Dal momento che il Festival di Sanremo è lo spettacolo nazional-popolare italiano per definizione, il successo delle varie edizioni si misura sui risultati degli ascolti: da questo punto di vista il successo è innegabile e qualsiasi elemento prima, durante, dopo e intorno al festival che ha alimentato la polemica è stato funzionale a tale traguardo.

Sanremo infatti è l’esibizione della complessa dinamica dialettica che caratterizza lo “spettacolo”, oltre che la cultura, dal momento che spettacolo stesso è cultura: la spettacolarizzazione infatti prevede l’assorbimento di qualsiasi tensione contraddittoria e oppositiva, perché queste sono funzionali alla capacità di attrazione del fenomeno. E se è vero che la settantesima edizione ha voluto tenere insieme “innovazione” e “tradizione”, questo elemento paradossale dello spettacolo che nega sé stesso e assorbe la sua negazione è un fattore tipico della tradizione sanremese. Perciò prima le polemiche precedenti al Festival provenienti dall’esterno della kermesse, poi le tensioni interne che hanno riguardato alcuni dei protagonisti come Fiorello e Tiziano Ferro, Morgan e Bugo, poi le polemiche post-sanremo relative alla fuoriuscita della notizia del vincitore da parte di SkyTG24: una giostra di elementi che ruotano attorno al fuoco vivo del Festival e ne amplificano l’attrazione magnetica.

Da questo punto di vista, sono estremamente interessanti altri due fattori: innanzitutto lo scollamento tra il politicamente corretto imperante sulla tv e la reazione, spesso sarcastica se non persino cinica, del pubblico in fermento sul web. Le critiche agli ospiti, alle esecuzioni, ai tempi del Festival hanno inondato Twitter, Facebook e Instagram, mettendo in evidenza un esempio concreto di come Sanremo attivi la stessa forza auto-oppositiva che ne rilancia il successo: per critica e disprezzare il Festival è evidente che tocca vederlo.

La seconda considerazione ci avvicina più nello specifico al cuore della kermesse, ossia alla musica e alle canzoni: Sanremo da molti anni ormai accoglie con disinvoltura proposte assai lontane dallo stile canonico della canzone sanremese, generi che nascono e trovano senso nell’immaginario proprio nella distinzione e nel rifiuto della logica sanremese. Anti-Sanremo dentro Sanremo stesso perciò: la trap, sonorità aggressive, l’indie, la teatralità portata all’eccesso manierista. Pensate a molti dei testi o anche solo ai titoli di molte canzoni, costruiti sulla negazione, sul rifiuto: cantare l’opposizione dialettica sul palco che simbolicamente incarna i principi contro cui opporsi, e questo la spirale dialettica di Sanremo lo contempla con sapiente disinvoltura.

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