Il film forse più atteso a Venezia perché ha fatto infuriare Tom Cruise per i presunti riferimenti a Scientology.

 

L’attesa era altissima: già dal primo giorno, al Festival si respiravano un desiderio e una curiosità tali da presagire che sarebbe stato un trionfo, il nuovo film di Paul Thomas Anderson.

Dopo la visione si può sicuramente affermare che si tratti di un gran bel film – uno tra i migliori presentati a Venezia – ma alludere al capolavoro sarebbe un’esagerazione.

Freddie Quell (Joaquin Phoenix) è un ex militare della marina americana, che dopo la guerra sembra vivere in un perenne stato di ebbrezza, alla ricerca spasmodica del sesso e sempre con la bottiglia tra le mani. La sua vita cambierà grazie all’incontro con Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), capo di una setta o di una nuova religione, che crede nella reincarnazione. Il rapporto tra i due, però, sarà molto controverso.

Ci sia concessa una breve digressione: Paul Thomas Anderson e Tom Cruise sono amici, da parecchio tempo, forse ancora prima che il primo dirigesse il secondo in Magnolia – decisamente il miglior film di Cruise. Il regista ha voluto, quindi, mostrare la sua ultima fatica, The Master, all’attore, che sembrerebbe non aver gradito molto, visti gli evidenti riferimenti a Scientology e, nonostante Anderson smentisca di essersi ispirato per il suo Lancaster Dodd a L. Ron Hubbard, il richiamo appare abbastanza evidente.

Cruise a parte, il film è un ottimo prodotto, anche se non potremmo definirlo un capolavoro. Innanzi tutto perché girato bene, con la consapevolezza di chi vuole fare qualcosa di grande, sa di poterci riuscire e, infatti, ci riesce.

La fotografia di Mihai Malaimare Jr. amplifica addirittura la bellezza delle immagini, donando allo spettatore un’autentica gioia per gli occhi, che si assapora ancor prima della trama, comunque ben costruita – salvo una parte centrale poco fluida, che rallenta lo svolgersi della narrazione.

L’unico vero dubbio, al termine della visione, è se questo film sarebbe stato altrettanto valido se i protagonisti fossero stati altri. Difficile rispondere. Quello che è certo è che Joaquin Phoenix (che si era un po’ perso dopo l’eccellente interpretazione in To Die For di Gus Van Sant, del lontano ’95) e Philip Seymour Hoffman (tra i protagonisti di Boogie Nights, di un allora sconosciuto Anderson – già perfettamente a suo agio dietro la macchina da presa – e premio Oscar per Capote) hanno regalato una prova di grande spessore, che potrebbe portarli ad aggiudicarsi la statuetta dorata a Los Angeles, oltre che la Coppa Volpi. Il loro rapporto: morboso, combattuto, criptico, represso, soprattutto unilaterale – a dispetto di una insistente ricerca di libertà da parte dell’altro – è la vera forza propulsiva della trama e ciò che desta maggiore interesse nello spettatore.

Da non sottovalutare, infine, la presenza femminile: Marie Sue Dodd – interpretata da Amy Adams – mostra carisma, ha forza, e riesce a tirare le fila di una situazione controversa e alquanto complessa.

Bello tecnicamente, ma forse troppo introspettivo e criptico per suscitare emozioni.

 

Titolo: The Master
Regista: Paul Thomas Anderson
Attori principali: Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix, Amy Adams, Laura Dern,  Rami Malek, Jesse Plemons, W. Earl Brown
Genere: drammatico
Durata: 137min
Anno: 2012
Produttore: Paul Thomas Anderson, Megan Ellison,Daniel Lupi, Joanne Sellar
Produttore esecutivo: Ted Schipper
Casa di produzione: River Road
Fotografia: Mihai Malaimare Jr.
Musiche: Jonny Greenwood
Montaggio: Leslie Jones, Peter McNulty

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