Oggi, 14 luglio di 100 anni addietro (nel 1910) nasceva a Melrose, nel New Mexico, il regista e produttore statunitense William Hanna (morì di cancro a North Hollywood in California il 22 marzo del 2001), che è stato – insieme a Joseph Barbera – il creatore di alcuni protagonisti dei cartoni animati rimasti immortali nell’immaginario di diverse generazioni di bambini di tutto il mondo; tra questi: Tom & Jerry, Braccobaldo Bau e l’Orso Yoghi.

Vissuto in una famiglia di origini irlandesi (in cui tutti condividevano rossi capelli), “Bill” Hanna si mosse tantissimo a causa del lavoro del padre (si stabilirono infine in California nel 1919); dopo aver studiato giornalismo e ingegneria al Compton City College, nel 1930 abbandonò tutto per dedicarsi all’animazione.

Era soggettista e animatore presso la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), quando nel 1938 incontrò Barbera, dando inizio a un lungo felice sodalizio che fece la fortuna del settore fumetti della MGM e che consentì la produzione di una grande quantità di cortometraggi di successo (in 20 anni, più di 200 furono quelli della serie di Tom & Jerry). Barbera era l’autore, Hanna il regista e il creatore delle animazioni, e poiché Hanna aveva la passione per la musica (suonava il sassofono) compose anche alcune musiche per i suoi lungometraggi (suo è il tema dei “The Flintstones“). Da adulto Hanna fu un entusiasta scoutmaster nei Boy Scouts, che amò sin da bambino. Nel 1936 sposò Violet Blanch Wogatzke ed ebbe due figli e sette nipoti.

I due artisti lavorarono insieme alla MGM sino al 1957, anno in cui il settore “cartoons” fu chiuso; decisero allora di fondare la loro casa di produzione “Hanna & Barbera”, con studio a Hollywood, che si estese tanto da avere più di 800 dipendenti fissi, da stipulare più di 4.500 contratti e da produrre più di 3000 show televisivi d’animazione della durata di mezz’ora.

Partendo dagli insuperabili modelli disneyani, allo scopo di mantenere bassi i costi di produzione, ebbero l’intuito di semplificare le tecniche d’animazione (per i loro cortometraggi progettarono un disegno bidimensionale molto semplice, usarono in modo uniforme i colori senza sfumature, e idearono una “animazione limitata”): non diminuì però la qualità del prodotto, che anzi incantava proprio per l’elementarità e la stilizzazione. Hanna e Barbera furono tra i primi a utilizzare un archivio computerizzato dei movimenti base di ogni personaggio, così da non doverli ridisegnare ogni volta.

Tra il 1940 e il 1958, con le avventure di Tom e Jerry, furono nominati 13 volte e vinsero sette Oscar; si aggiudicarono numerosi altri premi e nel 1976 furono inseriti come «Stelle» nella Hollywood Walk of Fame. Sperimentarono anche la contaminazione tra il disegno animato e l’interpretazione degli attori in carne ed ossa: brillante fu il risultato di “Due marinai e una ragazza” (1945) di G. Sidney con Frank Sinatra e Gene Kelly, e di un episodio del film “Trittico d’amore” (1956) di G. Kelly che vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. E Tom e Jerry furono «guest star» in diversi altri film della MGM.

Nonostante tutto, negli anni ’80 furono costretti a cedere la Hanna & Barbera al gruppo Taft Entertainment, rimanendo però a capo della compagnia sino al 1991 (i costi sempre più alti delle serie animate avevano provocato problemi economici e si era fatta sentire sempre più feroce la concorrenza dei più semplici cartoon giapponesi).

Il maggior successo commerciale di Hanna e Barbera è senz’altro la serie di “Tom & Jerry” (nata nel 1940 e ripresa negli anni ’80, col doppiaggio italiano di Franco Latini e Isa Di Marzio): Tom è un gatto domestico egoista e aggressivo (ma in fondo uno stupidotto) mentre Gerry è un minuscolo e astuto topolino d’appartamento che riesce sempre ad averla vinta, e i due nemici-amici spesso si coalizzano di fronte a un nemico comune in avventure ricche di dinamismo e non prive di un certo grado di violenza.

Ma come dimenticare gli altri protagonisti: l’intrepido Braccobaldo Bau (Huckleberry Hound) (nato nel 1958 e doppiato in italiano da Renzo Palmer): un cane ingenuo e pasticcione ma educato e cordiale che canticchia sempre «O mia cara, o mia cara Clementina!», al quale capitano tante comiche disavventure; o il tenero Orso Yoghi (Yogi Bear) (nato nel 1961 e doppiato in italiano dal simpatico Francesco Mulè): un intelligente e golosissimo orso bruno che, insieme all’inseparabile e succube orsetto Bubu, ruba i cestini dei turisti nel parco di Jellystone inseguito da Ranger Smith e coinvolto in gaie avventure; o Gli Antenati (The Flinstones) (nati nel 1960): gli originali e sorprendenti abitanti dell’età della pietra Fred e Wilma che, insieme con gli amici Barney e Betty, vivono nella cittadina di Bedrock e sono portatori di tutti i tic della tipica famiglia americana (amano le automobili a pedali, usano i dinosauri come aeroplani, hanno creature preistoriche come animali domestici, e adoperano tanti altri marchingegni divertentissimi); o La pantera Rosa (The Pink Panther) del 1964, o Scooby Doo (nato nel 1969 ma ancora attualissimo e inserito nel Guinness dei primati per il maggior numero di episodi prodotti): un grosso e simpatico alano parlante che con la sua gang costituita da quattro simpatici ragazzi è in grado di risolvere tanti misteri soprannaturali e di vivere molteplici storie con fantasmi, vampiri, zombi e invasori alieni.

E infine come non citare i Puffi (Schtroumpfs), i piccoli gnomi blu – creati come personaggi secondari da Pierre Culliford, detto Peyo, e comparsi a puntate negli anni ’60 sul “Corriere dei piccoli” – portati alla fama da Hanna e Barbera nei primi anni ’80 e mai tramontati (vinsero numerosi premi Emmy). Nel 1996, con l’aiuto dello scrittore Tom Ito di Los Angeles, Hanna scrisse un’interessante autobiografia.

I cartoon di Hanna e Barbera sono stati per decenni gli unici rivali dei cartoni animati di Walt Disney e sono divenuti vere e proprie icone culturali, amate in America e nel mondo, apparse in molti film e libri, ispiratrici di giocattoli e gadget (si presume che le serie abbiano raggiunto più di 300 milioni di persone e che siano state tradotte in più di 20 lingue).

Nonostante le numerose differenze di carattere (Hanna era semplice e riservato, mentre Barbera era più mondano e amava frequentare i divi di Hollywood), i due artisti andarono d’amore e d’accordo per più di cinquant’anni; disse Barbera: «Noi ci comprendiamo l’un l’altro perfettamente, e ciascuno di noi ha un profondo rispetto per il lavoro dell’altro».

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