È stato ieri annunciata la Selezione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia, che si svolgerà dall’1 all’11 settembre. Ai film annunciati ieri da Alberto Barbera e Roberto Cicutto, rispettivamente Direttore artistico della sezione cinema e Presidente della Biennale, si vanno ad aggiungere quelli presentati alcuni giorni fa nel programma della Settimana Internazionale della Critica, una rassegna autonoma e parallela che si svolge negli stessi giorni della Biennale.

L’impressione generale che si trae dalle due selezioni è che il prossimo del Festival di Venezia sarà una delle annate più ricche in assoluto. In un certo senso, questo 2021 sembra essere l’anno del definitivo sorpasso di Venezia su Cannes, dopo alcuni anni in cui, complice la scelta del festival francese di non accogliere in concorso i film prodotti da Netflix, l’interesse delle major americane si era spostato evidentemente sul Lido, che era diventato anche un buon termometro per pronosticare le future vittorie agli Oscar.

Già nel concorso ufficiale spiccano diversi titoli: in primis Madres paralelas di Pedro Almodóvar, che torna sul Lido dopo essere stato insignito del Leone d’Oro alla carriera lo scorso anno; c’è il ritorno di Jane Campion con The Power of the Dog, che si fa notare anche per il suo ricco cast capitanato da Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons; segue Illusions perdues del regista francese Xavier Giannoli, anch’esso con un buon cast corale che include anche Cécile de France e Gérard Depardieu; The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal, in cui accanto ad Olivia Colman, Jessie Buckley e Dakota Johnson recita anche la nostra Alba Rohrwacher; annunciato con qualche settimana in anticipo rispetto agli altri titoli, a Venezia quest’anno sarà presentato anche Spencer di Pablo Larraín, che, dopo aver fatto impersonare Jacqueline Kennedy da Natalie Portman in Jackie, stavolta affida a Kristen Stewart il ruolo di Lady Diana. A Venezia ci sarà anche Paul Schrader, leggenda del cinema indipendente americano e autore della sceneggiatura di Taxi Driver, con il suo The Card Counter, molto atteso dopo il successo dell’ultimo First Reformed; nel cast anche Oscar Isaac, Tye Sheridan e Willem Defoe.

Particolarmente significativa è, quest’anno, la presenza di ben cinque film italiani in concorso. A Venezia sarà presentato innanzitutto America Latina dei fratelli D’Innocenzo, come si vociferava già da più parti, con Elio Germano nuovamente protagonista dopo il successivo di Favolacce. C’è il significativo ritorno di Michelangelo Frammartino con Il buco, a più di dieci anni dal successo a Cannes del suo Le quattro volte: dalla breve sinossi, si prospetta una nuova storia rurale e suggestiva ambientata stavolta nel sottosuolo del Sud d’Italia. Dopo essere sembrato a lungo poco interessato alla selezione festivaliera del film, anche Gabriele Mainetti, regista de Lo chiamavano Jeeg Robot, con il suo nuovo Freaks Out, che segue le vicende di alcuni circensi romani ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. A Venezia sarà presente Toni Servillo per ben due film: Qui rido io di Mario Martone, sulla famiglia De Filippo, e l’attesissimo È stata la mano di Dio, romanzo di formazione in parte autobiografico a firma di Paolo Sorrentino, co-prodotto da Netflix.

A questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia sembrano essere altrettanto significativi anche i film Fuori concorso. A questa categoria appartengono innanzitutto altri tre film italiani, Il bambino nascosto di Roberto Andò, Ariaferma di Leonardo Di Costanzo e La scuola cattolica di Stefano Mordini, tratto dall’omonimo romanzo di Albinati vincitore del Premio Strega. La selezione Fuori concorso di quest’anno spicca però soprattutto per la presenza di tre o quattro autentici kolossal, attesi dal pubblico ormai da anni dopo i vari rinvii causati dalla pandemia: Halloween Kills di David Gordon Green, nuovo capitolo della saga di Halloween inaugurata da John Carpenter che vede ancora una volta protagonista la scream queen originaria Jamie Lee Curtis, quest’anno premiata con il Leone d’Oro alla Carriera assieme a Roberto Benigni; The Last Duel, storia medioevale di vendetta diretta dal leggendario Ridley Scott, con un parterre di tre protagonisti maschili del calibro di Adam Driver, Matt Damon e Ben Affleck – questi ultimi anche co-autori della sceneggiatura, come era accaduto a suo tempo per Will Hunting; il film indipendente ad alto budget Last Night in Soho di Edgar Wright, horror psicologico con Anya Taylor-Joy, Thomasin McKenzie e Terence Stamp; e soprattutto Dune, kolossal fantascientifico tratto dal romanzo di Frank Herbert sul quale già David Lynch si era cimentato. La regia di Dune è stata affidata a Dennis Villeneuve, già dietro la macchina da presa di film come Arrival e Blade Runner: 2049; il cast corale del film è uno dei più prestigiosi mai messi assieme, con attori del calibro di Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Zendaya, Charlotte Rampling, Jason Momoa e Javier Bardem a dare il volto ai numerosi personaggi dell’universo creato da Herbert.

Fuori concorso sarà anche presentata la serie televisiva della HBO Scenes from a Marriage, remake bergmaniano scritto e diretto dall’Hagai Levi di In Treatment e interpretato da Jessica Chastain e Oscar Isaac.

A fronte di una Selezione ufficiale così ricca fra titoli in competizione e film fuori concorso non bisogna sottovalutare neanche le sezioni collaterali, innanzitutto Orizzonti dove c’è un altro film italiano che si prospetta molto interessante, Il paradiso del pavone, opera terza di Laura Bispuri (Vergine giurata, Figlia mia) con Alba Rohrwacher e una rediviva Dominique Sanda. Molto compatto e interessante sembra essere anche il programma della Settimana Internazionale della Critica, con il distopico Mondocane di Alessandro Celli, ambientato a Taranto con Alessandro Borghi protagonista, come titolo di spicco, e svariati altri film di giovani autori di tutto il mondo ad accompagnarlo.

Mai come quest’anno, dopo la pandemia, sembra importante riuscire a rivitalizzare la filiera cinematografica, sia da un punto di vista artistico sia da un punto di vista produttivo, e la Mostra del Cinema di Venezia capitanata da Barbera e Cicutto sembra aver risposto nel migliore dei modi alla sfida. C’è ora solo da attendere fino a settembre per poter finalmente vedere i film in gara.

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