Ivan Bert

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Ivan Bert, articolo di "Luciano Uggè" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019

Ivan Bert
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Tra tante news deprimenti, a volte capita di scrivere un pezzo che riconcilia con la nostra quotidianità. E se fare strike, nella vita, dà soddisfazione; nel caso di un evento artistico riuscito, che, per di più, ha permesso di raccogliere fondi per una buona causa, si può parlare addirittura di doppio strike. Per informare i …

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alyn

Tra tante news deprimenti, a volte capita di scrivere un pezzo che riconcilia con la nostra quotidianità. E se fare strike, nella vita, dà soddisfazione; nel caso di un evento artistico riuscito, che, per di più, ha permesso di raccogliere fondi per una buona causa, si può parlare addirittura di doppio strike. Per informare i nostri lettori su quanto è stato raccolto l’11 febbraio scorso al Franco Parenti e a chi sono state consegnate le donazioni, abbiamo incontrato Ivan che, con la consueta simpatia, ci ha regalato una bella intervista.

Come si è concluso il progetto per Alyn e quanto siete riusciti a raccogliere con la serata al Teatro Franco Parenti del febbraio scorso?
Ivan Bert: «Alyn si trova in Israele ed è considerato un ospedale all’avanguardia che fornisce assistenza a bambini di ogni etnia e nazionalità. Per questo motivo, all’iniziativa di febbraio tutti gli artisti hanno partecipato gratuitamente e il pubblico ha risposto positivamente, nonostante Milano fosse coperta dalla neve. Non solo: oltre al folto pubblico presente in sala, altre persone, che non sono riuscite a raggiungere il teatro, hanno voluto comunque inviarci delle donazioni, anche piccole ma sempre bene accette. E alla fine, sono felice di dire che l’iniziativa per Alyn ha raggiunto la cifra di 11.700 euro».

Con Enrico Intra, al Franco Parenti, avete ottenuto un grande successo. Possibilità di altre collaborazioni fra di voi e con i vari artisti che hanno partecipato?
I. B.: «Circa i nostri lavori, con Enrico, ci teniamo in contatto via social network: è uno scambio professionale ma, soprattutto, a livello umano. Sto ascoltando molti tra i suoi dichi e su alcuni ho rilevato punti di comunanza e sintonia. L’idea di organizzare qualcosa insieme – se sarà fattibile – è rimandata alla prossima stagione».

Ha trovato stimolante il concorso, sul palco del Parenti, di artisti provenienti da discipline molto diverse tra loro, come la danza e il disegno?
I. B.: «Non solo l’ho trovato stimolante ma affermo che l’ho voluto. Per me è quasi impensabile la musica senza immagini e viceversa: non a caso, oggi, sono qui, al Napoli Fringe Festival, “ospite” del Tunnel Borbonico, dove collaboro con il coreografo Raphael Bianco in Itinerario – per una possibile salvezza. E, naturalmente, in questi anni ho fatto diverse esperienze multidisciplinari che mi hanno aiutato a crescere e ad assumere questa nuova consapevolezza della musica e delle arti. Ma per quanto riguarda l’evento del Parenti, non bisogna dimenticare l’apporto di Alberto Oliva quale regista di uno spettacolo dove, alla base, imperava l’improvvisazione e per coordinare il tutto gli sono state date solo sei ore. Alberto ha grandi capacità, sebbene sia ancora molto giovane, e ha dimostrato di saper rispettare le nostre diverse personalità artistiche facendo funzionare, nel contempo, l’intero meccanismo con una precisione direi svizzera» .

I Meredith4et+1 proseguono il loro percorso? Pensate di promuovere nel corso dell’estate il vostro nuovo cd, un omaggio a Thelonious Monk (senza pianoforte), intitolato Illusion Corners?
I. B.: «Purtroppo no, perché siamo tutti frammentati su progetti diversi che si tengono in contemporanea e ognuno ha la propria estate già programmata».

Altre registrazioni in corso o ha in programma una serie di esibizioni in pubblico?
I. B.: «A luglio vorrei finalmente dedicarmi al mio disco, iniziato l’anno scorso, ma interrotto a causa dei tanti impegni. Sarà un disco inciso con un’orchestra di tredici elementi. Al momento ho circa sette ore e mezza di registrazione in mano: da riascoltare e selezionare. A distanza di tempo dall’esecuzione sarà, però, più difficile lavorarci perché potrei non avvertire l’intensità che avrei voluto trasmettere. Per questo mese, ho altri impegni altrettanto importanti. Il 19 e il 20 sarò a Londra, dove ho collaborato all’ultimo progetto di Hugo & the Prismatics, The Consequences of Loop. Da lì volerò a Bruxelles per scoprire che tipo di scena musicale si stia affermando in un Paese dove i musicisti sono parte integrante del tessuto economico-culturale e godono di una serie di tutele e diritti che in Italia non esistono, dato che qui essere un artista equivale quasi a essere un perdigiorno. Il 28 giugno, infine, ci sarà una reunion dei Sabaudians a Genova, in occasione di Estate a Villa Bombrini».

Dati i tuoi molti concerti, c’è da chiedersi se per un jazzista l’esibizione in pubblico sia solo un momento di promozione o anche un’occasione di crescita ed elaborazione musicale.
I. B.: «Solo un momento di crescita ed elaborazione musicale. La promozione si fa a cena!»

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