Ritratti d’autore

Gherardo Gossi è un autore della fotografia italiano. Formatosi negli anni ottanta nel mondo cinematografico e televisivo torinese, esordisce alla fotografia nel 1992 con Il caso Martello di Guido Chiesa. Tra i molti registi con cui ha collaborato nel corso della sua trentennale carriera, si ricordano Daniele Vicari, Davide Ferrario, Lucio Pellegrini, Daniele Gaglianone, Emanuele Scaringi, Ascanio Celestini e anche Alessandro Baricco e Luciano Ligabue, nelle loro sperimentazioni col linguaggio filmico. Gossi ha accompagnato e seguito anche l’affermata regista teatrale Emma Dante nelle sue due regie cinematografiche, Via Castellana Bandiera del 2013 e Le sorelle Macaluso del 2020, entrambi presentati al Festival di Venezia; per il suo lavoro su Le sorelle Macaluso è stato nominato al David di Donatello e al Nastro d’Argento come miglior autore della fotografia.

Come ha conosciuto Emma Dante? Prima di iniziare a girare film con lei aveva visto alcuni dei suoi spettacoli teatrali?
Gherardo Gossi: «Emma Dante è un’autrice teatrale e letteraria che già stimavo molto; avevo visto alcuni dei suoi spettacoli teatrali e alcune prove aperte a Roma. La conobbi però solo sul set di Via Castellana Bandiera, convocato dai produttori a prendere il posto di un amico collega che rinunciò al lavoro a ridosso del primo ciak. Una settimana prima dell’inizio delle riprese sono stato contattato dalla Vivo Film di Gregorio Paonessa e Marta Donzelli per subentrare sul film Via Castellana Bandiera: girare l’opera prima di una regista teatrale così importante che già ammiravo per il suo lavoro per me è stato un tuffo nel buio. Catapultato sul set a Palermo, ho avuto solo una settimana di preparazione e poi siamo partiti con le riprese»

Via Castellana Bandiera film d’esordio della Dante alla regia cinematografica. Lei come si è trovato a collaborare con la Dante sul set di quel primo film, e come vi siete coordinati, creativamente e produttivamente, nella singola settimana di preparazione che si è trovato ad avere?
GG: «C’è stata subito una forte intesa con Emma, un carattere forte con le idee chiare. Aveva a lungo preparato il film, facendo delle scelte molto radicali, tra cui l’utilizzo della macchina a mano e del piano sequenza come linguaggio standard del film. Certamente Via Castellana Bandiera era un film con non poche difficoltà realizzative: innanzitutto, i piccoli spazi all’interno delle auto e la continuità della luce, dal momento che la storia si svolge nell’arco temporale di poco meno 24 ore in esterni, dalla tarda mattinata di un giorno fino alla mattina del giorno successivo»

Via Castellana Bandiera era tratto da un romanzo di Emma Dante di cui la regista non aveva mai realizzato una versione a teatro. Per quello che lei ha potuto vedere, come si è svolto il passaggio, in Emma Dante, dalla regia teatrale alla regia cinematografica? Aveva dei registi di cinema di riferimento di cui parlava?
GG: «Emma Dante aveva alcuni riferimenti che emergono anche nelle sue interviste, ma lei ha una visione del mondo molto precisa e decisamente originale. Il suo è un cinema profondamente realista, lo sguardo con cui racconta le sue storie, anche quando le rimette in scena al cinema, è fondamentalmente lo stesso che adopera anche per il teatro e per i libri. L’utilizzo della macchina a mano è una delle sue particolarità registiche, un modo per stare vicina agli attori, per seguirli nell’arco narrativo: linguaggio che ha caratterizzato tanto le riprese di Via Castellana Bandiera quanto quelle più recenti de Le Sorelle Macaluso, che abbiamo realizzato poco più di due anni fa»

In quante settimane era organizzato il piano di lavorazione del film, e quali difficoltà avete dovuto affrontare per preservare la continuità della luce ma anche il giusto workflow delle take? Con quale modello di macchina da presa ha girato Via Castellana Bandiera, e quante macchine impiegavate contemporaneamente?
GG: «Per Via Castellana Bandiera abbiamo avuto, se non ricordo male, cinque settimane di riprese, girando spesso con due macchine da presa: di una facevo io stesso da operatore. Già quel primo film lo abbiamo girato in digitale, con le RED. Come dicevo le difficoltà di girare in ambienti dal vero tra cui l’interno delle autovetture rendevano tutto molto complesso. Il lungo periodo di preparazione con prove delle scene del film ha aiutato Emma Dante ad affrontare i problemi concreti delle riprese, tra cui girare in auto, non in sequenza ecc. Quando io sono arrivato sul set di Via Castellana Bandiera, molte delle questioni relative alle riprese e al piano delle inquadrature del film erano state almeno in parte affrontate: io ho dovuto mettere a registro le scelte di Emma rispetto alle esigenze fotografiche che le sue decisioni registiche implicavano»

