Democrazia, jazz y libertad

Un documentario per ricordarci che il Made in Italy è, oggi, anche musica jazz, ai massimi livelli.

La libertà esiste non nella potenzialità di essere qualsiasi cosa, ma nel suo farsi atto concreto: ne è un esempio ideale quello promosso dall’Italian Instable Orchestra, una tra le più longeve formazioni jazz democratiche – forma di ensemble che, priva di un direttore, si affida – attraverso il metodo del dialogo e della discussione – alla coralità dei propri compomenti (una strategia che trova sempre un esito positivo perché, per quanto possa essere acceso il confronto di idee, “quando c’è da suonare si suona”).

A dare il senso della solidità ormai raggiunta dal progetto, iniziato nel lontano 1990 dal trombettista milanese Pino Minafra – e che nelle intenzioni originarie non doveva sopravvivere all’occasionale partecipazione all’Europa Jazz Festival di quegli anni – basta sottolineare che l’Instabile è una formazione con 18 elementi che ha già realizzato otto dischi, che può vantare la partecipazione costante a diversi festival internazionali di jazz (da Chicago a Berlino), oltre a vari riconoscimenti di prestigio – tra i quali quello come miglior gruppo straniero, assegnato dalla rivista di settore Down Beat.

Il Suono Instabile della Libertà è un documentario, disponibile in italiano (sottotitolato all’occorrenza in inglese, francese, tedesco e spagnolo), della durata di un’ora circa, un excursus sulla vita – vissuta e, soprattutto, in atto – dell’Orchestra, che incuriosisce e interessa sia per contenuti, che per alcune soluzioni registiche – decisamente riuscite -, come il ritmo sostenuto del montaggio – che alterna (preparazione ed esecuzione delle) canzoni e interviste – e la fotografia che, giocando tra colori e bianco/nero, restituisce sapientemente quella dialettica tra classicità e modernità che caratterizza la ricerca del gruppo in campo jazzistico.

Un ricerca della quale lo spettatore è messo al corrente, grazie ai racconti di quasi tutti i protagonisti della formazione (una scelta che, sottolineando l’assenza di un Bandleader, tende a evidenziarne gli inusuali – almeno per il dominante individualismo contemporaneo – processi decisionali) e che, attraverso la sintesi di suggestioni tratte dalla musica etnica e da quella contemporanea, sembra approdare in maniera convincente a improvvisazioni musicali eseguite all’interno di vere e proprie performance a cui non manca mai una buona dose di umorismo, spesso (auto)ironico.

Al termine della visione del DVD, si impone nello spettatore – e con particolare forza – la percezione di una sorta di “fusione degli orizzonti” quale cifra dell’Instabile: la costruzione di un linguaggio universale, identificato nel jazz, che – senza mortificare le individualità culturali e musicali dei diversi componenti – riesce a tenere unito un collettivo nel quale ognuno può riconoscersi e riconoscere il proprio contribuito a livello di immaginazione, personalità e creatività. Il gruppo e le sue dinamiche diventano, in questo modo, un contesto di rispetto e libertà, dal quale sono banditi omologazione e coercizione.

Ben venga, dunque, una operazione di testimonianza come quella di Marco Bergamaschi e Gianpaolo Gelati, soprattutto se, in ultima analisi, non possiamo che riscontrare, nel caso dell’Instabile, la triste costante della (solita?) situazione culturale nel nostro Paese: una eccellenza che, nota in Italia solamente ai cultori della materia, all’estero fa furore (“the orchestra has eighteen members and they play molto molto bella“, parola di Ornette Coleman, uno dei fondatori del free-jazz).

Il Suono InStabile della Libertà
on the road with the italian instabile orchestra
di Marco Bergamaschi e Gianpaolo Gelati
Durata: 63′
Genere: Documentario
Produttori: FilmAlbatros, HOBOfilm
Distribuzione: Lo Scrittoio

Elenco interviste:
Daniele Cavallanti – sassofono tenore e baritono
Eugenio Colombo – sassofono alto e soprano, flauto
Paolo Damiani – violoncello, contrabbasso
Alberto Mandarini – tromba
Martin Mayers – corno francese
Guido Mazzon – tromba
Pino Minafra – tromba, flicorno, megafono
Umberto Petrin – pianoforte
Bruno Tommaso – contrabbasso
Tiziano Tononi – batteria e percussioni
Sebi Tramontana – trombone
Gianluca Trovesi – sassofono alto piccolo, clarinetto alto e basso
Emanuele Parrini – Violino

Critici
Francesco Martinelli
Nod Knowles
Riccardo Bergerone

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