Miseria e volontà

Listen, opera prima di Ana Rocha de Sousa, dal 7 maggio sarà in esclusiva su MioCinema. Vincitore del Premio Speciale della Giuria e del Leone del Futuro alla 77 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film racconta la battaglia legale di una coppia di genitori indigenti per riottenere la custodia dei figli.

Prendendo spunto da fatti realmente accaduti e dopo essersi documentata attraverso giornali, documentari e link su casi e ordinanze giudiziarie, Ana Rocha ha iniziato a collaborare con Paula Vaccaro e Aaron Brookner per scrivere la sceneggiatura di Listen, il suo primo lungometraggio.

La storia, concentrata in poco più di un’ora, è il sunto di un lungo lavoro di ricerca durato quattro anni (dal 2014 al 2018), in cui l’esordiente regista ha messo insieme il puzzle di notizie per approfondire il dramma di una famiglia portoghese, residente nel Regno Unito, a cui i servizi sociali britannici hanno sottratto i tre figli.

È dunque una Londra periferica e quasi anonima a far da sfondo alla vicenda ben interpretata da Lúcia Moniz (Bela) e Ruben Garcia (Jota), costretti a crescere i loro tre figli Diego, Lu(cia) e Jessy all’interno di un appartamento dove si respira disordine e miseria.

Jota, nonostante la vena artistica, ha un lavoro precario e in nero, mentre Bela fa le pulizie in casa d’altri con tanto di figlioletta a seguito; tra un furto al supermercato e un po’ di speranza riposta nel futuro, la coppia deve affrontare anche la sordità della piccola Lu (interpretata dalla bravissima Maisie Sly, realmente sorda), che a causa dell’apparecchio rotto e di alcuni strani segni sulla schiena viene segnalata dalla scuola ai servizi sociali.

Inizia così un calvario per tutta la famiglia. Con l’irruenza in casa dei servizi sociali, fermi all’apparenza e senza la minima volontà di voler approfondire la situazione di quel disperato nucleo, i tre bambini vengono sottratti ai loro amorevoli genitori e per Bela e Jota inizia una battaglia giudiziaria senza precedenti.

La pellicola scorre veloce, con semplicità, senza troppi orpelli narrativi, soffermandosi sull’espressività dei volti dei protagonisti viziati dalla sofferenza e proiettati a far valere a ogni costo i propri diritti, schiacciati da un potere che permette di allontanare definitivamente i figli dai propri genitori e di darli in adozione senza il consenso di questi ultimi. Quelle volte in cui è permesso un incontro con i genitori, il tutto è sempre supervisionato, con numerose restrizioni tra cui, nel caso degli immigrati, l’impossibilità di parlare la propria lingua madre, difficoltà ulteriore per questa famiglia portoghese con Lu che può esprimersi solo con una lingua speciale di gesti. Ana Rocha de Sousa punta l’occhio della sua telecamera su questo e tanti aspetti distorti di questa triste realtà che sintetizza, metaforicamente, con un giocattolo artigianale della piccola: una macchina fotografica di cartone con un obiettivo sporco e incrinato.

Da lì si può fotografare quello che è un presente offuscato, distorto, in cui vivono molti genitori che hanno ricevuto “ordini di ingiunzione” con cui vengono minacciati di incarcerazione se decidono di denunciare il loro calvario ai media. Una fotografia precisa, ma sbiadita, che mette a fuoco l’incapacità di ascolto da parte del tribunale e quella della piccola Lu, costretta appunto ad esprimersi attraverso la lingua dei segni.

Ecco dunque il titolo Listen, a cui si contrappongono i sentimenti, dilaniati da una barbara ingiustizia e completamente messi a tacere. Tematiche sociali forti che scuotono, emozionano e che oltre all’ascolto, pongono lo spettatore di fronte a fatti, che un film del genere mostra in tutta la sua crudezza, con tantissima risonanza.

Titolo: Listen
Regia: Ana Rocha de Sousa
Attori principali: Lúcia Moniz, Sophia Myles, Ruben Garcia, Maisie Sly, James Felner, Kiran Sonia Sawar, Lola & Kiki Weeks
Sceneggiatura: Ana Rocha de Sousa, Paula Vaccaro, Aaron Brookner
Produttori: Paula Vaccaro Rodrigo Areias Aaron Brookner
Fotografia: Hatti Beanland
Montaggio: Tomás Baltazar
Scenografia: Belle Mundi
Costumi: Filipa Fabrica Belle Mundi
Musica: Nessi Gomes
Suono: Pedro Marinho
Effetti visivi: Rafael D’Andrea, Carlos Amaral
Durata: 74′
Genere: Drammatico

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