E’ qui la festa!

La tredicesima edizione della Festa Del Cinema Di Roma è appena giunta al termine, ma se volete sapere qualcosa di più sui film presentati in questi dieci giorni, proseguite nella lettura, e immergetevi con noi in quel mondo fantastico fatto di celluloide e grandi schermi che è #RFF13.

I Film di RFF13

Sette Sconosciuti A El Royale / Bad Times At El Royale

Regia: Drew Goddard Durata: 141’ Con: Jon Hamm, Chris Hemsworth, Dakota Johnson, Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Cailee Spaeny, Lewis Pullman, Nick Hofferman Data di Uscita: 25 Ottobre 2018

Sette sconosciuti, sette segreti, un solo hotel in due stati diversi. Non stiamo dando i numeri, solo gli elementi chiave dell’ultimo film di Drew Goddard (Quella Casa Nel Bosco, The Good Place), regista, sceneggiatore e produttore di Sette Sconosciuti A El Royale.

Dinamico, intrigante e sgargiante, El Royale incanta il pubblico dall’inizio alla fine – anche se nelle battute conclusive si diluisce forse un poco il magnetismo che emana nei primi due atti – e conferma Goddard come abile tessitore e confezionatore di storie.

È un viaggio sensoriale e mentale quello che conduce e si svolge nel celebre hotel, perché a narrazione e fotografia psichedeliche, sovrapponiamo trovate brillanti e interpretazioni memorabili (Jon Hamm, Jeff Bridges, Cynthia Erivo e Lewis Pullman sono decisamente gli stand-out del film) che sono in grado di far sorgere ripetutamente dubbi sulle nostre convinzioni morali: lo spettatore è portato a chiedersi continuamente cosa significhi davvero essere nel giusto, rispettabili o degni di redenzione.

Impossibile infatti non provare curiosità, interesse, ansia, e nervosismo assieme a dei personaggi così peculiari, colpevoli – in maggiore o minore misura a seconda – di prendere in ostaggio la vostra attenzione e le vostre simpatie/antipatie, e di non lasciarle più andare.

Dalla conferenza stampa:

Drew Goddard: ‹‹Come per i personaggi, la dualità è un elemento imprescindibile del design e dell’essenza dell’hotel››.

‹‹La storia gira intorno a questi sette personaggi, e quindi anche in fase di scrittura il punto chiave da tenere a mente era sempre su chi puntare i riflettori in quel preciso momento, che poi è il ragionamento che ha dettato l’intera narrazione. Adoro i film in cui non si riesce a capire chi sia effettivamente il protagonista, e quindi il divertimento in questo film sta tutto nel presentare e sviluppare uno a uno i vari personaggi››.

Il Mistero Della Casa Del Tempo / The House With A Clock In Its Walls

Regia: Eli Roth Durata: 105’ Con: Jack Black, Cate Blanchett, Owen Vaccaro, Kyle Maclachlan, Lorenza Izzo Data di Uscita: 31 Ottobre 2018

Jack Black e Cate Blanchett alle prese con un ragazzino di dieci anni e un mistero dai mille rintocchi in una casa piena di segreti creano la base de Il Mistero Della Casa Del Tempo, di Eli Roth. Il film è basato sul romanzo per ragazzi La Pendola Magica del 1973, scritto da John Bellairs, ed è adattato per lo schermo dal creatore di Supernatural e Timeless, Eric Kripke.

La pellicola di Roth si situa a metà tra opere apprezzate primariamente da un pubblico più giovane, come Spiderwick – Le Cronache, La Fabbrica Di Cioccolato e Matilda Sei Mitica, e altre di simile forgia, ma che forse godono di una fruizione più demograficamente varia, come Harry Potter e Jumanji.

Come affermato anche dalla Blanchett, La Casa Del Mistero Del Tempo è un perfetto esempio di intrattenimento per famiglie, non scevro di un messaggio più profondo, recepibile da grandi e piccini, ma fondamentale soprattutto per questi ultimi.

