Tra sacro ed elettronico

Al Teatro Qurinetta, la nuova sacerdotessa dell’elettro-pop regala una (breve e faticosa) serata di buona musica.

Prendete un sintetizzatore, sample digitali e una drum machine, capaci di tessere arrangiamenti dalla ritmica cadenzata e tenace, seppur cupi e avvolti da una buona dose di delay; prendete l’immaginario neo-gothic così inflazionato negli ultimi tempi, con fasci di luce di colore acido tipici delle piste da ballo stile cyber; prendete melodie intense e una voce potente quanto emozionante, aggiungeteci una tromba americana, e otterrete un affresco indicativo per comprendere qualcosa del concerto di Zola Jesus andato in scena ieri sera presso il Teatro Quirinetta.

Zola fa parte di quella nuova genia di cantanti donne che sta segnando nel profondo l’odierna scena pop-rock, che propone uno stile che, per quanto ricercato, non si chiude mai nella torre d’avorio dell’elitarismo; e viceversa, non si tratta del pop commerciale di facile consumo, perché la cura per la parte strumentale e la dimensione sperimentale restano costanti nella loro produzione. La cantante americana di origine russa, classe 1986, da un lato sembra attingere alla classe e alle linee vocali di Florence dei Florence + the Machine, dall’altro acquisisce la presenza scenica e la potenza di Karen’O, con la quale condivide il timbro vocale, ma allo stesso tempo la sua intensità crepuscolare richiama Soup & Skin per non parlare di tutta la tradizione dark delle passati decadi. In occasione della presentazione della sua ultima fatica, l’album Taiga, Zola Jesus padroneggia il palco quasi fosse una sacerdotessa nel corso di una ritualità sciamanica, anche se sembra a volte poco spontanea nei gesti e nelle danze, mentre da un punto di vista esecutivo è impeccabile.

Molto suggestivo il gioco scenografico di luci e allestimento, come anche i membri della band che davanti alle tastiere e alle console riescono a combinare potenza e precisione; la bellezza del genere di Zola, difficilmente inquadrabile perché capace di attingere persino al pop di Madonna seppur sia evidente come il referente ideale resti Kate Bush, è in questa oscillazione perenne tra le lusinghe della dub-step alle quali cede spesso e lirismi da ninna-nanna, come quando riesce a catturare l’attenzione e il silenzio della sala cantando a cappella l’inizio di uno dei suoi brani più noti. Si combinano in maniera magica, come giusto che sia, la sacralità e la danza, il tutto nell’orizzonte delle sonorità elettroniche. Le condizioni per una bella serata ci sarebbero stati tutti, se non fosse stato per la brevità imbarazzante dell’esibizione (un’ora scarsa), ma soprattutto per la totale evanescenza e aleatorietà delle informazioni relative all’orario dell’inizio del concerto. Assistere a una performance live già stanchi non aiuta mai, soprattutto quando l’attesa è ripagata da una durata così breve; per il resto, Zola Jesus si candida a diventare una delle voci e delle protagoniste della musica contemporanea, il rischio della degenerazione nello stereotipo e nella paccottiglia “emo” però è sempre dietro l’angolo.

Il concerto ha avuto luogo:
Teatro Quirinetta
Via Minghetti, 5 – Roma
24 marzo 2015, ore 23.00

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