Come ha collaborato con il resto del cast tecnico e artistico di Via Castellana Bandiera?
GG: «Via Castellana Bandiera ha richiesto innanzitutto un allestimento scenografico molto importante: abbiamo girato sì in un ambiente “dal vero”, ma tutta la strada che dà il titolo il film è stata in parte ricostruita. Come ricordavo prima, una dei due lati di via Castellana Bandiera doveva essere mobile e nel corso della storia si allarga in maniera esagerata, innaturale. Una delle complessità del piano di lavorazione di Via Castellana Bandiera stava proprio nel tenere conto non solo del tempo della narrazione, ma anche degli interventi scenografici – lo spostamento di un lato della strada – oltre alla disponibilità degli attori, nel quartiere ai piedi del Monte Pellegrino. Emma oltre a essere regista era coprotagonista con Alba Rohrwacher ed Elena Cotta; il resto del cast era composto per lo più da attori del suo teatro che avevano già collaborato con Emma»

Che atmosfera si respirava sul set di Via Castellana Bandiera?
GG: «Il mondo creativo di Emma Dante è un mondo molto particolare, si tratta di un gruppo di lavoro che va avanti nel tempo con collaboratori costanti. Lei notoriamente lavora con la sua compagnia teatrale e un gruppo di attori che si avvicendano a seconda del progetto. Inserirsi in questo mondo e in questa famiglia è stato molto gratificante e formativo per me. Mi era già capitato in passato di collaborare con artisti che si esprimono con linguaggi differenti dal cinema che volevano cimentarsi con la narrazione cinematografica – per esempio lo scrittore Alessandro Baricco, il cantante Luciano Ligabue, i Masbedo che sono dei video artisti – ma Via Castellana Bandiera ha rappresentato la prima volta in cui ho collaborato con una regista teatrale»

A differenza di Via Castellana Bandiera, il successivo Le sorelle Macaluso era tratto da un precedente spettacolo di Emma Dante, adattato però per il grande schermo. Lei aveva visto la pièce teatrale originale da cui è tratto il film? Per quel che ha potuto valutare, in che modo pensa che Emma Dante abbia reso Le sorelle Macaluso, da spettacolo teatrale quale era, una vera e propria sceneggiatura?
GG: «Trasponendo Le sorelle Macaluso al cinema Emma ha compiuto una vera e propria rilettura della storia, riambientandola completamente. Già la stimavo, ma dopo l’esperienza sul set di Via Castellana Bandiera sono diventato un frequentatore assiduo degli spettacoli di Emma, e quindi li ho visti tutti, incluso Le Sorelle Macaluso. Senza dubbio il testo teatrale è stato completamente riadattato, sia nell’impianto scenico nei dialoghi sia negli interpreti. In questo penso sia stata importante per Emma la collaborazione con gli altri sceneggiatori che hanno collaborato al film, Giorgio Vasta ed Elena Stancanelli»

Cosa accomunava e cosa differenziava Via Castellana Bandiera e Le sorelle Macaluso, e cosa il film dallo spettacolo?
GG: «Anche Le sorelle Macaluso, al pari di Via Castellana Bandiera, è stato girato tutto in ambienti dal vero, a Palermo, parzialmente riadattati per assecondare le esigenze della storia. Rispetto allo spettacolo teatrale, una grossa differenza sta proprio nel fatto che il film si svolga in un ambiente preciso, chiaro, ben definito, un appartamento con piccionaia, mentre la pièce teatrale era tutta ambientata in una sorta di spazio metafisico, in cui i vivi si confondono con i morti, nel film lo scorrere del tempo è un personaggio della storia. Lo spettacolo Le sorelle Macaluso era un tutt’uno, era composto da un lungo dialogo durante il quale le sorelle evocavano per accenni alcuni fatti del loro passato comune o personale; il film invece si svolge in tre giornate, ciascuna a distanza di una ventina d’anni l’una dall’altra, sullo sfondo di tre momenti storici diversi: e rispetto allo spettacolo, gli accadimenti che turbavano le vite delle cinque sorelle erano molto più esplicitati»

