Realtà e sogni di un sessantenne

Una commedia malinconica e divertente dal regista di Pranzo di Ferragosto.

Dopo il grande exploit di Pranzo di ferragosto Gianni Di Gregorio torna a dirigere ed interpretare una commedia divertente e malinconica, fondata, ancora una volta, sulle problematiche degli ultrasessantenni.

Al centro del film vi è Gianni, sessantenne alle soglie di una vecchiaia incombente – «che vado a fare in giro a camminare come un vecchio?» – e una giovinezza precocemente passata e ormai irrecuperabile. La prima inquadratura del film consiste in una carrellata ravvicinata che mostra su uno scaffale alcuni libri dalla copertina rossa, bianco e verde, come ad ambientare la vicenda nel nostro Paese: una storia italiana. Una normale e quotidiana storia italiana. Gianni, su consiglio di un avvocato – a parole disinvolto con le donne – cerca di evadere da una realtà che non lo soddisfa e che lo ha deluso, una realtà in cui combatte per non spendere più dei soldi della pensione, in cui è turbato per i problemi d’amore della figlia e in cui è continuamente disturbato dalla madre novantenne che lo chiama per problemi «abbastanza importanti», come una interferenza televisiva dovuta all’antenna mal collegata o per un 37.2 di febbre.

Per evadere, così, dalla monotona vita quotidiana, Gianni fantastica nuove relazioni, sull’esempio del vecchietto sprint del bar vestito in tuta adidas e con una giovane tabaccaia come amante: si (ri)avvicina alla fidanzata delle scuole medie, alla giovane vicina di casa, a una conoscente che non vedeva da tempo, alla badante della mamma, ma anche a due biondissime donne in carriera. “Guardare e non toccare”, però, perchè pur interessandosi a tutte, Gianni incontra molte difficoltà e titubanze, facendosi cogliere dal timore di non poter più tornare indietro nel tempo.

Di Gregorio è eccezionale nel riuscire a far trasparire e trasmettere la moltitudine delle sensazioni e delle emozioni che caratterizzano il suo personaggio. Gianni è, infatti, sempre il fulcro della scena: non c’è sequenza che non lo veda protagonista, domina ogni inquadratura ed è spesso al centro dell’inquadratura stessa con infiniti suoi primi piani – o mezzi primi piani – che ne colgono ogni minima sfumatura del volto e dell’espressione, particolarmente evidenti nelle soggettive (che ci portano, ad esempio, nel mezzo di una comitiva turistica di donne, a fissarne una, seguirne lo sguardo fino a girarci per prolungarne l’osservazione).

Il ritmo del film segue l’andamento del morale e dei pensieri di Gianni. All’inizio è veloce e la macchina da presa rimbalza da un primo piano all’altro; diventa più pacato nella seconda parte con la scelta di movimenti più lenti e di più numerosi e lunghi piani fissi, probabilmente a simboleggiare l’attesa e la speranza verso qualcosa che, forse, non succederà mai; infine recupera una certa frenesia solo nei momenti di maggior tensione e confusione, ad esempio quando Gianni si trova sulla sua auto nel traffico romano in uno stato di profonda ansia ed agitazione provocata dalla pillola di viagra fatta ingoiare quasi a forza dall’amico avvocato e che lo porterà alla sola “botta” al furgone davanti a lui.

Pervade il film un forte sentimento di disillusione, di tristezza, di malinconia. La paura del tempo che passa, della giovinezza perduta e della vecchiaia che avanza, della normalità e monotonia della realtà quotidiana, di rimanere soli. Ma il tutto sempre col sorriso sulla bocca e con una continua ironia sempre delicata. In questo Gianni Di Gregorio è veramente un maestro: riuscire a parlare di problemi attuali, di persone dalla vita normale, ma segnata da difficoltà nascoste o soppresse, di piccoli grandi drammi quotidiani con estrema leggerezza e brio, riuscendo a far divertire e ridere gli spettatori.

Dopo Pranzo di ferragosto, altra ottima prova per Di Gregorio a conferma del fatto che il primo riuscitissimo film non fosse solo un caso.

Pranzo di ferragosto fu una sorpresa, Gianni e le donne è la conferma. Se anche il terzo film seguirà le orme dei primi due, sarà consacrazione.

Meglio non perderlo.

Titolo Gianni e le donne
Regista Gianni Di Gregorio
Sceneggiatura Gianni Di Gregorio, Valerio Attanasio
Genere Commedia, Drammatico
Durata 90’
Fotografia Gogò Bianchi
Musiche Ratchev e Carratello
Montaggio Marco Spoletini
Scenografia Susanna Casciella
Costumi Silvia Polidori
Suono Gianluca Costamagna, Alessandro Molaioli
Attori principali Gianni Di Gregorio (Gianni), Valeria de Franciscis Bendoni (la madre), Alfonso Santagata (Alfonso), Elisabetta Piccolomini (la moglie), Valeria Cavalli (Valeria), Aylin Prandi (Aylin), Kristina Cepraga (Kristina), Michelangelo Ciminale (Michelangelo), Lilia Silvi ( Lilia), Gabriella Sborgi (Gabriella), Laura e Silvia Squizzato (le gemelle)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.