Spike Jonze

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Spike Jonze, articolo di "Sabrina De Feudis" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019

Spike Jonze
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Il Festival del Cinema rappresenta la migliore occasione per conoscere più da vicino registi come Spike Jonze. L’autore del film Her, in concorso per il Marc’Aurelio, già ampiamente apprezzato da pubblico e critica, si è lasciato intervistare da giornalisti e fan questo pomeriggio, durante una conferenza stampa a cui noi di Persinsala eravamo presenti e …

Spike Jonze si racconta al Festival del Cinema di Roma

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Il Festival del Cinema rappresenta la migliore occasione per conoscere più da vicino registi come Spike Jonze. L’autore del film Her, in concorso per il Marc’Aurelio, già ampiamente apprezzato da pubblico e critica, si è lasciato intervistare da giornalisti e fan questo pomeriggio, durante una conferenza stampa a cui noi di Persinsala eravamo presenti e che riportiamo, per conoscere attraverso le sue parole uno dei più acclamati registi del momento.

Osservandolo sembra risiedere in lui l’ingenuità e l’immaginazione, tipica dei bambini, forse è proprio questo l’elemento che rendere così creativi e geniali i suoi lavori.

Ci parli del suo ultimo film?
Spike Jonze: «Abbiamo scritto questo film pensando al rapporto che oggi ci lega alla tecnologia, a volte troppo presente nelle nostre vite, volendo ricreare quel bisogno d’intimità. I set di questo film hanno ricostruito un senso d’intimità che noi tutti abbiamo condiviso. Cercando di ignorare la velocità della comunicazione e del mondo circostante che, troppo spesso, pervade le nostre vite».

Guardando i suoi film sembra come se chiedesse ai suoi attori di spogliarsi da ogni tipo di vanità..
S.J : «Tutti gli attori vogliono scomparire nei propri personaggi e accettano di farlo, semplicemente. Ho parlato del film per circa un anno con Joaquin Phoenix, di ciò che desideravo da lui. Gli ho chiesto di aprirsi e mostrare la propria intimità e l’ha fatto nel modo più naturale possibile».

Come ha iniziato la sua carriera?
S.J: «Io e i miei amici siamo cresciuti con le telecamere, erano gli anni in cui ognuno di noi ne usava una. Ho incominciato a fare video sui miei amici, non importava dove venissero collocate queste immagini, l’importante era catturarle».

La sua transizione dai video musicali al cinema ha indotto negli addetti al settore speranza o preoccupazione?
S.J: «Forse un po’ di preoccupazione c’era, ma io mi concentravo sui personaggi e sulle performance degli attori, non c’era bisogno di altro».

Lei ha usato nei suoi lavori maschere di animali perché lo fa? Forse per entrare in empatia con il pubblico?
S.J: «Non ho una risposta per questo, mi piacciono semplicemente le maschere e adoro i burattini».

A volte sembra che la sua creatività assomigli a quella dei bambini, qual è il metodo per raggiungerla?
S.J: «Quando i bambini arrivano nel nostro mondo, tutto li è nuovo, si trovano di fronte alle nostre convenzioni ed è affascinante vedere come esplorano e reagiscono a tutto questo, è una continua evoluzione».

Ci dica qualcosa di questa voce, presente nel film Her, chiamata Samantha?
S.J: «Anche lei come i bambini è nuova in questo mondo. Ha una grande intelligenza e una mente agilissima, ma non conosce le paure della vita, ed è affascinante vedere come, nel corso del film, impara a riconoscerle».

Quale consiglio darebbe a chi vuole intraprendere il suo mestiere?
S.J: «Non mi sento in grado di dare consigli, se poi ve ne dessi uno sbagliato, (ride e ironizza con il pubblico in sala). Non c’è un unico modo per fare le cose, provateci».

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