Realtà oltre la finzione

Si è da poco conclusa la XXX edizione (purtroppo online) del Festival Cinema Africano, Asia, America Latina di Milano. In rassegna anche il vincitore della Caméra d’Or per l’opera prima, assegnata a César Díaz, nel 2019, al Festival di Cannes.

Nuestras madres è ambientato in Guatemala (dove il regista è nato, sebbene naturalizzato belga), nel 2018, durante il processo ai militari che causarono la guerra civile che devastò il Paese tra il 1960 e il 1996.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 1954 Allen Welsh Dulles, direttore della Cia, e membri delle lobby economico-finanziarie centroamericane organizzarono e avallarono un colpo di Stato in Guatemala (cui ne seguiranno altri, tra i quali quello di Pinochet nel Cile di Allende). Come accadrà a più riprese negli anni successivi nei Paesi latinoamericani (ma basti pensare alla Bolivia dei nostri giorni per capire che metodi e fini non cambiano mai), si decise di rovesciare un governo democraticamente eletto (per la precisione, di Jacobo Arbenz Guzmán), per osteggiare la politica di nazionalizzazione delle principali infrastrutture del Paese. Per inciso (e perché non si pensi che si stia facendo fantapolitica), l’operazione segreta fu denominata PBSuccess e i documenti relativi sono stati declassificati dalla CIA nel 1997, rendendo così pubbliche pratiche che in molti avevano già denunciato. Ma torniamo al film.

Nel 2018 un giovane antropologo forense guatemalteco cerca di ridare un’identità alle migliaia di ossa e teschi seppelliti nelle fosse comuni – anche questa non certamente una novità se si pensa ai corpi, ad esempio, dei 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi a Iguala (Messico, 2014), e a quante volte si siano ripetute le stragi consumate in disumane guerre contro i civili (perché così dovrebbero essere denominate le cosiddette guerre civili) – in una collettiva ricerca di verità e in un’umanissima pretesa di dignità. Ma altresì in un personale bisogno di ritrovare le proprie radici, ossia le spoglie di un padre perduto – come è capitato, ad esempio, a migliaia di ragazzi argentini figli di desaparecidos.

All’interno della sceneggiatura spicca il rapporto tra la madre, ex guerrigliera, e il figlio (l’antropologo forense). Un rapporto che si intreccia con il processo ai militari che compirono i massacri – oltre a stuprare, torturare e imprigionare persone senza alcuna colpa e senza processo. Le ragioni del rifiuto della donna di testimoniare in Tribunale, sebbene ancora legata agli ideali di un tempo, si sveleranno solamente nel finale – insieme ad alcuni tra i risvolti più raccapriccianti di trent’anni di sistematica violazione dei diritti umani a carico, soprattutto, della comunità Maya.

Una dopo l’altra, le testimonianze delle vittime – donne, mogli, madri, figlie, sorelle – potrebbero sovrapporsi alle voci delle donne della ex Jugoslavia per raccontare tutti quegli atti non disumani bensì orribilmente umani che mira(va)no oltre che all’annientamento del nemico, a un autentico genocidio, uccidendo sistematicamente tutti i maschi – mariti, figli e persino neonati. La strada che dovrà percorrere Ernesto, il giovane antropologo, sarà tutta in salita ma la libertà si raggiunge sempre attraverso la consapevolezza e, a quest’ultima, si arriva solo grazie alla verità.

Stilisticamente il film, dal taglio documentaristico (e, in effetti, Nuestras madres è il primo lungometraggio di ‘finzione’ di César Díaz), si avvale di un buon impianto drammaturgico che regge bene sia a livello ritmico – senza cadere nella facile retorica – sia nel finale, che pare chiudere il cerchio su un tema altro – ossia la paternità.

Chi è il padre?
La risposta è che il padre è colui che si sceglie – come a teatro, con altri mezzi e per altre vie narrative, hanno affermato anche i Babilonia Teatri con Padre Nostro.

Su www.theblackcoffee.eu di questa settimana: oltre la finzione, cosa successe davvero in Guatemala e perché – dai documenti desecretati dalla Cia agli attuali processi.

Nuestras madres
sceneggiatura e regia César Díaz
fotografia Virginie Surdej
montaggio Damien Maestraggi
musiche Rémi Boubal
interpreti e personaggi
Armando Espitia: Ernesto
Emma Dib: Cristina
Aurelia Caal: Nicolasa
Julio Serrano Echeverría: Juan
Victor Moreira: Freddy
drammatico
durata 78 minuti
Guatemala, Belgio, Francia – 2019

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