Dalla rivoluzione digitale all’inquinamento dell’informazione

Capita spesso di chiedersi: se non avessi avuto un cellulare come avrei fatto, magari, a chiamare un amico in ritardo a un appuntamento o per rimanere aggiornati sulle notizie dell’ultim’ora? Se non ci fosse stato lo smartphone avremmo aspettato invano l’amico con cui avevamo in programma una cena e non si sarebbe mai palesata l’eventualità di controllare le news durante un noioso aperitivo.

Oggi comunicare telematicamente e istantaneamente con gli altri è una prerogativa insita nel nostro cervello, servizi di messaggistica istantanea o social network hanno senza dubbio modificato il nostro modo di pensare la comunicazione. Possiamo dire tutto quello che vogliamo quando e come lo vogliamo tramite il nostro smartphone, l’innovazione digitale, in atto ormai da decenni, ha influenzato innovazioni e irreversibili trasformazioni che hanno avuto un risvolto anche in ambito giornalistico, profilando un nuovo modo di fare informazione.

Il Citizen Journalism è il risultato delle numerose invenzioni tecnologiche e della relativa evoluzione antropologica e sociale avvenuta negli ultimi anni ed è un fenomeno che prevede la partecipazione attiva da parte del fruitore dell’informazione, il quale prendendo parte alla comunicazione stravolge tutte le gerarchie giornalistiche, abbattendo il tipico concetto di élite. Il Web 2.0 e il Web 3.0 hanno dato la possibilità a quelli che solitamente erano lettori di cambiare la sponda dell’informazione e creare un proprio spazio virtuale in cui trascrivere i propri pensieri e diffondere notizie. I blog, difatti, sono stati il primo rudimento attraverso cui normalissimi cittadini si sono trasformati in “giornalisti” in erba, pubblicando racconti di avvenimenti locali e postando foto e video del momento in questione. La nascita dei social network e dello smartphone hanno implementato la diffusione del giornalismo partecipativo, bisogna dedurre, pertanto, che chiunque sia in possesso di uno smartphone e sia conscio delle sue potenzialità mediatiche può fare informazione e può diffondere notizie sia in forma narrativa, sia in forma di immagini. Nel fenomeno del Mobile Journalism, l’utente, ormai “giornalista cittadino”, è il testimone degli eventi che gli accadono intorno e di cui, spesso casualmente, diventa inviato, battendo sul tempo i professionisti del settore.

Il MoJu è stato per esempio fondamentale durante la primavera araba perché ha dato la possibilità ai partecipanti dei movimenti politici di potersi organizzare e all’estero di conoscere le notizie che avevano tentato di bloccare e nascondere, promuovendo una modalità una forma di democratizzazione dell’informazione che allarga il diritto di libertà espressiva. I professionisti collaborano a stretto contatto con i Citizen Journalist, poiché forniscono materiale utile alle testate giornalistiche ed emittenti televisive come nel caso dei video caricati sulla piattaforma YouReporter.i , poi vengono mandati in onda durante i telegiornali quotidiani.

Sia i professionisti, sia gli utenti sono all’interno di un flusso inarrestabile che ha forma circolare, la comunicazione si fa sempre di più dal “basso”, non esiste più una netta distinzione tra creatore e fruitore, internet si configura come un posto virtuale che ha la capacità di assorbire tutto dove è difficile discernere la cultura di massa dalla comunicazione d’informazione e da Internet. Con queste premesse è evidente che il giornalismo tradizionale abbia la necessità di essere modificato e modernizzato, al fine di evitare il tragico epilogo della dis-integrazione; oggi la selezione delle informazioni e la criticità devono essere i primi elementi posseduti da un giornalista professionista 3.0, conscio di dover organizzare il proprio lavoro in modo diverso rispetto a trent’anni fa.

In questo panorama che potrebbe sembrare quasi idilliaco, in cui ogni risposta è a portata di mano, esiste il rovescio della medaglia di uno scenario, come Internet, super-mediatizzato in cui si nascondono nuovi pericoli che minacciano la conoscenza e la realtà dei fatti ai danni di lettori e utenti. La sovrabbondanza delle informazioni minaccia di render l’uomo paradossalmente ignorante, sempre più confuso dall’alto numero di notizie, oltretutto discordanti tra loro. Questa pienezza è causata anche dalla partecipazione attiva dell’utente, da un inquinamento mediatico determinato da news diffuse senza un criterio di coscienza, affermazioni insincere e balle, fake news, ovvero notizie falsate che hanno il compito di influenzare e manipolare l’opinione pubblica. Un fenomeno, quello delle fake news, che ha trovato proprio nei social network un terreno molto fertile per l’espansione delle bufale.

Il concetto di viralità mediatica dell’informazione evidenzia l’idea di rapidità e offre uno spunto per una duplice riflessione: la rapidità non è solamente quella con cui le fake news vengono condivise, ma è anche un fattore che porta all’errore i responsabili dell’informazione perché li induce a essere dominati da un sentimento di smania e a un atteggiamento di diffusione incontrollate delle notizia al fine di godere di un vantaggio tempistico rispetto ai colleghi. Quel che è peggio, purtroppo, è il fatto che le bufale possano essere redatte volontariamente per ingannare il lettore con notizie accattivanti ma false solo per aumentare i click sul proprio sito: succede a questo punto che il fenomeno fake news diventi un fenomeno di business attraverso cui guadagnare del denaro sfruttando i meccanismi del cosiddetto pay for clicks.

Prima il lettore e lo spettatore si fidavano nell’autorevolezza di quanto letto o quanto visto al telegiornale e non si ponevano troppe domande sulla fondatezza delle notizie riportate, in quanto la veridicità dell’informazione era garantita dal ruolo istituzionale del medium, del giornale o del telegiornale, che godevano di credibilità grazie al rapporto di fiducia costruito con il fruitore. Oggi è certo che per combattere la “guerra dell’informazione” è necessario munirsi di senso critico e di prestare attenzione alle fonti e alla firma delle parole lette o ascoltate.

Se la colpa della sfiducia nei confronti delle informazioni in circolo è da attribuire a Internet non è dato saperlo, quel che è certo è che lo spazio del Web offre una potenza ed una “libertà” e una “responsabilità” di espressione mai sostenute pima da un qualsiasi altro medium.

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