L’amarezza e la promessa non mantenuta di Micah

Il cantante neofolk americano si esibisce al Circolo degli Artisti, in un concerto lontano dall’essere appagante come ci si aspettava.

Di qualsiasi sia il genere, fin dalla sua origine ancestrale e mitica, la musica possiede un nucleo “nero”, ovvero la sua essenza è sempre intrisa della lucida consapevolezza delle verità del mondo e della vita. Abbandonati nella pena di questo grande sasso che gira a vuoto nel nulla, non abbiamo trovato niente di meglio che inventare storie, fare arte, cantare e scrivere canzoni. Non abbiamo trovato niente di meglio, certo, ma è comunque tantissimo, non c’è dubbio. Che si tratti di un brano apparentemente spensierato, di un ballabile, o di una struggente canzone blues, sono sempre di modalità differenti di relazionarsi a questa verità. L’anima nera o si rivela esplicitamente, oppure si manifesta in negativo nel tentativo di venire occultata e rimossa da una spensieratezza inconscia del suo nucleo di verità, oppure dalla stessa bellezza che rende tutto più accettabile. Insomma, l’anima della musica è amara sempre e comunque, e questo è l’incipit per parlare dell’amarezza vissuta e provata ieri al concerto di un grande della scena cantautoriale americana degli ultimi anni, ovvero Micah P. Hinson. Quella dell’amarezza è la categoria più consona quando ci si riferisce alla musica di Micah, da non confondere con Mika, il cantante che fa le vocette buffe e che fa il giudice nei talent italiani. Classe 1981, Micah inizia a scrivere musica da giovanissimo, scopre la depressione, la droga e il carcere ancora giovane e diventa negli anni uno degli astri del neo-folk o neo-country americani, senza mai abdicare alla sperimentazione alternative rock e adottando la sua arte (come già tanti prima di lui, a partire da Gesualdo principe di Venosa) come strumento di redenzione. Al Circolo degli Artisti, dopo la bella apertura dell’italiano Dog Byron, cantante che sovrappone egregiamente rock a folk ritmato, lo spettacolo andato in scena non è stato affatto gratificante. La bellezza è promessa di felicità sosteneva Stendhal e i dischi di Micah sono veramente belli per costruzione, arrangiamenti e ispirazione; “una promessa non mantenuta” aggiungeva Theodor Adorno, riferendosi al fatto che la bellezza non è in grado di riscattare i dolori della vita e del mondo. A proposito del concerto di ieri di promessa non mantenuta si può parlare dal momento che la bellezza è completamente scomparsa per lasciare spazio a un live scoordinato, sconclusionato, brutto al di là di ogni aspettativa.

Se ci si aspettava, dato il personaggio, uno stile naif, questo non significa che Micah avesse la licenza di presentarsi senza band al seguito riducendo le sue canzoni a una chitarra scordata e suonata in maniera approssimativa, accompagnato esclusivamente dalla moglie improvvisata (male) batterista. I brani sono irriconoscibili, sbagliati nell’esecuzione, il concerto di riduce a una decina di canzoni intervallate da estenuanti accordature e preparazioni che non portano a niente di buono, nonché da verbosità logorroiche e scambi di insulti col pubblico. A Micah, ultracattolico e conservatore, piace provocare il pubblico alternative del Circolo con battute e frasi che possono essere ironiche, ma anche piuttosto sessiste. Il tentativo di esportare il modello delle bettole texane, dove il cantante è cresciuto, e dove l’auditorio si diverte a interrompere il concerto lanciando cose e ingiurie fino a trascinare il cantante di turno a una rissa, diventa palese ma non vale la candela. Qui non siamo in Texas e si vuole assistere a dei veri concerti, e tu non sei più un misconosciuto sfigato che sopravvive coi pochi dollari e le birre rimediate nei vari concertini underground. Sei una star internazionale che fa un tour europeo e il pubblico, dopo la promessa dei tuoi dischi, si aspetta ben altro. Poi qua e là emerge qualche bel momento che ti ricorda perché ami Micah e la sua musica, ma sono scintille, poca roba. C’è modo e modo di comunicare l’amarezza del vivere, si può comunicare attraverso la bellezza, attraverso l’espressione, ma non c’è niente di peggio che rimuovere quell’amarezza e farla schiacciare dall’insoddisfazione del pubblico, con un’amarezza di altro grado, quella di chi cioè ha assistito a un pessimo concerto.

Lo spettacolo è andato in scena:
Circolo degli artisti
via Casilina Vecchia, 42 – Roma
venerdì 16 maggio, ore 21.30
 
Micah P. Hinson in concerto

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