Vola via con me

Goran Bregovic e The Wedding and Funeral Band conquistano Tener-a-mente, il nuovo festival del Teatro del Vittoriale.

Quando si scrive una recensione musicale ci sono due strade maestre da percorrere: elencare i brani in scaletta (solitamente una sfilza di titoli con due righe di commento sull’esecuzione, che non dicono nulla a chi non conosce il performer e non emozionano i fan che non erano presenti), oppure fare un po’ di gossip musicale (Bregovic ha dovuto accordare la chitarra in scena, la strumentazione coperta in tutta fretta dai tecnici a causa della pioggia, la corista che passa la propria bottiglietta d’acqua al primo trombonista e poi gli dice di pulirsi le labbra perché si è sporcato di rossetto): note di vita che si spengono sulla carta.

Ma con un concerto-evento come quello di Bregovic, tutto questo è impossibile perché riduttivo e banale.

E allora percorriamo insieme un’altra strada: quella del sogno. Chiudete gli occhi (metaforicamente perché, altrimenti, come potreste leggere?) e immaginatevi sul Garda: una pioggerellina insistente intristisce il cielo. L’umidità entra nelle ossa – e ci si domanda se i giorni sul calendario non siano volati a nostra insaputa – mentre le acque del lago sembrano evaporare bruma autunnale. Immaginate di oltrepassare i cancelli e trovarvi nel teatro di D’Annunzio: la scenografia naturale degli isolotti alle spalle del palco, l’acustica da far invidia a Epidauro (se facessimo cadere una monetina sarebbe ugualmente udibile dalla poltrona in prima fila, così come dall’ultima gradinata), il pubblico che arriva copioso ma sparso: giovani e anziani, in giacca a vento o abito da sera scollato (che ci si chiede se la scelta del vestito sia stata fatta tre mesi fa invece di stasera, dopo aver guardato fuori dalla finestra). Si è tutti un po’ infreddoliti, la minaccia di pioggia incombe: nemmeno una stella in cielo e nessuna promessa di miglioramento. Qualche goccia e già i primi ombrelli si aprono, sparuti e infreddoliti come i loro padroni.

D’un tratto, il suono di una tromba in platea alla nostra destra, e dalla sinistra fa eco la seconda in stereofonia. Uno a uno i membri di The Wedding and Funeral Band salgono sul palco: due trombe, un sax e due tromboni serbi, una coppia di coriste – dalle voci celestiali – bulgare, un cantante e batterista cubano – col ritmo nel sangue – e Bregovic, con completo bianco e scarpe dorate che raccoglie la chitarra elettrica, alza il dito come un autentico direttore d’orchestra e dà il via alla sarabanda gipsy più coinvolgente d’Europa. E d’un tratto Rom e Sinti non sono più un problema ma una ricchezza della nostra storia e cultura: il ritmo sempre più concitato diventa ipnotico – non c’è pausa tra i brani, eseguiti senza ausilio di spartito: è un crescendo più e più coinvolgente che rapisce gli spettatori nel tourbillon di una festa perché: «Se non diventi pazzo non sei normale».

Due ore sempre più serrate, gli ombrelli dimenticati per terra, il pubblico che si alza in piedi, gambe e braccia che non resistono al richiamo del ritmo. E poi immaginate… le note di Bella Ciao, Balkanica, Kalashnikov, cantate all’unisono da centinaia di persone: giovani e anziani, uomini e donne, grondanti di pioggia e sudore (ma non importa: nessuno si rende più conto di dove si trovi) e adesso immaginate che il palco inizi a vorticare su se stesso e l’intero teatro lo segua e – come in certi film balcanici o libri dell’America Latina – ci si ritrovi, tra sogno e realtà, a mezz’aria e in questa atmosfera onirica si parta per un viaggio che non finirà mai, risalendo il Danubio su una vecchia chiatta-balera che suonerà in eterno… e domani, quando ci sveglieremo, rimarrà nel cuore il sorriso caldo di Goran Bregovic.

Articolo di Simona Maria Frigerio e Luciano Ugg è (consulenza musicale)

Lo spettacolo è andato in scena:
Nuovo Festival del Vittoriale Tener-a-mente
Il Vittoriale degli italiani
via Vittoriale, 12 – Gardone Riviera (BS)
vittoriale@vittoriale.it
martedì 19 luglio, ore 21.15
Goran Bregovic e The Wedding and Funeral Band
Champagne for Gypsies

1 commento

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