Dopo il successo planetario del Signore degli Anelli, Peter Jackson riparte dalle origini.

C’è sempre una sorta di timore reverenziale parlando di Tolkien, che si tratti del Signore degli Anelli o di Lo Hobbit, il prequel meno popolare – tra chi non è appassionato di fantasy – ma non meno importante. Peter Jackson, che con la trilogia del Signore degli Anelli ha costruito la sua fortuna registica, torna nella Terra di Mezzo per narrare le vicende che hanno portato Bilbo (Martin Freeman) alla conquista dell’Anello.
La storia si svolge 60 anni prima che Frodo intraprenda il suo viaggio, Bilbo è un giovanotto che improvvisamente si trova invischiato in un’avventura che mai avrebbe pensato di poter e di voler vivere: aiutare i Nani a riconquistare la loro casa, la loro terra. La compagnia parte, sotto la saggia guida di Gandalf (Ian McKellen), ma le insidie sono dietro l’angolo…
Non poteva che esserci parecchia curiosità e aspettative alle stelle dopo il trionfo della trilogia dell’Anello, sia a livello narrativo, sia per quanto riguarda la tecnologia 3d a 48 frames/s, che permetterebbe di rendere il 3d più fluido e godibile. Chiariamolo subito, se c’è una pecca nella pellicola è proprio questa. Non c’è dubbio che le immagini siano nitide e che il 3d in certi momenti sfiori la perfezione, ma passare dai 24 frames/s dell’occhio umano a 48 rende le immagini troppo rapide, irreali, tanto da sembrare quasi delle demo del videogame. Fotogrammi a parte, il film risponde in pieno a tutte le aspettative: è bello, davvero bello. Si può dire che rispetto alla trilogia, Peter Jackson ha fatto solo un passo indietro: i 60 anni di distanza in cui è narrata la storia. Il regista prosegue con la sua incantevole narrazione, in cui l’elemento fotografico è protagonista assoluto, con paesaggi fatati e una perfezione tale da restare completamente catturati, ma del resto, dopo Il Signore degli Anelli, non ci si poteva che aspettare questo. Anche i dialoghi sono ben curati, anche se è da evidenziare una prima parte di film eccessivamente lunga, frutto del desiderio – che per ora lascia qualche perplessità – di dar vita ad una trilogia talmente fedele da voler rappresentare ogni minimo dettaglio. Ma appena usciti dalla Contea, il ritmo narrativo cresce, con pause che servono solo per ammirare i paesaggi e le consuete panoramiche cui Jackson ci ha ormai abituati, accompagnate dalla colonna sonora di Shore, anch’essa calzante con il clima della narrazione. Tra Orchi, Nani, Elfi, e Stregoni gli amanti del fantasy non potranno che rimanere estasiati, in uno spettacolo godibile anche da chi non è un appassionato, con battaglie all’ultimo sangue e un gobbi pasticcione che è riuscito a rubare un Anello allo schizofrenico e mostruoso Gollum (Andy Serkis), una delle creature più ammirevoli e perfette create in motion capture. Certo, Lo Hobbit non è un capolavoro, ma rimane comunque un film di buon livello, anche se forse è più l’aspetto tecnico che quello emotivo ad essere degno di nota. Tra un anno Bilbo arriverà tra le fiamme del drago Smaug, per il “capitolo” più esaltante ed epico di tutta la nuova trilogia.

Titolo: Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato
Regista: Peter Jackson
Attori principali: Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, Ken Stott, Graham McTavish, William Kirchner, James Nesbitt, Stephen Hunter, Ian Holm, Elijah Wood, Hugo Weaving, Cate Blanchette, Andy Serkis, Sylvester McCoy
Genere: Fantasy
Durata: 173min
Anno: 2012
Produttore: Carolynne Cunningham, Zane Weiner, Fran Walsh, Peter Jackson
Produttore esecutivo: Alan Horn, Toby Emmerich, Ken Kamis, Carolyn Blackwood
Casa di produzione: New Line Cinema, Metro-Goldwin-Mayer Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Fotografia: Andrew Lesine ACS, ASC
Musiche: Howard Shore
Montaggio: Christopher Boyes, Michael Hedges

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