Dalla conferenza stampa:

Cate Blanchett: ‹‹La magia nel film rappresenta qualcosa di più profondo, come l’idea che non si deve per forza rimanere statici, rinchiusi in una sola rappresentazione di noi stessi. Si può cambiare, ci si può trasformare. È un bellissimo messaggio da trasmettere ai ragazzi: quello di non dare troppa importanza alle etichette che vengono affibbiate durante le scuole medie, il liceo…››

‹‹Quello che amo di questo film è che non tratta con condiscendenza i bambini e i ragazzi, non rende il mondo idilliaco e privo di problemi per loro. Celebra la stranezza dei suoi personaggi. La stessa concezione di infanzia per me è più propria del diciannovesimo secolo, più prettamente relativa a logiche di marketing, che alla realtà: i bambini sono spesso più forti, saggi, capaci e consapevoli di molti adulti. Credo che li si debba intrattenere, piuttosto che cercare di insegnare loro a tutti i costi qualcosa, e portarli a fare domande; perché i film in realtà sono strumenti più provocatori che istruttivi, è l’audience a dover agire su ciò che gli viene dato e coglierne il messaggio››.

È infatti la realizzazione in termini di toni, intreccio e dialoghi a rendere La Casa Del Mistero Del Tempo un film godibile e accattivante, e che fa perno sul carisma di Black e della Blanchett per restituire allo spettatore una piacevole esperienza cinematografica

La Diseducazione Di Cameron Post / The Miseducation Of Cameron Post

Regia: Desiree Akhavan Durata: 91’ Con: Chloë Grace Moretz, John Gallagher Jr., Sasha Lane, Forrest Goodluck, Owen Campbell, Jennifer Ehle Data di Uscita: 31 Ottobre 2018

In un racconto che potenzialmente avrebbe potuto dare tanto, ci si ritrova invece a volere di più, a chiedere più di quanto venga effettivamente elargito, sia a livello tecnico che narrativo e interpretativo.

Cameron (Chloë Grace Moretz) affronta un’omosessualità presentata a metà, di cui riusciamo veramente a cogliere solo le conseguenze, in un’infinita ricerca delle cause in quello che si può definire un “comunità di recupero” per giovani che si sono “allontanati dalle vie del Signore”.

Vere e proprie terapie di conversione, violente e deleterie per i ragazzi, la loro autostima, e la fiducia in sé stessi, minavano alla distruzione del sé e all’annullamento della personalità, senza tener conto de contraccolpo.

Ma se l’argomento è di tremendo interesse e attualità, altrettanto non si può dire del suo sviluppo, piatto e discontinuo, e non supportato da una sufficiente destrezza dietro la macchina da presa.

Purtroppo, La Diseducazione di Cameron Post, pur offrendo la descrizione di un contesto destabilizzante di per sé, non raggiunge gli obiettivi che si prefissa, non riuscendo pienamente nell’intento di essere particolarmente innovativo e incisivo nel raccontarlo.

The Old Man And The Gun

Regia: David Lowery Durata: 93’ Con: Robert Redford, Casey Affleck, Danny Glover, Tom Waits, Tika Sumpter, Sissy Spacek Data di Uscita: 20 Dicembre 2018

L’ultimo film di Robert Redford (La Stangata, Tutti gli Uomini Del Presidente) viene accolto da una sala piena di appassionati di cinema, pronti a omaggiare la carriera di uno dei più grandi nomi di Hollywood.

La proiezione è preceduta da una breve clip con spezzoni di pellicole dell’attore, per poi lasciare il posto a una sorridente Redford in completo blu, pronto a mettere a segno la sua prossima rapina.

In The Old Man And The Gun numerose banche degli Stati Uniti vengono derubate con metodi poco convenzionali da una banda di arzilli vecchietti, solitamente senza ricorrere alla violenza, e insolitamente difficili da individuare, nonostante non indossino maschere. Segni particolari? Il sorriso sulle labbra.

Forrest Tucker fa infatti di questa sua “attività ricreativa” una ragione di vita: è il suo modo di riempire le altrimenti vuote giornate, è l‘unica cosa che riesce a completarlo, farlo sentire vivo. A poco serve cercare di imboccare la retta via, di metter su famiglia e dedicarsi ad altro. Perchè tutte le strade lo riportano lì, anche a costo di finire dietro le sbarre.

Fotografia e production design dai toni nostalgici per un heist movie leggero, mai invadente, e dotato di classe ed eleganza. Lo stesso Redford deve essersi divertito alquanto nel girarlo, poiché energia e spensieratezza sono decisamente palpabili anche dalle poltroncine della sala. Apprezzabile è anche la recitazione dei comprimari, in particolare Casey Affleck (Manchester By The Sea, Il Fuoco della Vendetta).

