Prima o poi arriva un momento in cui devi scegliere tra la vita e la finzione, le due cose sono vicinissime, ma non si incontrano mai.

di Silvana Costa
Era il 1988 quando in D.O.A. – Cadavere in Arrivo un giovane e aitante Dennis Quaid, nei panni di un docente universitario in procinto di morire per avvelenamento, aiutato dall’allora fidanzatina d’America, Meg Ryan, dipana un’intricata serie di omicidi.
Lo ritroviamo quasi un quarto di secolo dopo di nuovo alle prese con uno scrittore in crisi che raggiunge fama e onori pubblicando a proprio nome un manoscritto di cui è fortunosamente venuto in possesso. Rory Jansen, scrittore talentuoso ma non in grado di incontrare i gusti del pubblico, quando ha ormai abbandonato l’arte per la vita reale, rinviene da un rigattiere parigino un avvincente romanzo. Convinto che il successo che conseguirebbe con tale libro gli consentirebbe poi di pubblicare i suoi testi che decantano nella memoria del computer, spinto da sventurate concatenazioni di eventi, manda all’editore la struggente storia d’amore di un soldato americano che, al termine della seconda guerra mondiale, conosce una bella parigina. La critica accoglie il volume come uno di quegli eventi rari che si verificano una volta ogni generazione e travolgono il mondo della letteratura e l’immaginario collettivo; i distributori lo fanno arrivare ad ogni rivendita del Paese, comprese le più sperdute. Il passaparola rende Jensen una celebrità ma oltre a quella del pubblico, attira anche l’attenzione del destino che, sotto le sembianze di un canuto Jeremy Irons, si palesa a riscuoter pegno.
Possiamo continuare a fingere davanti agli altri per tutta una lunga serie di opportunità, ma viene il momento in cui ci ritroviamo soli con noi stessi e sembra che solamente allora ci riesca di valutare con lucidità le leggerezze e gli errori commessi, a volte ingigantendoli. La nostra coscienza diviene d’un tratto intransigente e ci impone di ripianare i torti a qualsiasi prezzo ma non si rende conto che la realtà, il prossimo e, a volte, la stessa parte lesa, non ci consentono di riposizionare le tessere della nostra vita nella giusta sequenza. Questo capita a Rory Jansen che, dopo la visita del misterioso vecchio, inizia ad essere tormentato dai fantasmi del libro e dalle furie che ha scatenato nella sua quotidianità rivelando di essersi appropriato del parto di un’altra mente.
Parafrasando Dennis Quaid, vi suggeriamo: “Se volete conoscere il resto della storia vi dovete recare al cinema!”
Brian Klugman e Lee Sternthal – che hanno condiviso il ruolo di regista e sceneggiatore – sono la nuova giovane coppia d’oro di Hollywood, sulle orme di Matt Damon e Ben Affleck che con Will Hunting – Genio ribelle, nel 1997, conquistarono pubblico e critica con la sceneggiatura ed il talento interpretativo.
Siamo indubbiamente al cospetto di un film costruito a tavolino per conquistarsi un’ampia porzione di pubblico: i romantici con una struggente storia d’amore; gli amanti dell’intrigo con una dosata successione di colpi di scena con tanto di sorpresa all’altezza dei titoli di coda; i filosofi con una riflessione sul prezzo del successo; le signore con lo sguardo colpevole di Bradley Cooper e l’aria da piacione impenitente di Dennis Quaid; il sesso forte con gli occhi ammalianti di Olivia Wilde. Realtà e finzione, così come presente e passato, si rincorrono da un lato all’altro dell’oceano intrecciandosi tra loro e permettendoci solo alla fine di posizionare le tessere del puzzle nel giusto ordine. Nonostante la componente psico-thriller imponga un discreto livello di attenzione per cercare di leggere tra le righe nella speranza di intuire le ragioni delle azioni prima che vengano svelate, il ritmo della narrazione presenta almeno un paio di momenti di stallo; doveroso comunque applaudire il lavoro di montaggio realizzato da Leslie Jones.
Immaginiamo che sia da imputare ad un budget probabilmente contenuto la scelta furbetta di giocare sempre su inquadrature discretamente strette sui personaggi, riducendo al minimo l’apporto dello scenografo; di rimando risulta interessate il lavoro di ricostruzione ed interpretazione operato da Simonetta Mariano, la costumista, sugli abiti degli anni ’40.

Fare a patti con il successo
di Marzia Nicolini

Dopo tanti tentativi andati mali, l’aspirante scrittore Romy si trova inaspettatamente tra le mani un manoscritto inedito senza firma

Preso di mira dai critici d’oltreoceano e accusato di trama debole e poca sostanza, The Words rappresenta in realtà un a buona prova d’inizio per Brian Klugman e Lee Sternthal. Complice l’esecuzione intensa degli attori – su tutti brilla Jeremy Irons – il film coinvolge chi lo guarda, trascinandolo in una serie di trame e sottotrame, tra aspirazioni frustrate e tanto sentimento (forse fin troppo).

A narrare è la voce dello scrittore Clayton Hammond (Dennis Quaid), che vediamo nella prima scena di fronte a un’aula di fans, intento a leggere il suo bestseller “The Words”. La storia è quella di Rory Jansen (Bradley Cooper), aspirante scrittore, il quale fatica a trovare la popolarità, nonostante l’appoggio della bellissima fidanzata e poi moglie Dora (Zoe Saldana) e il supporto economico del padre.

Proprio quando Rory decide di mettere una pietra sopra i suoi sogni di gloria, ecco che il destino arriva a scompigliare le carte. Complice il viaggio di nozze a Parigi e la visita a un vecchio rigattiere polveroso, Rory si ritrova in mano un manoscritto ingiallito, rimasto per anni nascosto all’interno di una ventiquattrore sgualcita dal tempo. Rapito dalla scrittura che riempe le pagine, Rory capisce di avere tra le mani un vero e proprio capolavoro inedito. Da qui il dilemma: cosa fare di quei fogli, di quelle parole che lui in anni di tentativi non è mai riuscito a mettere insieme? Alla fine, la voglia di riconoscimento e il desiderio di realizzarsi hanno il sopravvento sulla morale e Rory si ritrova proiettato in cima alle classifiche dei libri, osannato dai critici e amato dal pubblico. Ma, come nel migliore dei romanzi, l’apparente felicità non è destinata a lungo. L’arrivo improvviso del vero autore, un anziano signore interpretato da Jeremy Irons, metterà in crisi il castello di carta di Rory.

E non soltanto.

Titolo originale: The Words
Registi: Brian Klugman, Lee Sternthal
Sceneggiatura: Brian Klugman, Lee Sternthal
Attori principali: Bradley Cooper, Jeremy Irons, Dennis Quaid, Olivia Wilde, Zoe Saldana, Ben Barnes, Nora Arnezeder
Fotografia: Antonio Calvache
Montaggio: Leslie Jones
Musiche: Marcelo Zarvos
Costumi: Simonetta Mariano
Prodotto da: Also Known As Pictures, Benaroya Pictures, Animus Films, Serena Films, Waterfall Media
Distribuzione: Eagle Pictures
Genere: Drammatico,Thriller
Durata: 96’
Data di uscita in Italia: 21 settembre 2012

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