Incarnando l’American Dream

Stucchevole racconto familiare, con sullo sfondo l’elaborazione di un lutto, La mia vita è uno zoo è una classica commedia americana, nella quale il successo e la felicità sono sempre dietro l’angolo.

Benjamin Mee è un giornalista che scrive di avventure. Padre di una bambina e di un adolescente, Benjamin ha da pochi mesi perso la moglie e cerca di conciliare lavoro e vita domestica. Assalito dai ricordi della città in cui vive e incapace di voltare pagina, Benjamin decide di spostarsi in campagna e, spronato dall’appassionata figlia, compra una casa nel centro di uno zoo. Con pochi soldi e con l’aiuto dei custodi, Benjamin investe nel futuro per riportare lo zoo ai fasti del passato.

Tratto da una storia vera, l’ultima pellicola di Cameron Crowe indaga nuovamente la famiglia. Dopotutto, dopo aver disegnato la parabola morale di successo in Jerry Maguire, rievocato i fasti di un passato personale in Quasi famosi, copiato e incollato Apri gli occhi in Vanilla Sky e costruito il perdente Bloom nel road movie Elizabethtown, il regista statunitense rimane sullo stesso binario etico e mette in scena La mia vita è uno zoo. Di nuovo l’elaborazione di un lutto e la necessità di voltare pagina, peccato che la pellicola non vada oltre al testo scritto e difficilmente emozioni e coinvolga pienamente. La parabola, che edifica Crowe, fatta di molti, ed evitabili, alti e pochissimi bassi, si sorregge principalmente sulla recitazione vagamente ispirata e ironica di Matt Damon. Ma non basta perché non gli viene decisamente in aiuto la comprimaria Scarlett Johansson, giovane stakanovista custode dello zoo abbandonato e inevitabile anima gemella. Ma una stellina nel cast di La mia vita è uno zoo c’è e brilla di luce propria: Elle Fanning, sorella minore di Dakota (cosa daranno mai da mangiare in quella famiglia?), che stupisce con la sua andatura incerta e il suo sorriso ingenuo e si apprezza più dei due protagonisti.

Crowe fa sfoggio di una fotografia patinata, quasi traslucida e dirige la sua pellicola in modo estremamente convenzionale. Dopotutto i temi e la modalità con cui li mette in scena si gustano banalmente. Infatti, giustificato dal fatto che si ispiri a una storia vera, il cineasta addolcisce il racconto, nel quale cooperazione, partecipazione, serenità, fato e intervento divino, fanno capolino più e più volte. Lo stratagemma messo in atto e le conseguenze dell’elaborazione di un lutto (tutte piacevoli) arricchiscono un disegno dalle tinte sbiadite e poco ispirato, una seconda chance nella quale si assapora a fondo il sogno americano. Difatti la famiglia Mee riuscirà a voltare pagina, a svoltare l’angolo e vivere a pieno una genuina felicità e un successo inaspettato, quanto scontato.

Purtroppo l’originalità narrativa non fa decisamente parte di questa pellicola e neppure le relazioni umane (raffazzonate e poco approfondite) tra i personaggi brillano d’innovazione. Non c’è intimità e introspezione; Crowe utilizza un linguaggio filmico distaccato e contagia inevitabilmente anche i suoi interpreti. E si tocca un tasto dolente quando si vanno ad analizzare i caratteri dei personaggi: l’adolescente è stereotipato (imbronciato e in perenne lotta con il padre), la bambina è saggia e felice, la custode Kelly è scontrosa, ma docilmente si fa addomesticare da Benjamin, che è bello, perdente e vedovo. La parabola del loser di successo si è già vista e assimilata e la ricerca dell’intima sofferenza di una perdita si ferma allo strato superficiale. La domanda è sempre la stessa: si può sopportare e superare la perdita? Sì, peccato che la ricetta che ci propina Crowe sappia di stantio.

La sensazione conclusiva è che il regista si rifaccia, ma non si reinventi; dopotutto per ritrovarlo bisogna mettere in moto la macchina del tempo e tornare agli anni settanta di Quasi famosi. E, purtroppo, fermarsi lì.

Titolo originale: We Bought a Zoo
Regista: Cameron Crowe
Sceneggiatura: Alin Brosh McKenna, Cameron Crowe
Attori principali: Matt Damon, Scarlett Johannson, Thomas Haden Church, Colin Ford, Maggie Elizabeth Jones, Patrick Fugit, Elle Fanning, John Michael Higgins, Angus Mcfadyen
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: Mark Livolsi
Musiche: Jonsi
Prodotto da 20th Century Fox Film Corporation, LBI Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Genere: Commedia
Durata: 124’

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