Se La Strada Potesse Parlare / If Beale Street Could Talk

Regia: Barry Jenkins Durata: 119’ Con: Kiki Layne, Stephan James, Regina King, Colman Domingo, Michael Beach, Teyonah Parris, Diego Luna, Dave Franco, Pedro Pascal, Finn Wittrock, Ed Skrein Data di Uscita: 4 Febbraio 2019

Dal regista di Moonlight, premio Oscar per il miglior film nel 2017, Se La Strada Potesse Parlare ci regala uno spaccato di vita familiare, una fotografia di esistenze incorniciate in un contesto drammatico quanto realistico, ricco di vividi colori all’esterno, ma monocromatico nella realtà dei fatti.

Rivers e Hunt, due famiglie afroamericane accomunate da un rapporto che, nel bene o nel male, le vincolerà per il resto dei loro giorni: i giovani Tish e Fonny aspettano un bambino, ma Fonny è stato arrestato ingiustamente per un reato che non ha commesso. Nel tentativo di provare l’innocenza di quest’ultimo e creare un ambiente sicuro per il nascituro, i Rivers si imbarcano in un’impresa forse più grande di loro.

Ottenere giustizia e rispetto negli anni ‘70 richiede sforzi, sacrifici, che spesso le comunità di colore non possono permettersi. Ma i personaggi di Jenkins – basati su quelli creati da James Baldwin nel romanzo ispirazione della pellicola – non si arrendono: sopportano, lottano con tutte le loro forze, restando uniti e non lasciandosi abbattere dalle continue avversità.

Una forza d’animo personificata nei colori caldi e brillanti dei costumi, delle scene, e nella intensità delle performance attoriali, sottolineate da lunghi primi piani e giochi di macchina.

Jenkins si prende tutto il tempo a disposizione – a volte forse anche troppo – per raccontare, mostrare, far capire. E ancora una volta, sforna una pellicola che sarà difficile non vedere tra le nominate al Dolby Theatre di Los Angeles nella prossima stagione cinematografica.

Dalla Conferenza Stampa:

Barry Jenkins: ‹‹Se la Strada Potesse Parlare mette insieme le due voci di Baldwin, quella più romantica, sensuale, che parla di amore e passione, con quella più critica, che focalizza l’attenzione sulle ingiustizie e sulle difficoltà della vita. Mi sono innamorato di tutto ciò, e ho deciso di portarlo sullo schermo››

‹‹Anche in fase di scrittura cerco di prestare molta attenzione ai dettagli, ai piccoli gesti, quelli più intimi e umani. Da persona che è cresciuta a Miami, ma che realizza un film che può essere proiettato anche qui a Roma, devo poter creare qualcosa in cui ci si possa rispecchiare come esseri umani, anche nei piccoli gesti, anche a chilometri di distanza››

‹‹Le persone di colore hanno sempre avuto una vita difficile, ma nonostante tutto, nonostante tutte le difficoltà e le ingiustizie sofferte, abbiamo ancora quella gioia, quell’amore, quella voglia di celebrare la vita che ci dà la forza per andare avanti, che vuole riflettersi anche nei personaggi del film››.

The Little Drummer Girl

Regia: Park Chan-wook Durata: 120’ (ep. 1 e 2) Con: Alexander Skarsgard, Florence Pugh, Michael Shannon Data di Uscita: 9, 20, 21 Novembre (USA)

La mini-serie in sei episodi della BBC (in collaborazione con AMC) intitolata The Little Drummer Girl vede una giovane Florence Pugh (Outlaw King, Lady Macbeth) unirsi a una complicata missione di spionaggio dei servizi segreti Israeliani atta a sventare attacchi terroristici contro gli ebrei da parte di estremisti palestinesi.

Tratta da una spy novel di John Le Carré, la storia ha già trovato un adattamento cinematografico nel 1984, con Diane Keaton nei panni di Charlie.

Il corrispettivo televisivo annovera nel cast anche Michael Shannon (The Shape Of Water, Animali Notturni) e Alexander Skarsgård (True Blood, Big Little Lies) e può vantare un incipit spiazzante e incredibilmente di impatto. Il pubblico viene catapultato fin dalla prima scena nell’aberrante realtà della Germania dell’Ovest degli ultimi anni ’70, offuscata da una nebbia carica di terrore.