In che modo pensa che la Dante ritrovata sul set de Le sorelle Macaluso fosse cambiata ed eventualmente maturata da un punto di vista registico, rispetto ai tempi di Via Castellana Bandiera?
GG: «Emma Dante dà ai suoi lavori un’impronta molto forte, un linguaggio crudo e realistico. Per Le sorelle Macaluso, che era il suo secondo film, sicuramente si è approcciata alla regia cinematografica con maggiore sicurezza, con meno dubbi. Dopo il primo film si è appropriata del montaggio è parte fondamentale nella costruzione della storia, e Benni Atria, fido compagno di post-produzione sia per Via Castellana Bandiera sia per Le sorelle Macaluso, ad aiutarla a impossessarsi anche di questa materia. Una cosa di cui invece ha fatto esperienza con Le sorelle Macaluso è l’uso degli effetti visivi (VFX), dei quali era totalmente ignara: il suo spiccato senso del realismo portava Emma a lavorare in una realtà concreta già mentre gira il film; invece Le sorelle Macaluso ha richiesto tanta immaginazione e fiducia avendo necessità di un importante intervento VFX di scenografia virtuale. All’inizio Emma aveva delle diffidenze nei confronti di questo mezzo, ma devo dire che da donna intelligente quale è se n’è impossessata appieno e anzi li abbiamo sfruttati al meglio nel suo secondo film. Senza dubbio ho assistito a una grossa crescita come regista cinematografica nello spazio tra il suo primo e il suo secondo film, senza perdere l’impronta del suo teatro e non tradirla mai. Ne è una prova il lavoro molto attento e scrupoloso che fa con gli attori, importante anche per noi “tecnici”: sono state molto utili per costruire il film le varie prove che ho seguito»

Come si è svolta la preparazione de Le sorelle Macaluso?
GG: «Per Le sorelle Macaluso sono stato coinvolto sin dall’inizio nel lavoro di preparazione del film. Dopo un accurato casting costruito molto sulle somiglianze delle sorelle nel tempo, prima di girare abbiamo fatto quattro o cinque sedute di preparazione al film di una decina di giorni ciascuna, in location con le attrici scelte. Oltre alle prove di recitazione sono state utili per le scelte di illuminazione, dei costumi di Vanessa Sannino e di scenografia di Emita Frigato in funzione delle coreografie. La stretta collaborazione tra i reparti è stata molto proficua. Prove così lunghe non sono una consuetudine nel cinema, è un lavoro che Emma porta con sé dalla sua esperienza teatrale. Sono un momento formativo assoluto anche in vista della realizzazione del film e farle nei luoghi stessi in cui avremmo girato ha dato un ulteriore forza al nostro lavoro. Permette di creare con più calma quella fusione tra storia, cinema e realtà che è fondamentale per la riuscita di un film. La produttrice, Marica Stocchi, ci ha supportato sin dall’inizio, e il risultato ci ha ripagato tutti»

Le sorelle Macaluso è ambientato quasi interamente in un appartamento della periferia di Palermo. Dove e come è stata realizzata la location della casa da parte del reparto scenografia, e quali possibilità di illuminazione le dava l’ambiente?
GG: «Abbiamo girato Le sorelle Macaluso in due appartamenti diversi, speculari e uguali l’uno all’altro: in uno abbiamo girato le scene ambientate in cucina, in bagno e nella sala da pranzo, nell’altro appartamento abbiamo girato alcune delle stanze da letto e la scala. Nel terrazzo è stata ricostruito l’interno della piccionaia, gli establishing shot all’esterno li abbiamo girati invece in una vera piccionaia non lontana dall’appartamento, con un lavoro di raccordo in VFX tra interno ed esterno oltre a un accurato lavoro di invecchiamento del palazzo che ci racconta il passare del tempo. Come si vede anche nel film, gli appartamenti in cui stavamo erano agli ultimi piani del loro palazzo, con conseguente difficolta per un’illuminazione realistica. Oltretutto, come era accaduto per Via Castellana Bandiera, raccontando tre giorni delle vite delle protagoniste, la caratterizzazione stagionale e la continuità fotografica e temporale per ognuna di queste giornate è stata una delle sfide del film»

