Roberta Bonazza

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Roberta Bonazza, articolo di "Gianni Barchiesi" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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[nggallery id=15] Negli ultimi dieci anni sono tante le sale cinematografiche italiane che si sono trovate a dover chiudere definitivamente la loro attività di proiezione. Questo, che piaccia o meno, è sicuramente è il segno dei tempi. Sicuramente tale fenomeno numero tenderà ad aumentare i suoi numeri quando, tra non molto tempo, molte altre piccole …

Un nuovo futuro per le sale cinematografiche italiane dismesse

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Negli ultimi dieci anni sono tante le sale cinematografiche italiane che si sono trovate a dover chiudere definitivamente la loro attività di proiezione. Questo, che piaccia o meno, è sicuramente è il segno dei tempi. Sicuramente tale fenomeno numero tenderà ad aumentare i suoi numeri quando, tra non molto tempo, molte altre piccole sale locali si perderanno per strada a causa dell’attuale switch-over, anticamera dell’obbligatoria digitalizzazione che sarà attiva da gennaio 2014.

In questa cornice va inserita e osservata l’attività di OLD CINEMA, creatura pensata, voluta e animata da Ambra Craighero e Roberta Bonazza, che si sono adoperate – grazie anche al sostegno delle istituzioni – per documentare questo processo di dismissione dell’attività “proiezionistica” (anche con la presentazione di progetti di esposizione fotografica e di un documentario mostrato durante la 69° mostra del Cinema di Venezia) e – soprattutto – per inaugurare la rinascita di questi stessi spazi, recuperati con l’intenzione di trasformarli in “incubatori culturali”, punti di riferimenti per le realtà sociali del loro territorio di riferimento.

Oltre all’instancabile lavoro delle due animatrici principali, vale la pena ricordare che OLD CINEMA ha trovato il sostegno di personalità eminenti del mondo del cinema, quali Tornatore, Scola, Morricone, Cavani e la Wertmuller.
Per questo, vi riportiamo una nostra intervista proprio a Roberta Bonazza (e vi rimandiamo, per qualsiasi altra informazione, al sito ufficiale www.oldcinema.it).

Cos’è e come nasce OLD CINEMA?
Roberta Bonazza: «Old Cinema è nato nel 2011 come primo progetto nazionale per la ricerca, la documentazione e la riqualificazione dei cinema “perduti” ed è stato presentato in anteprima alla 69ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Il tutto è partito in Trentino dall’incontro tra me – che mi occupo di progettazione culturale – e Ambra Craighero, fotogiornalista che già da tempo immortalava per passione vecchi cinema abbandonati. Ci siamo chieste che fine avevano fatto le tante sale disseminate nelle le città e nelle province. Il progetto è stata la risposta a questo interrogativo. Il Trentino ha accettato la sfida e così è partito il progetto pilota nazionale con la realizzazione di un docufilm presentato nella giornata inaugurale, alla presenza del regista Giuseppe Tornatore, che fin dagli inizi ha creduto nel valore culturale dell’iniziativa. Il tema si presta a una lettura a più livelli ed è ciò che stanno dimostrando i molti contatti che abbiamo ricevuto e che vanno dal ricordo nostalgico dello spettatore che ha sognato in sala, alla rabbia del gestore che ha dovuto chiudere, fino al recupero di materiale e a interrogativi più contemporanei come quelli che sollecitate voi in questa intervista».

Che cosa si intende con l’espressione “incubatori culturali”, escludendo l’analogia con “la cultura incubata come un virus”?
R. B.: «Beh, è molto efficace l’immagine di un contagio culturale positivo che può avvenire dentro un luogo tutt’altro che asettico, com’era un tempo la sala cinematografica. Certo siamo consapevoli che quel luogo non c’è più e non pensiamo sia possibile tornare indietro, bensì rimettere in campo temi attualissimi come l’educazione alla visione, la funzione sociale dei luoghi, la trasformazione tecnologica. In questi termini Old Cinema è un incubatore aperto a istituzioni culturali, esperti della materia, architetti, storici del cinema. Molto si sta già muovendo: in Trentino il docufilm sulle sale perdute è in tour sul territorio; in Lazio, in Lombardia, in Veneto e in Sicilia stiamo costruendo i gruppi di lavoro regionali di Old Cinema. E già stiamo lavorando per l’evento di restituzione del 2013 in Trentino».