L’immersione nella fitta trama che sorregge il racconto è graduale, e a tratti non del tutto chiara, ma pian piano si arriva a coglierne le intenzioni, facendo conoscenza con i personaggi, i loro obiettivi, e le modalità con cui operano.

Finzione nella finzione, The Little Drummer Girl punta tutto sull’artificio, sul gioco delle parti, ad arte orchestrato da Park Chan-wook, che riesce a raccontare senza svelare troppo, mostrando solo lo stretto necessario (e a volte anche meno).

Al termine dei due episodi, lo spettatore viene lasciato con più domande che risposte, ma questo stesso meccanismo fa sì che la voglia di proseguire nella visione sia il sentimento dominante, garantendo una fidelizzazione al prodotto.

Beautiful Boy

Regia: Felix Van Groeningen Durata: 112’ Con: Steve Carell, Timothée Chalamet Maura Tierney, Amy Ryan Data di Uscita: 25 Ottobre 2018

La vicenda narrata in due libri, uno scritto da David Sheff, Bautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction e l’altro dal figlio Nic, Tweak: Growing Up On Methamphetamines, fa da base al film di Van Groeningen, Beautiful Boy, con Steve Carell e Timothée Chalamet nei rispettivi ruoli.

Quella che vuole essere una rappresentazione fedele e veritiera della tossicodipendenza, finisce per risultare in un racconto piatto, per niente dinamico, di una lotta su due fronti contro uno dei mali peggiori degli ultimi due secoli.

Attraverso la reiterazione delle stesse, quasi identiche scene, vi è una scarsa progressione nello sviluppo della pellicola; nonostante sia più che comprensibile la volontà di mostrare gli effetti della ricaduta, non viene giustificato il ritmo lento e poco coinvolgente con il quale è presentato il tutto.

L’onere di arrivare allo spettatore ricade principalmente sugli interpreti, che portano sulle spalle il peso dell’intero progetto. Sono infatti Carell e Chalamet ad alzare l’asticella e dare più spessore cinematografico alla storia, creando un legame con il pubblico fondato sull’empatia.

Beautiful Boy è, artisticamente parlando, una promessa non mantenuta.

They Shall Not Grow Old

Regia: Peter Jackson Durata: 100’

A celebrazione del centenario della Prima Guerra Mondiale, il regista neo-zelandese già autore delle trilogie de Il Signore Degli Anelli e Lo Hobbit, Peter Jackson, mette insieme racconti di veterani e filmati d’archivio inediti per un documentario crudo e toccante sulla vita da soldato.

Con un’alternanza tra scale di grigi e saturazioni cromatiche, Jackson si fa narratore di storie dal fronte, cercando di trasmettere motivazioni, pensieri e stati d’animo dei protagonisti del più rivoluzionario degli eventi del ventesimo secolo; operazione purtroppo in parte ostacolata dalla mancanza di sottotitoli, che ne inficia la comprensione per molti.

 

They Shall Not Grow Old offre comunque un affresco di ciò che, come suggerisce anche il titolo, spesso è più facile dimenticare, sorvolare: molti, troppi uomini non hanno avuto la possibilità di crescere, invecchiare e raccontare.

The Hate U Give

Regia: George Tillman Jr. Durata: 133’ Con: Amandla Stenberg, Regina Hall, K.J. Apa, Anthony Mackie, Russell Hornsby, Issa Rae, Common, Algee Smith Data di Uscita: Ottobre 2018

‹‹Quanti di noi dovrete ancora uccidere prima che ve ne rendiate conto?››

Khalil è un giovane di colore pieno di vita e speranze, finché una notte non viene fermato e ucciso da un agente di polizia, a causa di un malinteso dettato dal pregiudizio. Testimone della vicenda è Starr, amica del ragazzo e protagonista della pellicola, che porterà avanti una battaglia sociale in nome della giustizia e contro il razzismo e le discriminazioni.

Tratto dall’omonimo romanzo di Angie Thomas, The Hate U Give prende il nome dalla filosofia T.H.U.G. L.I.F.E. del rapper Tupac Shakur – di cui il titolo è in parte memore – secondo cui l’odio che viene dato ai bambini, verrà poi da loro restituito alla società (The Hate U Give Little Infants F***s Everybody).

