Igor Mattei

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Igor Mattei, articolo di "Simona Ventura" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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L’emozionato ed emozionante percorso di Igor Mattei da Te Absolvo al festival Ad Arte di Calcata. Quando resistenza fa rima con resilienza. Come è stata vissuta la dicotomia tra i due personaggi principali di Te absolvo: Paolo che incarna l’ideale del sacerdote devoto alla Chiesa e a Dio e Andrea che, nel suo ruolo di …

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L’emozionato ed emozionante percorso di Igor Mattei da Te Absolvo al festival Ad Arte di Calcata. Quando resistenza fa rima con resilienza.

Come è stata vissuta la dicotomia tra i due personaggi principali di Te absolvo: Paolo che incarna l’ideale del sacerdote devoto alla Chiesa e a Dio e Andrea che, nel suo ruolo di peccatore, incarna maggiormente le contraddizioni connaturate nell’Uomo?

Igor Mattei: «C’è decisamente questa dicotomia senza però scadere mai nella suddivisione netta, e quindi banale, della dicotomia bene/male. Anzi il bello di questa storia è che questi due personaggi, di volta in volta, si scambieranno in qualche modo i ruoli: chi è dedito come Don Paolo – il mio personaggio – alla perfezione, incontrerà l’imperfezione lasciandosene a tratti travolgere; allo stesso modo l’imperfezione di Don Andrea verrà riequilibrata dalla razionalità di Don Paolo, fino al tentativo di riscatto che non approfondisco in questa sede per lasciare allo spettatore il piacere della scoperta.»

La vicenda è inserita in un contesto provinciale, un piccolo paesino del Monferrato in cui la comunità osserva e giudica le vite e l’operato dei due sacerdoti. Essendo stati coinvolti in prima persona i veri abitanti del posto, quale è stata la loro reazione? Si sono rispecchiati della comunità della drammaturgia o se ne sono distaccati?

I. M.: «Quello che è successo a Conzano è stato un fenomeno che conserverò per sempre nella memoria della mia carriera, perché la piccola comunità ad un certo punto si è talmente integrata nel film e nella storia che ha cominciato in maniera molto strana a confondere i ruoli, la realtà con la finzione, tanto da arrivare a chiamare me col nome del personaggio che interpretavo (Don Paolo). C’è stata una vera e propria immedesimazione, totale, che raramente avviene nel cinema dal momento che per motivi di logistica è sempre più costretto ad un contatto poco ravvicinato con le comparse o con il paese che ospita. In questo caso invece è stata un’esperienza totalizzante, sia per noi attori che per gli abitanti del posto i quali, tra l’altro, hanno in parte recitato nel film. Di recente siamo tornati a Conzano e ci ha pervaso una forte emozione e commozione nel ripercorrere e rivivere in qualche modo i fantasmi dei personaggi che lì abbiamo interpretato.»

Nonostante la vicenda sia costellata di eventi che diventano veri e propri ostacoli nel recupero della fiducia da parte della comunità di fedeli, si può forse dire che la nota più importante viene dal percorso che compiono Paolo e Andrea: un rapporto interpersonale che si fonda sulla collaborazione, nonostante le diversità, per raggiungere un comune obiettivo. Potremmo dire che anche in questo risiede il senso laico del film?

I.M.: «Indubbiamente il percorso che fanno Don Paolo e Don Andrea è il plot del film, ma non c’è solo questo. Paolo e Andrea si incontrano e si scontrano continuamente durante tutto il film ma la comunità è forte, è presente, ed è una sorta di coro tragico e questo la rende il terzo protagonista della vicenda. Per quanto riguarda il rapporto tra i due uomini è stato talmente forte da coinvolgere Toni Garrani e me in una situazione tanto particolare che credo ci abbia legato molto. Infatti Toni sarà con noi al Festival AdArte a Calcata per tre giorni, quindi possiamo dire che è avvenuta la fusione!»

Come attore e interprete di questo ruolo, ma anche come uomo, lei ha trovato delle possibili risposte al quesito fondamentale che si pone il film? È, cioè, davvero possibile perdonare?

I. M.: «È possibile perdonare? Beh, è una domanda che ha condizionato tutta la mia vita e penso che il perdono, per come viene tradizionalmente e moralisticamente inteso, non non sia un atto possibile. Credo soprattutto ci sia da domandarsi cosa dobbiamo farci perdonare o cosa ci dobbiamo perdonare, perché spesso la colpa è una colpa che commettiamo nei nostri riguardi. Nel momento in cui noi ci siamo perdonati il male che ci siamo lasciati fare o che ci siamo inflitti da soli, ovvero siamo riusciti a perdonare noi stessi, allora sì è possibile perdonare anche gli altri.»

È impossibile non chiedere di AdArte perché Te absolvo verrà proiettato qui per la prima “romana” anche se Calcata è in provincia di Viterbo. Questa quarta edizione del Festival, rispetto alle precedenti, si presenta del tutto rinnovata: cosa dobbiamo aspettarci?

I. M.: «Abbiamo una edizione ridotta che siamo riusciti a portare a compimento grazie all’immensa generosità di tutti gli artisti che hanno aderito, tutto il paese si è stretto attorno al festival per scongiurare il pericolo dell’annullamento di questa edizione e abbiamo deciso quindi di rilanciare la scommessa. Anche il nostro sindaco ci ha appoggiato in questa avventura. Durante questa edizione quindi non sarà aperto il Teatro alla Greca, non ci sarà l’Arena del Gallo; tutto si svolgerà all’interno dei vicoli e delle piazze del centro storico di Calcata e il cinema lo manterremo al Granarone. Tutto sarà gratuito e si alterneranno 35 compagnie, proiezioni cinematografiche con opere prime e seconde, tutte di grande livello e alcune rarità. Per il teatro ci saranno artisti di fama nazionale e internazionale che scenderanno in piazza e si metteranno in gioco come gli altri artisti di strada che saranno con noi; avremo marionette, circo, teatro danza, performance, insomma tutto. Inauguriamo il festival venerdì 1 settembre dalle ore 17, mentre sabato e domenica sarà una kermesse ininterrotta dalla mattina alla sera.»

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