Distillati di suoni per una musica che colpisce l’anima

Il 24 settembre il teatro Marrucino di Chieti ha ospitato un duo d’eccezione: Alva Noto e Ryuichi Sakamoto, in un concerto intenso ed emozionante che ha incantato anche i più scettici.

Il concerto Sakamoto/Noto è stato organizzato nell’ambito del progetto Humani, Festival di musica elettronica che, dal 2010, porta in Abruzzo alcuni tra i maggiori artisti di musica contemporanea grazie alla caparbietà di Arturo Capone, suo ideatore e organizzatore.

Sakamoto è uno tra i maggiori musicisti e artisti contemporanei: le sue sperimentazioni si sono spinte in tutte le direzioni, le sue melodie hanno attraversato il mondo e i nostri cuori. Impossibile dimenticare le colonne sonore scritte per i film di Bertolucci (quella per L’ultimo imperatore gli valse l’Oscar), per Nagisa Oshima (le struggenti melodie di Furyo o, in originale, Merry Christmas Mr. Lawrence), le collaborazioni con Caetano Veloso e David Bowie (anche tra i protagonisti di Furyo), brani come Forbidden Colors o Bibo no Aozora.

Questa innata curiosità a sperimentare sempre nuove contaminazioni sonore lo ha portato, in questi anni, a collaborare con il tedesco Carsten Nicolai, in arte Alva Noto – artista e performer tra i più innovativi della scena mondiale. Nel 2002 pubblicano il loro primo album, Vrioon, edito dall’etichetta discografica che lo stesso Noto fonda, la Raster-Noton. Da allora, la collaborazione è proseguita e gli album sono diventati cinque (l’ultimo, in tour, è Summvs, del 2011). Il risultato è una musica sperimentale e d’avanguardia, intensa ed essenziale insieme.

Del resto, nell’elettronica i Paesi nordici sono maestri: i climi freddi e le atmosfere rarefatte danno linfa a una musica romantica ancorché metafisica, insieme irreale ed evocativa. Alva Noto, in questo senso, è algido, assolutamente elettronico. Le sue melodie, di una contemporaneità intrisa di tecnologia, macchine e stringente raziocinio. Il connubio con Sakamoto ha il senso di stemperare questo meccanicismo: le note del piano si inseriscono tra le campionature come a specificarne un senso, a tracciarne una via di interpretazione per definire confini emotivi quasi negati dall’indefinitezza elettronica dei sintetizzatori. Sakamoto traccia dei percorsi sonori che emozionano e coinvolgono proprio perché, in un certo senso, materializzano quanto abbozzato da Alva Noto: è come se la musica elettronica definisse un’ambientazione, e le poche e sublimi note di Sakamoto la connotassero attribuendole un senso profondo, interiore. Alva Noto definisce un un’ambientazione, e Sakamoto la scolpisce lanciando nell’etere pochi suoni profondi.

Il pianoforte è usato non solo nel senso classico del termine, ma come strumento performativo. Sakamoto si alza in piedi e prende spazzole e bacchette di varie forme per percuotere le corde scoperte, il telaio, sino a farci percepire il rumore, la consistenza materica di quella che, solitamente, chiamiamo musica – un’operazione che anche nelle arti figurative e nel cinema, con Stan Brakhage, ha dato risultati innovativi.

Il concerto è un viaggio interiore: un itinerario percettivo fisico e mentale verso un concetto ambiguante e sinestetico di musica: contemporanea perché rispecchia la moderna commistione dei generi e del pensiero, elegante perché dotata di un’essenzialità matura e raffinata dei suoni che delinea.

Nel bellissimo Teatro Marrucino di Chieti la cultura classica ha incontrato la sperimentazione musicale più ardita: allo staff di Humani va un ringraziamento sentito per aver aperto l’Abruzzo alla grande cultura contemporanea, e un’esortazione a proseguire in questa direzione.

Nell’ambito del progetto Humani
da un’idea di Arturo Capone

Il concerto ha avuto luogo:
Teatro Marrucino
via Cesare de Lollis, 10 – Chieti
lunedi 24 settembre, ore 21.00

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