Tillman è abile nel costruire un racconto convincente, che prende in esame entrambi i punti di vista, del discriminante e del discriminato, portando a riflettere sul trattamento riservato, intenzionalmente o meno, alle comunità afroamericane.

Scene forti e agghiaccianti invadono lo schermo, e accompagnano spettatore e personaggi in un coming-of-age più riflessivo, e più immerso nella realtà contemporanea di quanto siamo pronti ad ammettere.

E finalmente possiamo apprezzare il casting della Stenberg, che ultimamente si vedeva impegnata in ruoli a lei meno confacenti (ma per cui è stata probabilmente scelta principalmente in virtù del politically correct, come il recente The Darkest Minds), e che invece in questo caso fa pienamente sfoggio delle sue capacità interpretative.

Boy Erased

Regia: Joel Edgerton Durata: 114’ Con: Lucas Hedges, Joel Edgerton, Nicole Kidman, Russell Crowe, Xavier Dolan Data di Uscita: 7 Febbraio 2019

Di tematica simile a La Diseducazione Di Cameron Post, anche Boy Erased – Vite Cancellate dell’attore e regista Joel Edgerton (Regali Da Uno Sconosciuto – The Gift, Il Grande Gatsby) tratta di omosessualità e terapie di conversione, con al centro Jared (Lucas Hedges), figlio di un pastore protestante (Russell Crowe).

Boy Erased riesce però dove Cameron Post fallisce: più credibile ed efficace è il quadro presentato relativo alle comunità di recupero religiose e al loro dubbio operato. Maggiormente presente è inoltre il rapporto con gli adulti, specialmente con i genitori, che assume qui un’estrema rilevanza.

Non priva di difetti – gli altri membri della comunità di recupero avrebbero meritato ulteriore approfondimento, e probabilmente alcuni passaggi avrebbero potuto beneficiare di maggiore chiarezza espositiva -, l’opera di Edgerton è comunque più completa e tecnicamente raffinata, segno di un’esperienza più longeva di cast e crew davanti e dietro la cinepresa.

Di un certo spessore anche le interpretazioni, con una Kidman particolarmente adatta al ruolo di madre apprensiva e succube del marito, e partecipazioni degne di nota da parte dell’eclettico Xavier Dolan e del cantante Troye Sivan.

Green Book

Regia: Peter Farrelly Durata: 130’ Con: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Don Stark, Sebastian Maniscalco Iqbal Theba Data di Uscita: Febbraio 2019

Viggo Mortensen (Il Signore Degli Anelli, A Dangerous Method) torna, dopo Captain Fantastic, a interpretare un altro personaggio memorabile, destinato a diventare a suo modo iconico: Tony “Lip” Vallelonga, un buttafuori di origini italo-americane che viene ingaggiato da un celebre pianista afroamericano (Mahershala Ali) per accompagnarlo, come autista, in un tour nel sud degli Stati Uniti.

A metà tra road movie e buddy movie, Green Book, diretto da Peter Farrelly (Scemo & Più Scemo, Tutti Pazzi Per Mary) focalizza l’attenzione sul rapporto d’amicizia tra i due uomini, allargando la conversazione a tematiche di estremo rilievo sociale: discriminazione, accettazione, senso di appartenenza, e valori personali e familiari, intrecciati in un’epoca di sogni infranti, e allo stesso tempo infrangibili, speranze a volte vane, ma non del tutto impossibili.

Un racconto onesto, effervescente, dalle sfumature drammatiche, ma sostanzialmente vicino alla commedia, quello di Green Book – che deve il titolo al Negro Motorist Green Book, una guida per viaggiatori di colore, pubblicata dagli anni ’30 ai tardi ’60, dove erano indicati i luoghi in cui questi avrebbero potuto soggiornare senza incorrere in ulteriori problemi –, che ha il pregio di non volere inculcare nello spettatore una mentalità buonista e costringerlo ad adottare un pensiero predeterminato.

Attraverso spettacolari performance da parte degli attori protagonisti e una sceneggiatura ponderata e limata alla perfezione – ideata assieme alla famiglia del vero Tony Vallelonga -, tra accenti studiati e parole inventate, come dice anche lo stesso Mortensen in un perfetto italiano ‹‹Questo film non ti dice cosa devi pensare, ascoltare o vedere: è solo una bella storia che ti permette di pensare, se è quello che vuoi. È un invito a fare un viaggio, a piangere e a ridere, e forse a riflettere sui limiti delle prime impressioni. Non è un obbligo, o una lezione forzata. È una storia condivisa dal passato che può aiutarci a capire il presente››.

