di via Parini, di Mario Salvati, che vi tratteggia la sua esperienza autobiografica. Il confronto tra i due autori finisce qui perché il piglio, in questo caso, è decisamente realistico e il vissuto personale, proprio della periferia milanese negli anni Settanta e Ottanta, si allarga fino a includere il ritratto di un’intera generazione. Un racconto avvincente che non scade mai nella retorica dell’epopea criminale, ma tratteggia con profonda onestà quanto sia facile inoltrarsi su una strada che, se imboccata, rischia di diventare a senso unico.
La tossicodipendenza, come altre problematiche sociali, è affrontata con uno sguardo obliquo nel racconto di Vincenzo Solimando (Il diario di Antonella); mentre è l’ultimo saluto a chi si ama il fulcro de Il migliore addio di Stefano Vannucci. Questo è solo l’inizio di Gianluigi Bisaccia è un incipit sia al libro che alla propria esistenza, e forse anche a un racconto più lungo che tratteggi quello che è seguito alla prima, devastante perdita infantile. Momenti personali ma che possono rispecchiarsi senza soluzione di continuità nel vissuto di chiunque.
E infine, La piccola sognatrice, di Loris Cometto, un delizioso racconto per bambini che, grazie alla molteplicità dei piani di lettura, può essere d’esempio anche per gli adulti – insieme favola e parabola.
Un bel libro, scorrevole e piacevole, ricco di contenuti e interessante anche dal punto di vista stilistico, dove l’unica nota stonata, forse, restano quei post-scriptum un po’ retorici o moralistici che non aggiungono nulla alla bellezza e completezza dei racconti.

Impariamo a Volare!
Racconti e poesie dall’isola del naufragio
AA.VV.
Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, maggio 2016
212 pagine

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