Ritratti d’autore

Anticipato dai singoli Dark e Tornado, e a quattro anni dal disco d’esordio Ruins of Memories (Incadenza, 2016), esce oggi, primo dicembre, il nuovo lavoro della cantautrice Charlie Risso, perla di rara bellezza nel panorama musicale italiano.

Tornado è il titolo del nuovo appuntamento di un’opera che inizia a prendere una forma riconoscibile, affascinante e di alto livello. Prodotto da Mattia Cominotto (già membro dei Meganoidi e produttore artistico, tra gli altri, di Punkreas, La notte dei lunghi coltelli e Tre Allegri Ragazzi Morti) e dall’arrangiatore Tristan Martinelli, l’album, pubblicato come il precedente dall’etichetta Incadenza, esce come perfetto compendio sonoro del prossimo inverno. Si tratta di un album dove il segno dell’autós è la traccia che indica con precisione lo spazio di sviluppo dell’opera, dove l’autobiografia e la tormenta interna si sublimano in composizioni che lasciano a bocca aperta per raffinatezza e completezza. L’elegante scrittura crea una drammaturgia coerente lungo tutto il lavoro, tessendo un’intricata rete di relazioni tra sonorità neoclassical dark wave, ambient, gothic rock, shoegaze e dream pop. Qual è stata la genesi dell’opera?
Charlie Risso: «Tornado nasce dalle polverose profondità della memoria dal sapore malinconico ma combattivo allo stesso tempo. Questo disco rappresenta per me un tumulto emotivo ed allo stesso tempo creativo grazie al quale ho potuto spingermi oltre anche dal punto di vista della composizione curando personalmente la pre-produzione».

Partiamo da Dark, brano che apre il nuovo lavoro, e dal video che lo accompagna. Si tratta di una filastrocca onirica dove alla dolcezza dell’oscurità si unisce il fascino per l’abbraccio effettivo del magico e dell’esoterismo. Ipnotizzante, la ripetizione ritualistica insiste sull’aspetto invocante instaurando, fin dalle prime note, un universo che, lungi dall’essere estetizzante, non appare semplicemente sonoro, ma totalizzante. Per un certo verso si tratta di una violenza che strappa l’ascoltatore alla sua quotidianità semplice e routiniera, squarciandola, facendo intravedere un’anteprima lucente (ma non esattamente “luminosa”). Il video, diretto da Marco Pellegrino, è una commistione di elementi kafkiani, teratomorfici, naturali e cosmici dove l’immagine di Charlie appare come fantasma del desiderio dell’ipotetico promeneur. Cosa c’è dietro Dark e il suo video?
C.R.: «Dark è un viaggio interiore attraverso l’oscurità invisibile degli stati d’animo intervallati da squarci dai quali riesce ad emergere la luce. Un pezzo onirico che ha nelle sue origini un gusto quasi celtico il cui scopo è di guidarci attraverso le stanze del mio mondo interiore fatto di luci, di ombre di grande amore per la natura, di battaglie e di un universo intero. Un percorso in continuo movimento, un flusso di affetti, l’eco di ciò che ho vissuto».

Crossroads è vero e proprio colpo che rompe l’incantesimo appena evocato per imporre un altro universo, più dream e shoegaze dove la voce tagliente e algida fende la sinuosità della musica calda e avvolgente. L’effetto è sorprendente e affascinante e fa apparire una grande ricchezza di evocazioni e sensazioni. Quali sono questi bivi che il titolo evoca?
C.R.: «Il brano rivendica una relazione che ha grandi potenzialità e la volontà di intraprendere un percorso nuovo con determinazione e grinta lasciandomi guidare dalle necessità ma anche dallintuito. L’approccio più rock della strofa evoca la volontà caparbia di prendersi ciò che si desidera davvero, mentre le sonorità più dream pop del ritornello fanno pensare allarchetipo del volo ed ha un significato molto chiaro, legato alla nostalgia di un paradiso perfetto anche se imperfetto».

In Hollow Town ci si ritrova immediatamente in una favola antica, di sapore medievale, dove il ritmo della filastrocca si volge in ninnananna inquietante. Lord of Misrule, invece, evoca la figura rinascimentale del Signore del Malgoverno tipica soprattutto del mondo anglosassone, ma qui l’utilizzo dell’evocazione storica sembra essere maggiormente metaforica. Quali sono le radici della fascinazione per le atmosfere e per la cultura britannica e nordica?
C.R.: «Lord of Misrule è il brano “magico” del disco nel senso vero e proprio del termine. Il titolo del brano è arrivato solo in seguito alla composizione di musica e testo, nel quale peraltro non compare mai il titolo del brano. Le atmosfere raccontate nel testo ed evocate dalla musica rimandano proprio ad uno scenario disordinato ed appannato. Fin da bambina ho subito una forte fascinazione per i paesi anglosassoni ed in particolare verso il Regno Unito. Sono inoltre un appassionata di letture legate alla reincarnazione, alla regressione alle vite precedenti, alla progressione alle vite future e alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte. E dunque Lord of Misrule, per le modalità stesse con cui è stata concepita è come se rappresentasse per me il mistero di sensazioni legate ad un ipotetica mia vita precedente».