Dalla Conferenza Stampa:

Viggo Mortensen: ‹‹C’è parecchia ignoranza in giro, e ce ne sarà sempre, ma ciò che più spaventa è che le persone che dovrebbero essere più consapevoli, i leader politici, delle varie organizzazioni internazionali, continuino invece a ignorare – o far finta di ignorare per raggiungere fini ulteriori, che è anche peggio – i problemi della società. Per questo, da un certo punto di vista, è comprensibile un atteggiamento di rassegnazione da parte di alcuni. Ma penso che ciò che costituisca davvero l’umanità siano i piccoli gesti quotidiani, quelli che il più delle volte passano inosservati, e che ognuno di noi può compiere in ogni momento››.

American Animals

Regia: Bart Layton Durata: 116’ Con: Evan Peters, Blake Jenner, Barry Keoghan, Jared Abrahamson Data di Uscita: 2019

L’attualità e le vicende reali di persone in carne e ossa sembrano essere grande fonte d’ispirazione per i film in uscita in questo periodo: anche American Animals di Bart Layton, il regista di The Imposter, sembra operare su questa scia, portando sullo schermo la storia di quattro ragazzi in cerca di un’identità, di un posto nel mondo.

Spencer, Warren, Eric e Chas cercano di trasformare la loro vita ordinaria in qualcosa di straordinario, provando a mettere a segno un colpo da 12 milioni di dollari. Gli improvvisati rapinatori fanno ricerche, guardano heist movie su heist movie, studiano piani d’azione e vie di fuga improbabili riempendo le loro giornate con uno scopo comune, nel tentativo di rubare dei libri rari conservati nella biblioteca universitaria.

Per mezzo di svariati espedienti di natura letteraria, come l’alternarsi nel racconto delle voci narranti – i veri protagonisti, e i loro interpreti sullo schermo (Evan Peters, Barry Keoghan, Jared Abrahamson e Blake Jenner) – e il continuo mettere in dubbio l’affidabilità dei loro punti di vista, aggiungendovi soluzioni registiche cariche di stile ed incredibilmente accattivanti, Layton porta a compimento un geniale contributo alla filmografia di genere, trovando la cifra stilistica adatta per l’obiettivo che si prefissa.

È facile pensare come, fra qualche anno, American Animals possa già esser visto come un piccolo cult, e segnare la cultura cinematografica della generazione corrente, come di quelle successive.

Dalla Conferenza stampa:

Bartb Layton: ‹‹Quello che mi sono chiesto con questo film è “come fare per trovare un nuovo modo di raccontare una storia vera che non sia già stato visto e utilizzato in precedenza?”. Il mio background è quello di un documentarista, quindi ho provato a prendere in prestito elementi da quel genere, soprattutto in materia di quel che un documentario può provocare nello spettatore per farlo reagire in un certo modo. Non sospendi la credibilità nei documentari, e noi affrontiamo la storia di questi ragazzi alla stessa maniera».

«Ho visto un mucchio di heist movie, proprio come i personaggi del mio film, in modo da poterne riutilizzare e sovvertire gli elementi caratteristici. Volevo rendere omaggio al genere, e allo stesso tempo creare qualcosa di più personale, fino ad invertirne completamente la formula nel finale».

A Private War

Regia: Matthew Heineman Durata: 106’ Con: Rosamund Pike, Jamie Dornan, Stanley Tucci, Tom Hollander, Corey Johnson Data di Uscita: 22 Novembre 2018

A Private War porta sullo schermo le atrocità commesse in zone di guerra a cui Marie Colvin, giornalista americana, ha assistito durante la sua carriera da inviata, e che spesso sono state coperte, mascherate o insabbiate dai governi coinvolti.

Raccolte in un articolo uscito su Vanity Fair nel 2012, Marie Colvin’s Private War, le vicende sono state scelte e adattate dal regista Matthew Heineman (La Città Dei Fantasmi, Cartel Land) e dallo sceneggiatore Arash Amel (The Titan, Grace Di Monaco), e mentre il ruolo principale è andato a Rosamund Pike (Hostiles, Gone Girl), la cui presenza non è da escludere tra le papabili per la statuetta dorata ai prossimi Academy Awards, è degna di nota anche l’interpretazione di un ottimo Jamie Dornan (Once Upon A Time, The Fall).

