Abbiamo seguito per voi:

Una Questione Privata Film e conferenza stampa
– Incontro con il pubblico – Xavier Dolan
Stronger (Film)

Seconda giornata in quel dell’Auditorium Parco della Musica, dove si sta tenendo la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

In questo grigio dì, si aprono le danze con Una questione privata dei fratelli Taviano (Le affinità elettive, Cesare deve morire), basato sull’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, e con protagonisti Luca Marinelli (La grande bellezza, Lo chiamavano Jeeg Robot), Lorenzo Richelmy (Sotto una buona Stella, La ragazza nella nebbia) e Valentina Bellè (I Medici, Heaven).

Nebbia. Foschia. Fumo negli occhi. Dubbio.

Una febbricitante incertezza connota visivamente la pellicola e si riflette nel triangolo amoroso alla sua base: lui, lei e il migliore amico di lui.

Tra squarci di vita risalenti a solo pochi mesi prima e il brutale presente delle lotte partigiane per la resistenza contro il fascismo, si consuma questa storia, vecchia come il mondo, di amore e amicizia, tradimento e lealtà.

Un tentativo disperato di ricerca della verità si trasforma in un’operazione di salvataggio – dell’altro, dei propri legami, di sé – della quale non è semplice comprendere l’esito.

Nel pomeriggio ci si sposta in Sala Petrassi per la conferenza stampa con regista (era presente solo uno dei due fratelli), produttori e cast.

Paolo Taviani è perentorio nel mettere i paletti tra cinema e letteratura: “Non è semplicemente voglia di trasporre il libro. Facendo ciò, quasi sempre si finisce per tradire il testo. Il cinema non è letteratura. È un altro modo di esprimersi. Anche in questo caso, diciamo grazie a Fenoglio, e andiamo avanti per la nostra strada”.

E ancora: “Facciamo un film perché a noi piace lo spettacolo: ci piacciono gli attori, ci piace la macchina da presa.”

Conclude ricordando come il suono che producevano le vecchie cineprese fosse “più emozionante della quinta di Beethoven”.

Alle 17.30 è la volta del giovane prodigio canadese Xavier Dolan, attore e regista ventottenne che dispensa battute e verità con un candore e una schiettezza disarmanti.

A seguito delle clip dei film da lui diretti (e in alcuni casi anche interpretati) – J’ai tué ma mère, Les amours imaginaires, Laurence Anyways, Tom à la farme, Mommy, Juste la fin du monde – Dolan ha parlato di cosa lo abbia spinto a diventare un regista “Volevo fare qualcosa con la mia vita. Tutti i miei amici stavano facendo qualcosa, e io me ne stavo da solo nel mio appartamento senza far niente… Ho promesso agli altri e a me stesso che avrei trovato la mia strada”.

E così ha fatto, cominciando a creare e raccontare storie.

“Amo fare film su persone che lottano. Penso che alla fine giri tutto intorno a queste persone, quelli che combattono per essere ciò che sono.

Ma non glielo lasceranno fare, perché con il loro essere autentici, questi costituiscono un problema per la società, mostrandone la falsità.” e continua “Ma alcuni credono ancora in loro: sono sognatori, combattenti. Credo quindi che l’idea sia quella di raccontare una storia, senza però dargli nulla.

Eppure, loro non hanno bisogno di nulla per continuare a combattere: sono già dei lottatori, dei vincitori. Potranno non riuscire, potranno non finire insieme, ma non saranno mai dei perdenti. Saranno sempre persone che lottano per quello in cui credono.”

Conclude affermando che “A volte non va come dovrebbe andare, ma è sempre la vita che va incolpata per questi fallimenti, non loro: perché loro non si sono mai arresi.”

Cala la notte, e al Maxxi proiettano Stronger di David Gordon Green (Sua maestà, Joe), la pellicola in cui Jake Gyllenhaal (Animali notturni, Lo sciacallo – Nightcrawler) interpreta Jeff Bauman, sopravvissuto dell’attentato alla Maratona di Boston del 2013.

Il film, basato su fatti realmente accaduti, narra come – dopo una tragedia che ha sconvolto non solo i presenti, ma tutto il mondo – Bauman, i suoi cari, e l’intera città abbiano lottato con tutte le loro forze per non far vincere l’odio.

Una storia raccontata ad arte, interpretata con sentimento, vissuta fin nei momenti più intimi e nei pensieri più reconditi, dove si annidano le paure e i traumi che un’esperienza simile inevitabilmente causa.

Nonostante la tematica, non si percepisce pesantezza durante la visione, che viene invece facilitata dai momenti di ilarità atti a sdrammatizzare.

Il percorso di un eroe che non si sente un eroe, ma che cercherà di esserlo per tutti coloro che lo acclamano come tale.

E mentre attendiamo l’indomani per la conferenza stampa, ci soggiunge un pensiero: sarà dura, quest’anno, restringere la cerchia dei film, dei registi e degli attori da candidare agli Oscar.

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