Per un progetto di incubazione culturale, oggi, la piccola realtà locale non può rappresentare una sorta di autolimitazione, in un mondo un cui la produzione di documenti e opere è apparentemente accessibile in maniera più rapida grazie a Internet?
R. B.: «Proprio la rarefazione dei luoghi, sostituiti dall’universo senza pareti della rete, rende interessante la valorizzazione di un luogo reale – mi riferisco al “Lab” Old Cinema costituito all’interno dell’ex cinema Impero – di Arco, in Trentino, risalente al 1912 – che, proprio per il suo significato architettonico, trova motivo di esistere. È la traccia “muraria”, l’indizio che ha condotto il viaggio sul campo alla ricerca delle vecchie sale per fotografare la trasformazione e mappare la situazione attuale. Il fenomeno del boom economico ha fagocitato silenziosamente la miriade di cinematografi confondendoli nel paesaggio insieme alle storie inghiottite nel buio totale, non più reso vivo dal fascio di luce del grande schermo. In questi termini ogni luogo ritrovato ha un suo valore e un suo linguaggio nel raccontarsi indipendentemente dalle dimensioni. È altrettanto evidente che il tempo di espressione di quel luogo – attraverso incontri, contenuti, proiezioni – è diverso e più lento rispetto all’immediatezza della rete, ma con implicazioni diverse: cambia lo sguardo delle persone nei guardare e riconoscere uno spazio collettivo. È un luogo reale, ma soprattutto è un tempo di sedimentazione».

Se volete proporre un modello alternativo di luogo per la socializzazione e la crescita culturale, state tenendo conto dei rapidissimi mutamenti (social network, etc.) del settore e come intendete proporvi nell’ambito?
R. B.: «Con un approccio “virale”, Old Cinema si struttura come piattaforma trasversale, che mette in rete e in comunicazione tra loro i saperi sugli old cinemas, creando così il primo network nazionale sul tema fatto di istituzioni pubbliche e private, aziende, operatori, università, studiosi, artisti, cittadini. Crediamo fortemente nell’importanza della rete, il nostro sito www.oldcinema.it, è lo strumento che stiamo ottimizzando affinché – in parallelo al lavoro sul campo – diventi il luogo di maggiore scambio di informazioni e documenti sull’argomento. Entro fine anno sarà possibile registrarsi e caricare foto e storie di vecchie sale da cinema, aprire un dibattito sul tema e creare così un luogo che comprenda i saperi fino a ora frammentati nelle diverse realtà regionali».

Il modello della piccola sala. Può spiegarci la sua importanza nell’evoluzione socio-culturale italiana?
R. B.: «È lo stesso linguaggio cinematografico che ne parla, basta guardare Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Nitrato d’argento di Marco Ferreri, Splendor di Ettore Scola per capire l’importanza della sala da cinema come luogo di incontro, di accoglienza, di svago, di trasgressione. Tutti andavano al cinema e il cinema era parte della quotidianità delle persone. Le storie che abbiamo raccolto nel docufilm sono esemplari: dalla signora che vi andava con la legna sottobraccio per contribuire al funzionamento della stufa del vecchio cinema di montagna, a chi si portava «un’aletta di pollo» avvolta in un tovagliolo per cenare mentre guardava il film, fino ai tanti amori nati nel buio della sala. Oggi, tutto questo avviene nelle case delle persone davanti alla televisione».

Quanto è importante avere degli sponsor celebri come Tornatore, Morricone e Scola, nell’opera di sensibilizzazione degli enti e delle persone a cui vi rivolgete?
R. B.: «Più che la parola sponsor userei il temine “sostegno intellettuale”: elemento determinante quando si parte per un’impresa. Significa avere una direzione comune, comprendere il valore di un percorso. Il che è un combustibile eccezionale per portare avanti un progetto e noi lo abbiamo trovato fin dal primo incontro con Giuseppe Tornatore, persona straordinaria che ci ha dato fiducia e che ha creduto nel valore culturale della ricerca. In questa misura è certamente importante, per dare forza a un’idea, per farla respirare. Poi c’è un grande lavoro da fare, che è quello di dare forma all’idea. Un lavoro che abbiamo fatto e che stiamo facendo con uno staff di valenti collaboratori: Cristina Gattamorta, responsabile della comunicazione; Luciano Stoffella, videomaker e coautore del docufilm Alla ricerca delle sale perdute; Guilherme Aquino, giornalista e videomaker».

Quali sono le ambizioni per il futuro? Le realtà sociali e le istituzioni già esistenti sono di aiuto nella realizzazione del vostro progetto?
R. B.: «Dalla dimensione locale a quella nazionale, l’obiettivo è di creare una sinergia virtuosa tra i gruppi di lavoro Old Cinema da noi coordinati per ricostruire un mosaico di saperi e di luoghi che restituiscano un volto composito su questo tema. A partire dalla Lombardia, prossimo territorio protagonista di ricerche e progetti. In Trentino abbiamo trovato da subito delle collaborazioni utilissime per il lavoro: la Fondazione del Museo Storico, che ha messo a disposizione una ricerca inedita sulle vecchie sale; l’Assessorato alla cultura della Provincia autonoma di Trento; i comuni di Arco e Riva del Garda; l’Amsa; il Mart; il MAG; e con loro il preziosissimo supporto culturale di Luce, Cinecittà, Museo Guttuso di Bagheria, Fondazione del Vittoriale degli Italiani, Anec. L’obiettivo è il recupero di un immenso patrimonio immateriale, sommerso, e la riapertura di almeno 20 sale, una per ogni regione. Una cosa è certa: l’avventura Old Cinema prosegue e avrà una seconda edizione nel 2013 per aggiornarvi su nuovi “ritrovamenti”».

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