La pellicola sembra autoimporsi, per via dell’argomento, l’obbiettivo di stupire, scandalizzare e rendere indelebile l’orrore dell’avidità e della crudeltà umana, riuscendovi a tratti anche in misura abbastanza soddisfacente.

L’unico problema è che, per quanto ci si provi, non si riesce davvero a valicare il muro che va dall’essere dei meri testimoni al calarsi appieno nei panni dei protagonisti; forse anche per via di una narrazione poco fluida, quasi affaticata, lo spettatore può sentirsi più trascinato che accompagnato verso la conclusione del film, e riportato sull’attenti principalmente in occasione di scene dal maggior impatto grafico e uditivo.

In ogni caso, è sempre un’operazione necessaria quella che si prefigge di portare alla luce verità per lo più sconosciute, o peggio ancora, semplicemente ignorate.

Dead In A Week (Or Your Money Back) / Morto Tra Una Settimana (O Ti Ridiamo I Soldi)

Regia: Tom Edemunds Durata: 90’ Con: Aneurin Barnard, Tom Wilkinson, Christopher Eccleston, Freya Mavor, Marion Bailey Data di Uscita: Novembre 2018

Black humor, battute brillanti e situazioni paradossali costellano la pellicola scritta e diretta da Tom Edmunds, Morto Tra Una Settimana (O Ti Ridiamo I Soldi), al suo debutto dietro la macchina da presa per un lungometraggio.

William è uno scrittore poco apprezzato, che non è ancora riuscito a pubblicare nulla, e vuole farla finita con le sfortune della vita: prova in tutti i modi a suicidarsi, ma non sembra riuscirci. Entra in scena Leslie, un anziano sconosciuto che si offre di aiutarlo nell’intento (ovviamente sotto pagamento, con tanto di contratto vincolante).

Da lì una serie di accadimenti al limite dell’inverosimile si susseguono intrattenendo e divertendo il pubblico, e dando vita a una narrazione piacevole e mai di cattivo gusto.

Nonostante l’argomento non sia dei più semplici da affrontare, Morto Tra Una Settimana compie una pregevolissima operazione, grazie all’inventiva e alla sagacia del team creativo, e alla bravura degli attori coinvolti – dal giovane Aneurin Barnard (Dunkirk, War & Peace) ai veterani Wilkinson (Grand Budapest Hotel, Full Monty) e Eccleston (Doctor Who, Thor: The Dark World) – realizzando una commedia fresca, frizzante, dall’idea apparentemente cinica, ma con un inaspettato ottimismo di fondo.

Notti Magiche

Regia: Paolo Virzì Durata: 125’ Con: Giancarlo Giannini, Mauro Lamantia, Giovanni Toscfano, Irene Vetere, Paolo Sassanelli, Marina Rocco, Andrea Roncato, Giulio Berruti, Giulio Scarpati, Tea Falco Data di Uscita: 8 Novembre 2018

Il film di chiusura di questa edizione della Festa Del Cinema di Roma coincide purtroppo con la delusione più cocente di questi dieci giorni.

Notti Magiche di Paolo Virzì è infatti il perfetto esempio di “concept andato a male”: l’idea di partenza sarebbe potuta essere vincente, ma in fase di sceneggiatura qualcosa deve essere andato storto, perché la pellicola risulta confusionaria, a tratti raffazzonata, e tutt’altro che brillante.

Dialoghi stantii e casuali, recitazione qualitativamente altalenante, montaggio poco incisivo e una colonna sonora per nulla in sinergia con la narrazione – il posizionamento plurimo e poco funzionale di Un’Estate Italiana, dai cui versi prende nome il film, non gioca certo a suo favore – contribuiscono a fare di questo film semplicemente un’opera “che avrebbe potuto”, ma non è riuscita.

Dispiace soprattutto per i grandi nomi del panorama cinematografico italiano coinvolti nel progetto, in primis il regista Virzì e attori affermati come Giancarlo Giannini, ma sfortunatamente Notti Magiche non solo non centra il bersaglio, ma si allontana decisamente da esso.

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