Abbiamo visto per voi:

I, Tonya (Film)
Frozen – Le avventure di Olaf (Cortometraggio)
– Incontro con il pubblico – Jake Gyllenhaal

Fa freddino da queste parti, ma non ci lasciamo scoraggiare, e cominciamo questa quarta giornata di festa con I, Tonya di Craig Gillespie (Million Dollar Arm, L’ultima tempesta).

Come molte delle pellicola in uscita quest’anno, I, Tonya è un biopic incentrato su una figura di grande rilievo nel mondo dello sport: la pattrinatrice americana Tonya Harding, seconda donna ad aver realizzato un triplo axel in una competizione ufficiale dopo la nipponica Midori Itō.

Come ne La battaglia dei sessi, viene fatto riferimento a uno specifico evento nella sua carriera – l’aggressione alla collega Nancy Kerrigan nel gennaio del ‘94 – utilizzata come perno della narrazione.

Il piglio documentaristico viene smorzato dal fare molto “piacione” della pellicola, con ammiccamenti metatestuali al pubblico e dialoghi divertenti che ne mantengono sempre equilibrato il ritmo.

Bravissimi gli attori a calarsi nei panni dei personaggi da loro interpretati – e se fate un confronto con le loro controparti reali, noterete somiglianze non indifferenti nell’aspetto e nei modi -: Margot Robbie (The Wolf of Wall Street, Suicide Squad), Sebastian Stan (Captain America: The Winter Soldier, The Martian), Allison Janney (The Help, American Beauty) e Paul Walter Hauser (Kingdom, iSteve) rappresentano perfettamente le diverse sfaccettature e la psicologia complessa che I loro ruoli richiedono.

Menzione d’onore alla giovanissima McKenna Grace, che vedremo a breve nelle sale in Gifted – Il dono del talento con Chris Evans (Captain America – Il Primo Vendicatore, Snowpiercer).

Il tempo doveva essere un presagio, perché nel pomeriggio diamo spazio all’animazione con il cortometraggio Frozen – Le Avventure di Olaf, che precederà il film Coco alla sua uscita nelle sale il prossimo Dicembre.

Il Red Carpet si tinge di bianco e si riempie di alberi innevati e palloncini a tema per accogliere i doppiatori italiani del film, Enrico Brignano e Serena Rossi, che assistono all’anteprima con il pubblico in sala.

Il corto vede un simpaticissimo Olaf andare alla ricerca di tradizioni natalizie da portare in dono ad Anna e Elsa, non abituate a festeggiare il Natale in compagnia.

Ancora una volta, è la Disney a ricordarci che a contare davvero sono i legami e le persone a noi care e lo fa, come al suo solito, strappandoci grosse risate e qualche aaaaawww.

Aaaaawww è anche la reazione di molti alla presenza di Jake Gyllenhaal, con noi in Sala Sinopoli per raccontarci la sua carriera.

Nel commentare le clip relative ad alcuni dei suoi film più celebri – Donnie Darko, Jarhead, I segreti di Brokeback Mountain, Zodiac, The Nightcrawler – Lo sciacallo, Animali notturni – si parla di ciò che si nasconde dietro il processo produttivo e dietro la cinepresa, della ricezione di pubblico e società dei prodotti cinematografici, e di grandi registi.

“Uno non intraprende un percorso creativo pensando che nessuno ne fruirà o lo accoglierà. Quando fai un film, speri e credi che qualcuno lo vedrà, e che lo apprezzerà. Per questo ci metto il cuore e do tutto me stesso in quello che faccio.”

Quando gli viene chiesto se c’è un genere che predilige, la sua risposta è semplice: “No”. Poi articola: “Mi affascina l’esperienza umana, e mi affascina l’inconscio. Non facciamo mai lo stesso identico sogno; a volte si possono ripetere, ma non sono mai identici. E penso che I film funzionino allo stesso modo. Credo che il cinema sia la cosa più vicina ai sogni che abbiamo.”

Viene fatta anche a lui, come a Christoph Waltz un paio di giorni prima, la domanda sull’improvvisazione.

In questo caso, la risposta è alquanto differente: “Non credo nelle regole. Rispetto il testo, ma credo anche nella validità del momento, nella chimica che si crea con il gli altri attori, nel regista, e in quello che a lui o lei possa andar bene. Ci sono stati film in cui ho seguito pedissequamente la sceneggiatura, altri in cui me la sono lasciata completamente alle spalle per catturare l’essenza del momento. L’unica struttura che seguo sempre e comunque è: preparazione, preparazione, preparazione.

Il discorso si sposta poi sui registi.

“Lavorare con Ang Lee è probabilmente il sogno di ogni attore.Quando ho sentito che stava per fare un altro film, ho pensato subito di volerne far parte, qualunque cosa fosse. Avevo sentito parlare a lungo di questa sceneggiatura, poi l’ho letta, e mi ha toccato così tanto che ricordo di aver pianto. C’erano varie combinazioni di attori che stavano prendendo in considerazione per il ruolo dei protagonisti,e Heath e io eravamo una di queste. Praticamente, non ho avuto scelta!”

“Molte persone mi chiedono spesso se fossi spaventato dall’idea di interpretare quel personaggio. Ma sapete, sono cresciuto in un certo modo, e fin dall’inizio avevo le idee chiare al riguardo: questo film è una storia d’amore, e questo è quanto. Niente pregiudizi.”

Si parla poi della precisione di David Fincher, di Tom Ford, e di come il background nel mondo della moda di quest’ultimo si rifletta e aiuti le sue pellicole, senza però andare a discapito dei contenuti.

“L’estetica e la bellezza visiva sono caratteristiche che gli appartengono, ma c’è anche qualcosa di genuino, di autentico, non si tratta solo di ciò che è in superficie. Il suo passaggio dal mondo della passerelle a quello dei film ha perfettamente senso, per me.”

In chiusura, Jake ci mostra uno spezzone da La strada di Fellini, confessando che gli sarebbe piaciuto lavorare con lui, e che proprio questo film è uno dei motivi principali per cui ha intrapreso la carriera di attore.

“Mio padre mi disse che il film che gli fece venir voglia di diventare regista fu proprio La strada, quindi devo ringraziare questo film: se lui non se ne fosse innamorato, probabilmente a quest’ora non sarei qui.”

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