Grazia e malinconia di Emily Jane White

Arrivato alla settima edizione, il festival Just Rock? 7 ha visto esibirsi sul palco del Marché Gare di Lyon Denis Rivet e, soprattutto, Emily Jane White.

Ascoltare la musica di Emily Jane White qui in Francia sembra cosa naturale. Californiana dalla voce lievemente rauca e avvolgente, la cantante sembra aver molto a che fare con il mood della musica francese. Certo, siamo lontani dal mondo di Edith Piaf, ma la presenza della White sul palco del Marché Gare di Lione sembra essere estremamente naturale. I toni intimi e decadenti della sua musica, lo charme che sgorga dalle linee melodiche sapientemente create, la situano molto vicino a un certo modo francese di fare musica. Elegante, sobrio, fascinoso.

Ed è un legame intenso quello che la unisce al Paese transalpino poiché tutti gli album dell’artista californiana sono usciti, in anticipo anche di due anni rispetto agli Stati Uniti, per la Talitres Records, casa discografica francese di Bordeaux che può vantare nel suo catalogo importanti artisti (citiamo qui di passaggio solamente gente del calibro di I Like Trains, Calla o Idaho).

Rientrante a far parte del festival Just Rock? 7 e aperto dalla sessione di Denis Rivet (un buon musicista che, forse, non ha il coraggio del nichilismo poetico della musicista statunitense), il concerto al Marché Gare di Lione è stata l’occasione per presentare al pubblico francese il quarto lavoro della White, Blood/Lines (Talitres Records, 2013), album che continua nella direzione impressa chiaramente agli inizi della propria carriera.

Dopo l’ottimo debutto del 2007 con Dark Undercoat, Emily Jane White ha costruito, mattoncino dopo mattoncino, una carriera intensa, venata di malinconia e di genio. Preme ricordare che l’album d’esordio contiene la canzone eponima che accompagna quel piccolo gioiello della cinematografia underground che è Wild Tigers I Have Known alla cui colonna sonora hanno partecipato artisti quali Current 93, Pantaleimon, Six Organs of Admittance e Nate Archer, tra gli altri. E se l’artista statunitense non ha certo lesinato sulla qualità fin da giovanissima, va anche ammesso che in questo album emerge una certa timidità, una delicatezza e una discrezione che andranno modificandosi con il passare degli anni per assumere una dimensione più matura, più sicura.

Con il secondo album, Victorian America del 2009 la White sembra osare di più, confidando maggiormente nelle capacità della propria voce, ma sempre mantenendo le qualità sussurranti che avevano segnato il suo esordio. E queste peculiarità si riproporranno anche l’anno successivo, con il terzo Ode to Sentience dove il ruolo dei musicisti che la accompagnano (che era quasi impalpabile nel primo album), acquista un certo peso.

Il concerto lionese fa parte della tournée di presentazione di Blood/Lines, lavoro uscito solamente una settimana fa. E, infatti, sono stati numerosi i pezzi proposti da questo album che hanno quasi interamente monopolizzato la prima parte del set.

Si inizia con Black Silk, un delicato sogno di seta che sfiora la ballata, e si prosegue con Faster Than The Devil, nuovo pezzo che suggerisce un aggravarsi dei toni scuri, quasi dark. Holiday Song, Dandelion Daze e My Beloved fortificano la convinzione che nel nuovo album la ricerca musicale della White abbia acuito il côté scuro, mostrando un lirismo di altissima qualità, cesellato dalla voce che, da pennellata immaginifica, si volge in strumento forte e sicuro. Mondata dagli aspetti lievemente graffianti, la voce della californiana ha oramai assunto una purezza cristallina che ridisegna i contorni della propria musica.

Le delicate melodie vocali sono state accompagnate da pochissimi strumenti: piano, chitarra e violoncello, ma mai suonati contemporaneamente. Una musica che necessita di pochi elementi poiché la malinconia non ha bisogno di molte cose: essa si deposita su una manciate di rovine dello spirito. La musica di Emily Jane White è un folk che coglie tutte le sfumature possibili del noir, ma che non si tiene lontano dalle atmosfere gioiose. Semplicemente, non le considera.

Se gli influssi di Kate Bush, di Cat Power e, non da ultimo, di Nick Cave, ma anche Mojave3, Damien Jurado, non sembrano essere scomparsi, le nuove canzoni presentate a Lione mostrano la riuscita emancipazione dalle influenze e una complessità creativa totalmente personale.
Un’artista da seguire con passione.

Emily Jane White a enchanté le public lyonnais présent lors de son concert au Marché Gare. Avec ses mélodies aux saveurs mélancoliques, l’artiste californienne a bâti une soirée intense et profonde. Le quatrième album, Blood/Lines (Talitres Records, 2013) a été présenté presque intégralement, montrant que la recherche musicale de cette musicienne est loin d’être épuisée. Un concert aux saveurs anciennes qui a permis au public de respirer un vrai folk, dépourvu de tout ornement. Pas un véritable « retour aux sources », mais un voyage à travers les époques qui abouti dans le récent travail, toujours plus personnel et riche, de Emily Jane White.

Il concerto ha avuto luogo:
Le Marché Gare
34 rue Casimir Périer – Lione (Francia)
martedì 22 ottobre, ore 20.00

Le Marché Gare e Mediatone presentano
Emily Jane White (+Denis Rivet) in concerto
http://www.marchegare.fr/

Set
Black Silk
Faster Then The Devil
The Black Oak
Holiday Song
Thoroughbred
Dandelion Daze
My Beloved
The Roses
Wake
Requiem Waltz
The Wolves

Encore I
Dark Undercoat
Wild Tigers I Have Known

Encore II
Frozen Heart

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