Come ha differenziato su un piano fotografico le tre giornate, di tre decenni diversi nella vita delle sorelle, che compongono il film?
GG: «Per il primo episodio, quando le sorelle sono bambine e adolescenti, ho lavorato sul forte sole estivo, con l’illuminazione prevalentemente esterna alla casa, la luce del sole estivo del sud, violenta, che entra nell’oscurità delle ante accostate. Per il secondo momento, ambientato tutto di notte, ho privilegiato l’illuminazione interna con sparuti riferimenti che arrivano da fuori tipo il passaggio delle auto sulla strada o la nave in rada. La terza parte si svolge invece in un autunno “futuro” con giornate dal cielo coperto, molto nuvoloso, con delle schiarite di sole in lontananza. Coi VFX abbiamo modificato il paesaggio: il mare è letteralmente “avanzato”, mangiandosi la spiaggia arrivando a infrangersi sulla strada sottostante. Abbiamo immaginato che nel futuro lo sciogliersi dei ghiacci avrebbe innalzato il livello del mare e che la casa sarebbe invecchiata nel tempo»

Come era impostato il piano di lavorazione del film?
GG:
«Il piano di lavorazione organizzato da Cinzia Castania, preziosa aiuto regista di Emma già in Via Castella Bandiera, oltre a uniformarsi alla disponibilità e agli abbinamenti del cast, ha tenuto conto anche delle esigenze fotografiche e delle esigenze scenografiche di invecchiamento dei due appartamenti. Di fatto, abbiamo iniziato con il primo momento del film, poi siamo usciti e abbiamo girato gli esterni sulla spiaggia mentre il reparto scenografia invecchiava gli ambienti; siamo rientrati, abbiamo girato la seconda parte, poi siamo nuovamente usciti a girare alcune brevi sequenze ambientate nella clinica veterinaria; infine, quando il team di Emita finì di invecchiare ulteriormente la dimora delle sorelle Macaluso, siamo tornati nei due appartamenti per girare le scene finali del film. Lo stabilimento balneare era l’ex Charleston, antichi bagni di Mondello, l’altro esterno è la clinica veterinaria di Palermo»

Con quale modello di mdp ha girato Le sorelle Macaluso e con quante macchine contemporaneamente?
GG: «A differenza del precedente film Le sorelle Macaluso l’ho girato con due Alexa, una Mini e una Plus: la parte sulla spiaggia di Mondello però l’ho girata in RED, macchina che avevo già usato per Via Castellana Bandiera»

Come e perché ha differenziato fotograficamente la parte ambientata sulla spiaggia dal resto del film?
GG: «Con Emma abbiamo pensato la gita al mare doveva esplodere in un turbinio di colori e doveva essere il momento più felice e gaudente della storia nonostante il dramma che si consuma alla fine della sequenza, e che segnerà le vite delle altre quattro sorelle per sempre. Ho scelto di girare tutta la parte sulla spiaggia con un’altra macchina da presa. Nello specifico con la RED, perché si tratta di una macchina con un sensore che mi mette a mio agio sulle luci e sui colori caldi. Per quella sequenza ho cercato di fare un lavoro sui cromatismi attento e molto misurato, per rappresentare senza fronzoli la gioia e l’ebbrezza dell’estate. Quella parte peraltro l’abbiamo girata anche in un momento differente dell’anno rispetto al resto del film: tutte le altre scene de Le sorelle Macaluso le abbiamo girate tra marzo e aprile 2019, la sequenza a Mondello l’abbiamo girata in quattro giorni di riprese a giugno. Il Charleston si trova tuttora a Mondello, ma sono state necessarie alcune integrazioni in VFX per riportare al passato l’insegna e in generale tutto il frontone dello stabilimento»

Sia Via Castellana Bandiera sia Le sorelle Macaluso sono stati presentati in concorso al Festival di Venezia, con Via Castellana Bandiera che ha fruttato la Coppa Volpi alla sua protagonista Elena Cotta, ed entrambi i film hanno ricevuto numerose nomination ai principali premi del cinema italiano, con Le sorelle Macaluso ben cinque Nastri d’Argento. Ha accompagnato i due film a Venezia? In generale, quale pensa sia l’apporto del cinema di Emma Dante nel panorama italiano contemporaneo?
GG: «Ho seguito sia Via Castellana Bandiera che Le sorelle Macaluso alla Mostra del Cinema di Venezia: mi fa piacere seguire i miei lavori ai festival fino all’uscita in sala, sondare di prima mano la reazione del pubblico, che, con nostra profonda gioia, per entrambi i film di Emma è stata entusiastica. Le storie, lo sguardo e il punto di vista sulla realtà di Emma Dante è molto originale, il suo sguardo critico e di rottura non può che arricchire il cinema italiano che sta attraversando un periodo di povertà di idee nonostante la grande quantità di prodotto degli ultimi anni. In questo panorama, il lavoro di Emma Dante è molto importante i suoi film di certo non hanno quello sguardo pastorizzato a cui siamo costretti dalle serie tv.»

Si ringrazia Tobia Cimini per la collaborazione

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