recensione-giu-la-testaRicordando Sergio Leone, Martin Scorsese, durante una conferenza stampa ha ricordato come fosse rimasto attonito il pubblico durante la visione de “C’era una volta il West”. Non si era mai visto un film western equivalente, un’opera così lirica e solenne.


Il primissimo piano ha un’origine italianissima: gli occhi, la bocca, l’espressione così ravvicinata nelle inquadrature di Sergio Leone vogliono riprendere gli atteggiamenti tipici del cinema muto. Infatti, la madre di Sergio Leone era la grandissima Francesca Bertini, che come tutte le attrici dell’epoca muta recitava con gli occhi e con una forte carica espressiva che parlavano più delle stesse parole.

Il western americano- fino ad allora – si basava su grandi paesaggi, balli, cavalcate stagliate in un cielo sterminato (Michel Cimino in una conferenza a Bologna ricordava come John Ford insistesse per avere il vero rumore degli zoccoli dei cavalli e vere comparse che sapessero cavalcare).

I paesaggi di Sergio Leone sono realisticamente aridi, assolati, non si concedono al trionfo della natura ideale; sono amplificati i rumori come cigolii, gnicchi (onomatopea per i rumori del quotidiano), pipì. Queste componenti sono integrate con maestria nella colonna sonora quasi sempre dal premio Oscar Ennio Morricone e l’effetto realistico è talmente vivo da suggerire anche l’odore dei personaggi e del contesto.

Giù la testa di Sergio Leone (1971) è un’opera cinematografica al di fuori dal tempo: in qualsiasi momento, vedendolo e rivedendolo si ha l’impressione di assistere ad un nuovo film e che la volta precedente si siano tralasciati dei particolari.

Il film inizia con una massima di Mao Tse Tung “la rivoluzione non è un pranzo di gala” tratta dal libretto rosso, fondamento della rivoluzione cinese.

La vicenda viene raccontata dal punto di vista di un bandito Juan (Rod Steiger): l’intrusione del bandito in una carrozza di latifondisti che banchettano in una sontuosa diligenza (una figura retorica di stampo maoista), l’incontro con John (James Coburn nella sua forma più splendida), un irlandese dell’Ira in fuga da un passato doloroso.
Ecco, dunque, l’incontro fra questi due personaggi, il delinquente comune e il terrorista: la banda di Juan e’ composta semplicemente dai suoi figli; John lavora solo, conosce e maneggia con disilvoltura gli esplosivi, cavalcando una moto (elemento inedito in un western).

John cerca di collaborare per la liberazione del popolo sudamericano con Emiliano Zapata e Pancho Villa, saldando le forze rivoluzionarie, mentre Juan svaligia la banca nazionale (la Mesa verde): con astuzia il primo cercherà di pilotare il secondo verso i nobili fini della liberazione del suo paese che prenderà coscienza di “qualcosa” che lo farà diventare un eroe.

Sono familiari e attuali i metodi repressivi del dittatore che contrastano con spietatezza il movimento di liberazione: le fosse dove vengono fucilati i rivoluzionari ed il popolo, i carri armati, le rappresaglie sanguinose messe in atto dall’esercito.

In questo mix di eroismo e banditismo che andrà sempre più a favore della nobiltà della causa del popolo, cresce il rapporto fra il gigantismo dei due personaggi, Juan e John.

La dimensione umana offerta da Sergio Leone è avvincente, totale; il suo è un paesaggio dell’anima, una nazione del pensiero in forma cinematografica e viene spesso sfiorato il confine fra cinema e arte e vita che si allinea con perfezione anche trent’anni dopo di lui.

Dati Tecnici

Titolo: Giù la testa
Paese: Italia
Anno: 1971
Durata: 154′
Genere: Western
Regia: Sergio Leone
Soggetto: Sergio Leone, Sergio Donati
Sceneggiatura: Sergio Leone, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Produttore: Fulvio Morsella

Attori principali

  • James Coburn: John Mallory – Sean Nolan
  • Rod Steiger: Juan Miranda
  • Romolo Valli: dottor Villega
  • Antoine Saint-John: colonnello Gunterreza
  • Franco Graziosi: governatore Jaime
  • Rick Battaglia: Santerna
  • David Warbeck: Sean Nolan
  • Vivienne Chandler: la fidanzata di John
  • Maria Monti: Adelita (la donna nella diligenza)

Doppiatori:

  • Giuseppe Rinaldi: James Coburn
  • Carlo Romano: Rod Steiger
  • Anna Miserocchi: Maria Monti
  • Pino Locchi: Rick Battaglia
  • Franco Graziosi: Franco Graziosi
  • Romolo Valli: Romolo Valli
  • Sergio Tedesco: Antoine Saint-John

Fotografia: Giuseppe Ruzzolini
Montaggio: Nino Baragli
Effetti speciali: Antonio Margheriti
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Andrea Crisanti
Costumi: Franco Carretti
Trucco: Amato Garbini
Premi: David di Donatello 1972 per la miglior regia

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.