Il Teatro della felicità

Pubblicato nel 2018, Marco Martinelli. Un drammaturgo corsaro è un libro dal forte impianto didattico, prezioso per studenti e studiosi di storia del teatro, ricco di citazioni e rimandi – mai spuri o pretenziosi bensì utili a diversificare il discorso e a illuminare i passaggi; che si giova di una scrittura cristallina, semplice e, quindi, comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ma mai semplicistica.

Scelta, questa, che rende il volume adatto a un pubblico più ampio, dal giovane drammaturgo che voglia approfondire l’universo delle Albe ai cittadini/attori della trilogia dantesca fino agli studenti della non-scuola, ovvero a tutti coloro che potrebbero voler capire meglio il proprio ruolo all’interno della scrittura scenica e del percorso umano, pedagogico e artistico di Marco Martinelli.
Del libro si apprezza, quindi, la scorrevolezza unita a una panoramica vasta sui lavori delle Albe, e soprattutto la capacità di dare coesione ai tanti interventi scelti dall’autrice e in grado di restituire una pluralità di voci insieme significanti e significative. In altre parole, Pesce sembra dialogare con ciascun critico o personaggio citato, rispettandone l’unicità e originalità, ma costruendo insieme a ognuno, e a tutti loro, una visione d’insieme fortemente unitaria e personale – in questo, quasi rispecchiando le dinamiche proprie del drammaturgo/dramaturg Martinelli nei confronti dei suoi compagni d’avventura, ossia i membri, nei diversi ruoli, del Teatro delle Albe (uno tra gli elementi più interessanti su cui costruisce il proprio discorso l’autrice).
Validi anche i tanti spunti critici che Maria Dolores Pesce interpone e che chiariscono la sua propria visione del teatro (o dei teatri, come li definiremmo noi). Vedasi, ad esempio, la contrapposizione tra teatro come messa in vita (termine proprio di Martinelli ormai entrato largamente in uso) e “l’inverno dell’abbandono e del tradimento in nome del mercato e del museo”; oppure la sua calzante interpretazione del “teatro della felicità”; e ancora, il passaggio sulla “contingenza delle migrazioni che la nostra ‘avara’ contemporaneità ha deturpato da movimento attivo e positiva mescolanza di vite ad impulso di morte” (giudizio che sottoscriviamo in pieno). E infine, sempre su questo tema, quanto mai urgente, il richiamo a Pier Paolo Pasolini che denunciava la “nostra contemporaneità consumistica pronta a cedere la propria libertà a chi sbraita ‘sicurezza’ e sembra garantire quell’egoismo proprietario che ci sta man mano uccidendo”. Spunti, questi, non autoreferenziali ma, al contrario, utili a far comprendere la filosofia politttttttica di Marco Martinelli (per la spiegazione delle 7 t, in particolare, rimandiamo direttamente al libro) – base della sua prassi drammaturgica, registica e umana; ma altresì determinanti per delineare il percorso critico e le scelte ideologiche ed estetiche dell’autrice – e tali da favorire un dialogo in profondità, autentico e sincero con il lettore.
Nella dettagliata disamina delle opere scritte e/o dirette da Martinelli, raccolte in una serie di macrocategorie di ordine etico ed estetico, emergono vari spunti e approfondimenti volti a decostruire le opere così da renderle oggetti visitabili sotto altri punti di vista, come scatole cinesi che si aprano al gioco (un to play che si rinnova dal testo alla scena o, in questo caso, dalla pagina all’esperienza come spettatori). Fra tutti, troviamo particolarmente intriganti i capitoli dedicati al grottesco, a quella forma che – anche secondo noi – riesce a rendere, nei lavori delle Albe, la tragica disperazione della presa di coscienza di questa nostra realtà, sublimandola attraverso il brutto, per restituire infine una tensione verso la bellezza, mai astratta ma portatrice valoriale (la bellezza che salverà il mondo, come abbiamo indicato anche noi, recentemente, in Utopie teatrali per città invisibili, articolo dedicato, non a caso, all’esperienza di Marco Martinelli nello slum di Kibera).
Chicca finale, la voce di Ermanna Montanari, complice e musa di Marco Martinelli fin dagli esordi, dai tempi asinini, che squarcia con il breve racconto – spudoratamente sincero – dell’impasse creativa vissuta nei giorni clou dell’elaborazione di Fedeli d’Amore, il velo su un fare/disfare/rifare che si specchia mirabilmente nelle pagine di disamina, destrutturazione e ricomposizione di Maria Dolores Pesce.
Ovviamente non anticiperemo né assunti né conclusioni perché il libro merita di essere letto e, nel tempo, consultato a fronte delle proprie, future incursioni nell’universo poetico e scenico di Marco Martinelli e del Teatro delle Albe.

Marco Martinelli.
Un Drammaturgo Corsaro
di Maria Dolores Pesce
Editoria & Spettacolo, 2018
202 pagine
Euro 17.00

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