La title-track è annunciata da un’intro da ballata epocale e la canzone evoca un sentimento pànico che il video, diretto come il precedente da Marco Pellegrino, direziona verso il suo côté maggiormente catastrofico. A cosa è dovuta la scelta di questo titolo che segna il lavoro in tutta la sua complessità?
C.R.: «Penso che la risposta a questa domanda possa essere la medesima della prima domanda. Tornado rappresenta il punto di rottura dal quale scaturisce un energia nuova ed una nuova consapevolezza, anche in termini di identità artistica. In più volevo che rappresentasse un senso di forza e ci tenevo che in qualità di prima canzone scritta del nuovo album fosse la sua title track».

L’album si chiude con l’onirica We’re Even che sembra rievocare un’epoca dimenticata di suoni come quelli di Mojave 3 o dei Whistler dove la delicatezza delle voci veniva celebrata con la levità dell’apparato musicale. Si potrebbe definirla come il possibile compimento di una difficile pacificazione che attraversa tutto l’album?
C.R.: «In qualche modo sì perché We’re even descrive il momento in cui durante un lungo periodo  fatto di discussioni ed incomprensioni, una delle due parti si proclama “forse più saggiamente” il responsabile delle tensioni e addossandosi la colpa, permette alla situazione di evolvere pacificamente e si arrivi ad una tregua».

Una menzione particolare merita la copertina dell’album che riporta un lavoro appositamente concepito dall’attrice e pittrice Jemma Powell. Una visione marina che sembra tributaria di influenze informali e turneriane. Si tratta di un’opera estremamente puntuale e che pone l’ascoltatore già nel mood che in seguito le composizioni imporranno. Come è avvenuto l’incontro con l’artista e quali sono state le sensazioni alla scoperta del dipinto?
C.R.: «Jemma è una persona ed artista straordinaria che ho avuto il piacere di conoscere tramite il marito, Jack Savoretti. Mi sono appassionata fin da subito alla sua arte tanto è vero che ho un suo bellissimo dipinto raffigurante la costa della Cornovaglia avvolta in una coltre di nebbia e dai toni freddi dei mari del nord. Jemma ha un tocco meraviglioso ed una forte sensibilità che traspare dalle sue opere. Nel momento in cui ho iniziato a riflettere su come dovesse essere l’art cover del disco e cosa potesse rappresentare ed esaltare al meglio il mood del disco il collegamento è avvenuto quasi istantaneamente. Ci siamo parlate a lungo ed abbiamo optato per uno scenario che volesse evocare uno stato di turbamento interiore. Al centro del dipinto uno squarcio di luce si apre a sottolineare il momento in cui finisce il temporale, l’atmosfera è suggestiva quasi da sogno».

Una curiosità. Tornado è intriso di uno splendido sentimento di melancolia che impregna ogni singolo brano, anche quelli che paiono aprire possibilità di leggerezza. Ma la melancolia che costruisce ogni singola parte del lavoro non sembra negare una possibile redenzione. Proprio come avviene nella splendida e breve It Makes Me Wonder dove, il ritorno a sonorità shoegaze da wall of sound saturante, fa virare il lavoro verso una dimensione d’espiazione sonora rumoristica che salva l’ascoltatore da un’infinita caduta verso la condanna. Sembra di percepire molta filosofia e molta letteratura nel suo lavoro. Quali sono i riferimenti e l’orizzonte culturale che sono entrati nel processo creativo di quest’opera?
C.R.: «Sono tanti i riferimenti e le ragioni di ispirazione. Al di là di una naturale predisposizione verso tali mood emotivi e psicologici gli spunti sono diversi. Dagli elementi creativi musicali e riferimenti a diversi artisti come Nick Cave, Radiohead, Mazzy Star, Angelo Badalamenti, Marissa Nadler, a spunti poetici e letterari come Edgar Allan Poe, Tiziano Terzani, Rupi Kaur ed una preziosissima raccolta di poesie di Allen Ginsberg ricevuta in dono da un cara amica».

www.charlierisso.com
www.incadenza.it

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.