Il Rock in Roma accoglie all’Ippodromo delle Capannelle il ritorno nella Capitale dei Ministri.

Il 20 luglio, anche volendo citare solamente i cosiddetti grandi eventi, sarà una data da ricordare per gli amanti della buona musica che in un solo giorno ha visto protagonisti i Coma Cose a Villa Ada – Roma incontra il mondo, i Muse allo Stadio Olimpico, Steve Hackett al Roma Summer Fest e i Ministri al Rock in Roma.

Rispetto a quest’ultimo, il Rock in Roma è un appuntamento lungo più di un mese che si è ormai ritagliato uno spazio tra i più significativi della scena musicale tanto italiana, quanto europea, nonostante abbia in parte perso la propria anima più rock a favore di una proposta più ampia e magari più attenta ai nuovi fenomeni giovanili (Liberato, Calcutta, Thegiornalisti, Pinguini tattici nucleari).

Protagonisti anche dell’undicesima edizione di questa kermesse – che, quest’anno, con l’ampio spazio dato alla musica italiana, sembra mostrarsi in linea con una diffusa tendenza sovranista – sono as usual le location (quella storica dall’enorme capienza e altre di indubbia suggestione come il Circo Massimo, Teatro Romano di Ostia Antica, la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica), un pubblico ormai fidelizzato e, ovviamente, le band e gli artisti spesso di livello internazionale.

Altrettando ovviamente, va precisato come si stia usando l’aggettivo sovranista con ironia e scevro dalle sue attuali connotazioni geopolitiche, anche vista la qualità di interpreti e autori musicali capaci di andare oltre l’illusoria esistenza dei confini geografici e culturali.

Una tra le band che nel panorama musicale contemporaneo rappresenta forse la più alta espressione di consapevolezza della tragedia esistenziale che affligge l’umanità occidentale è quella dai Ministri, il cui canto racconta la condizione senza appello di chi anela comunque la possibilità del riscatto, pur trovandosi di fronte all’imperante conformismo/consumismo politico, economico e sociale che annienta la speranza del futuro e la possibilità dell’oggi (la catastrofe di cui il nostro Alessandro Alfieri parla nel saggio Musica dei tempi bui).

Sei album, tredici anni di attività, indipendenza dalle logiche del mercato discografico, ma anche la capacità di ritagliarsi attraverso i propri testi uno spazio di assoluta riconoscibilità stilistica. I numeri non sono tutto, ma è impossibile negare come il percorso del gruppo milanese sia di successo e la scaletta proposta al Rock in Roma ne ha restituito con pienezza la caratteristica cifra.

Dal brano di apertura, il cinico Mammut, in cui a essere demolita è la mitologia stessa dell’eterno progresso («uno di noi si sbaglia uno di noi si schianterà / con la stessa voglia e con la stessa rabbia») alla hit Comunque, in cui il nichilismo della società postmoderna, pur investendo e travolgendo ogni aspetto della vita quotidiana, non sprofonda nel disfattismo («La tua casa non vale niente /il tuo orologio non vale niente / il tuo vestito non vale niente / questa chitarra non vale niente / il tuo contratto non vale niente / la tua esperienza non vale niente /il tuo voto non vale niente /tanto vale provarci comunque»), dal nuovo singolo Un viaggio alla canonica esecuzione acustica live della straziante Il bel canto, i Ministri propongono per oltre un’ora il proprio rock privo di manierismi, aggressivo e melodico quanto basta per risultare di facile fruizione, sempre al servizio di testi di straordinario livello.

Il concerto del Rock in Roma ha allora confermato quelle che erano le attese della vigilia, ossia la certezza di  ascoltare un punk-rock spigoloso, troppo poco attento alla ricerca di originalità (e su questo punto, la continuità stilistica mostrata anche nell’ultimo album, Fidatevi, corre il rischio di una deriva in una stucchevole omogeneità), accompagnato da una stupefacente capacità di raccontare il quotidiano nelle sue implicazioni più profonde e radicali, nonché di restituire con lucidità il lato oscuro del mondo e della vita e di farlo senza mai implodere nel banale pessimismo o di girare a vuoto nella semplice ironia (come per esempio nel caso dell’eclettico Giancane che ha avuto l’onere, per noi, e l’onore, per lui, di aprire la serata).

Il concerto è andato in scena
Rock in Roma
Ippodromo delle Capannelle
Via Appia Nuova, 1255

Giancane

Ministri
Davide Autelitano: voce e basso
Federico Dragogna: chitarra, seconda voce
Michele Esposito: batteria
Marco Ulcigrai: chitarra

Mammut
Cronometrare la polvere
Comunque
Idioti
I soldi sono finiti
Sabotaggi
Stare dove sono
Usami
Se si prendono te
Due dita nel cuore
Un viaggio
Una palude
Il Bel Canto

ripresa

Fidatevi
Bevo
Diritto al tetto
Abituarsi alla fine

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