Picciotti si diventa

Esce per la collana Le Stanze dell’editore palermitano LEIMA Il vurricatore. Storie di uomini e di mafia, un racconto che viaggia sul labile confine tra fiction e realtà per narrare una piccola e nel contempo immensa vicenda di mafia. Per dimostrare che sull’argomento non c’è fantasia più efficace della verità.

I.M.D., prima di essere l’autore (criptato in acronimo) di questo breve e intenso romanzo, è sovrintendente della Polizia di Stato, lavora nella sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo e ha partecipato agli arresti di numerosi latitanti, non ultimo Bernardo Provenzano. È un uomo che sa quello che scrive, dunque, un uomo prima ancora che uno sbirro, per citare il titolo di una sua opera precedente, 100% sbirro, che gli è valsa anche un premio letterario. Non a caso la parola “uomini” precede la parola “mafia” nel sottotitolo de Il vurricatore, ed è infatti questa la priorità che il lettore percepisce nettamente e profondamente: indagare l’umanità e le sue derive, le pieghe misteriose e insondabili dell’animo, che talvolta conducono ad azioni e a scelte inammissibili per un’etica universale che paiono invece naturali e inevitabili secondo un codice sociale.
Ma questo filosofeggiare è proprio di chi scrive ora, non di I.M.D. che non va tanto per il sottile con la brutale concretezza dell’esistenza, e preferisce raccontare apertamente azioni e avvenimenti più che indugiare su vaghe speculazioni. L’effetto è tagliente e immediato, e mentre si legge si ha come l’impressione di capire ogni tacito movente dei fatti narrati, nessuno escluso.
Il vurricatore, per dirla con Sciascia, è «una storia semplice»: c’è un giovane bello e ambizioso, Lillino, in un paesino della Sicilia fatto di duro lavoro, di pomeriggi sonnolenti e regolari “messe a posto”, ovvero il sistematico pagamento del pizzo alla mafia. Lillino lavora nell’azienda del padre, come pure i due fratelli maggiori. Ma la florida attività perde quota negli anni Novanta e di fronte alle difficoltà emerse Lillino sente che la fatica e il sacrificio – soprattutto se il loro esito è incerto – non fanno per lui, e chiede di essere assunto dalla famiglia mafiosa di riferimento del territorio in cui vive. Comincia così la sua carriera al fianco del boss Don Vicè Salamone. Ma Lillino non si trasforma in un licantropo, nossignore. Rimane il ragazzo, poi uomo, che era prima, innamorato della vita e delle donne, desideroso di una vita prospera e tranquilla, pur sapendo di aver perso ogni speranza di ottenerla, dopo l’affiliazione. Come pure umani, con le loro stanchezze, le preoccupazioni e le ambizioni sono gli uomini della sezione Catturandi che lavorano ogni giorno contro la mafia, per stanare latitanti e incastrare criminali. E proprio nel descrivere le loro operazioni l’autore consegna un elemento del tutto originale alla letteratura di genere scritta finora sull’argomento: il resoconto delle strategie della Catturandi, dei metodi utilizzati dalle forze dell’ordine per monitorare, intercettare e seguire i boss e i loro uomini al fine di realizzare blitz e arresti. Un aspetto, questo, sempre secondario nei romanzi di mafia, dove gli autori, in quanto prevalentemente scrittori e narratori, e non tecnici del “settore”, indugiano più sulle dinamiche “folkloristiche” dei mafiosi e di Cosa Nostra che sull’impegno reale dei loro osteggiatori.
Ne risulta una scrittura stringente e asciutta, aggrappata a una trama perfettamente equilibrata e avvincente (proprio perché ispirata alla realtà, senza il compiacimento dell’invenzione fine a se stessa), con il solo rammarico di essersi sviluppata in modo troppo rapido, a formare un racconto lungo, o romanzo breve, mentre l’aspettativa appassionata di chi legge lo vorrebbe più articolato e robusto, perché il piacere duri più a lungo.

Il vurricatore. Storie di uomini e di mafia
di I.M.D.
LEIMA edizioni – Palermo
Euro 12.00
pagine 155

 

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