Giovanni Impastato

Giovanni Impastato

Giovanni Impastato, articolo di "Egle Zapparrata" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
Home | Interviste | Giovanni Impastato

Giovanni Impastato
Recensioni/Articoli di

Per la prima volta in un libro (presentato nelle città, nei piccoli paesi e nelle scuole), Giovanni Impastato fa il punto delle mafie e delle antimafie, scrivendo da testimone diretto di quarant’anni di lotte contro la criminalità organizzata e condividendo le vicende del presente di chi ha fatto tappa a Casa Memoria. Lo incontriamo in …

Ritratti d’autore

Leggi l'intervista Giovanni Impastato

Per la prima volta in un libro (presentato nelle città, nei piccoli paesi e nelle scuole), Giovanni Impastato fa il punto delle mafie e delle antimafie, scrivendo da testimone diretto di quarant’anni di lotte contro la criminalità organizzata e condividendo le vicende del presente di chi ha fatto tappa a Casa Memoria. Lo incontriamo in Sicilia, a Palagonia (CT), con lui parliamo di come sia necessario andare Oltre i cento passi del fratello Peppino, ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1977.

Il libro di Giovanni Impastato, in quindici capitoli, amplifica la voce di Peppino, dimostrando come l’eco delle sue parole non sia mai stato del tutto zittito. A parlare, a scrivere, a vivere la sua stessa lotta dopo l’uccisione sono state decine di persone desiderose di giustizia e libertà dalla mafia e Giovanni Impastato ne racconta la bellezza dell’impegno.

Oltre i cento passi è un testo agile, ma completo che, pagina dopo pagina, arricchito dalle sagaci illustrazioni di Vauro con il suo riconoscibile tratto, attacca i nuovi collusi di oggi, lanciando un servero monito critico contro chi coltiva l’indifferenza e sta contribuendo, magari in maniera silente, a costruire una società vaga e distratta da vacui fenomeni mediatici.
Parte degli introiti delle vendite di Oltre i cento passi, edito da Piemme, saranno destinati a Casa Memoria fondata da Giovanni Impastato e dalla madre Felicia Bartolotta.

Cosa dice Oltre i cento passi a chi vive radicato in un territorio in cui tuttora c’è mafia?
Giovanni Impastato: «Il territorio è la base di tutto, bisogna guardarsi attorno, viverlo da dentro. Alle persone che sono in prima linea, come lo era Peppino, dico di insistere, siamo con loro, insieme possiamo sviluppare una forte crescita nella coscienza critica di un’autentica antimafia. A quelli che sono al di fuori dall’impegno, alla società civile in genere, dico, invece, che non può si rimanere indifferenti di fronte alle persone che rischiano e che, di fronte a fatti e argomenti mafiosi, non si può far finta che non ci riguardino direttamente. Dobbiamo evitare il rischio di entrare nella fase della rassegnazione».

Ha mai immaginato Peppino sfogliare queste pagine?
GI: «Come no! Peppino mi ha aiutato tantissimo a scrivere. In tutto quello che è successo ho chiesto aiuto a lui. Una volta ho incontrato una studentessa americana che amava molto Peppino, perché ha lottato contro la mafia, ha rotto con il padre mafioso, si è schierato dalla parte dei contadini ed era un ecologista, un coraggioso, una persona perbene. Lei mi chiese “come mai era comunista?” Stavo entrando in tilt! Volevo fare l’ironico. Ma non sarebbe stato giusto, quella ragazza non era di parte, voleva veramente capire. Lì Peppino mi ha aiutato. E le ho spiegato perché fosse comunista».

Perché Peppino era comunista?
GI: «Peppino, come tanti milioni di giovani di allora e di oggi, credette nel comunismo quale movimento di liberazione e rivoluzione che riuscì ad abbattere le dittature di Batista a Cuba, degli Zar in Russia, delle dinastie in Cina. Un movimento che, se nella fase di applicazione divenne di oppressione, sulla carta non voleva essere quello visto in Unione Sovietica, nella Germania Est o in Cina, ma qualcosa di diverso. A quella ragazza americana spiegai che i punti di riferimenti di Peppino non erano stati soltanto Gramsci, Che Guevara, Marx, ma anche Martin Luther King, Rosa Parks e Angela Davis, Bob Dylan e Joan Baez. Rimase stupita, conosceva questi personaggi perché erano americani e, con parole semplici, lei capì perché Peppino era comunista».

C’è una pagina del libro alla quale lei è particolarmente affezionato?
GI: «Sì, quello dedicato a Luigi Tenco, un musicista di cui sono innamorato e che mi ha accompagnato per tutta la vita. Tenco rifletteva tantissimo e a lui mi lega la comune intenzione di spingere i giovani alla bellezza, alla delicatezza».

Di Tenco scrive: «Ciao, amore ciao era la più bella della gara. Tenco ci rimise la vita. Da allora non ho più smesso di ascoltare le sue meravigliose canzoni. Mi hanno accompagnato nel dolore impotente, nella ricerca della giustizia, nella testimonianza (…). Quella bellezza straziante e nobilissima, tanto somigliava, a quanto cercavamo nella nostra lotta»; ma in tutto il capitolo otto, Giovanni Impastato ricorda altri personaggi, oltre a cantanti e musicisti, tutti legati a Peppino, facendo i nomi e i cognomi di chi, dopo l’uccisione, hanno contribuito ad attirare l’attenzione dei giovani verso un’arte non di facciata, ma di sostanza e impegno. Ricorda il legame tra Casa Memoria e il Club Tenco di Sanremo, citando tutti coloro che hanno scelto di raggiungere Cinisi per rendere visibile e tangibile il loro essere antimafia attraverso segni forti, gesti indelebili da imprimere nel tessuto sociale di cui la nostra società ha assoluto e necessario bisogno.

Ha ricevuto critiche? Qual è quella che fa a se stesso?
GI: «Critiche, no, non ancora. Autocritiche, certamente, perché avrei potuto fare di meglio, ampliare alcune parti, inserirne altre, ma sono consapevole di come non tutto possa sempre venire perfetto».

Pensa di scrivere un altro libro?
GI: «Penso di no. Io non sono uno scrittore e mi vengono i brividi quando qualcuno mi dice che lo sono, uno scrittore. Non cercavo il successo, anche se il libro sta avendo un buon riscontro, ma sentivo la necessità di raccontare questa storia e provo fastidio nel vedere come gente che non ha nulla dire, solo fatto di vedere il proprio nome in copertina, scriva libri. Dobbiamo cercare di ridare valore alla letteratura».

Lascia un commento