Affleck giunge alla sua terza regia in splendida forma. Narrativamente solido e finemente patriottico, Argo è un pastiche di generi che a tratti appassiona.

Affleck: suspense e ironia da Oscar?
di Andrea Ussia

1979, Teheran. Lo Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi fugge negli Stati Uniti dopo essere stato destituito dal popolo. Nonostante ciò i rivoluzionari non sono contenti e vorrebbero avere sotto le mani l’ex tiranno per processarlo e giustiziarlo. Ma l’opposizione statunitense porta all’assalto dell’ambasciata situata nella capitale iraniana. L’irruzione provoca il sequestro dei suoi funzionari per oltre 400 giorni. Tuttavia sei impiegati riescono a fuggire, rifugiandosi presso l’abitazione dell’ambasciatore canadese. Il compito dell’agente della CIA Tony Mendez è di riportarli a casa. Ideerà un piano innovativo: fingersi un produttore canadese di un fantascientifico film fittizio che effettua il sopralluogo per le riprese nell’esotica ambientazione iraniana. I sei funzionari, nonostante iniziali riserbi, interpretano la troupe. Il film in questione si chiama Argo.

Una storia vera, recentemente de-classificata, diviene l’ultima pellicola diretta da Ben Affleck, che si auto-dirige e si contorna di un cast semi-sconosciuto, a differenza dei navigati Arkin e Goodman. Argo, thriller in perfetto stile ’70s, convince per la sua commistione di generi, opportunamente separati quasi episodicamente, che spazia fluentemente dal war movie alla commedia americana, fino ad arrivare, nelle battute conclusive, al dramma storico. Colpisce l’interpretazione minimalista e contenuta di Affleck (irriconoscibile nel suo “incolto” look) e la superba prova di Alan Arkin, vero e proprio mattatore della parte centrale, nella quale il piano viene costruito nei minimi dettagli. Finta casa di produzione e ufficio stampa, tam-tam mediatico e copione. Tutto deve essere plausibile e credibile e l’aspetto meta-cinematografico colpisce in modo strabiliante, mentre Hollywood (la fabbrica delle attrazioni) diviene facilmente il covo delle bugie e dei sogni interrotti. Per quanto riguarda il resto Affleck non stupisce più di tanto: la pellicola si fa convenzionale, prevedibile, ma decisamente non piatta e superficiale. Difatti Argo sorprende per la sua solidità narrativa, che non deraglia mai neppure quando cambia repentinamente registro. Una pellicola che piace e che piacerà sicuramente agli Academy per la sua intensa facilità a farsi carico della supremazia dell’intelligence americana. Purtroppo è però questa la sfaccettatura che meno si digerisce. Perché, se le bandiere bruciate negli scontri di fronte all’ambasciata statunitense sono materiale di repertorio, la maliziosa bandiera stars & stripes, che sventola sullo sfondo di un abbraccio strappalacrime, sembra assolutamente non necessaria.

Nonostante questo non si sfocia nell’effimera propaganda, anzi alcune battute pesano come macigni e si fanno veicolo di denuncia nei confronti della politica estera statunitense antecedente al 1979 e di quella successiva. Il regista forza la Storia e Argo si fa audace e stimolante. Uno sguardo intimo e ravvicinato direttamente dalle stanze dei bottoni americane, nelle quali il riconoscimento è sussurrato e mai ostentato.

argo

Il cinema nel cinema (pubblicato giorno 02/03/2013)
di Roberta Ricci

Prodotto da George Clooney, il film Argo di Ben Affleck – premio Oscar 2013, dove ha superato per un soffio Lincoln di S. Spielberg – deve il suo nome (forse) all’incanto che subisce la cultura americana da quella classica, greca o latina. Infatti, Argo è la nave che portò Giasone e gli Argonauti alla conquista del Vello d’oro, ma anche il nome del cane di Odisseo, la città dell’Argolide o Argo che tutto vede. Inoltre, Argo è la nave spaziale di molti film di fantascienza, manga e nome proprio di creature di fumetti. Anche con il film precedente di Clooney, Le Idi di marzo, si assisteva a un altro frammento di citazione della cultura antica romana. Anche i richiami al genere fantasy risentono dell’influenza di quest’ultimo da quella cultura classica che enfatizza, ma da cui sostanzialmente non si allontana.

La storia si svolge negli anni ’70, con lo scià di Persia Reza Pahlevi che si rifugia negli USA e i khomeinisti che assaltano l’ambasciata USA a Teheran, mietendo vittime fino a quando non verrà consegnato in cambio il dittatore responsabile di crimini verso il suo paese.
Sei persone, funzionari dell’ambasciata USA, si rifugiano presso la residenza dell’amabasciatore del Canada, in attesa che il governo provveda al loro espatrio. L’amministrazione Carter coinvolge la CIA nella persona del suo agente, Tony Mendez, un Ben Affleck in una versione sorprendentemente barbuta e casual, esperto in esfiltrazioni, ovvero l’operazione inversa dell’infiltrazione, l’allontanamento di un agente segreto dal luogo in cui opera.
Il regista non si avventura nelle opinioni della politica, prendendo atto che un paese imperialista come gli USA possa avere grandi nemici. Questa volta, però, chi corre a soccorso degli ostaggi americani è il cinema, costruendo un film e pubblicizzandolo in tutto il mondo creando così un’operazione di copertura per fare fuggire gli ostaggi.
Nella prima parte del film c’è la costruzione della produzione affidata a John Goodman (che trova anche nella tragedia il proprio ruolo con ironia sferzante e intelligente, lo ricordiamo un ruolo non dissimile anche in Artists sempre premio Oscar), a cui si affianca il vecchio produttore, responsabile della realizzazione tecnica del progetto e della sua lievitazione con contatti e battages del film. Il progetto, Argo, appunto, è un film di fantascienza che non vedrà mai la luce, ma che rappresenta una occasione straordinaria per parlare di cinema nel cinema e del suo specifico filmico.

Nella seconda, viene costruito un simile, azzardato, super segreto progetto dalla Casa Bianca (“Stiamo attenti quando parliamo con quei due dirigenti, sembrano i vecchietti dei muppets…”) per interfacciarsi alla Cia, mentre si sviluppa – adrenalinicamente e con tutti gli ingredienti inaspettati che caratterizzano la vita reale – l’azione filmica, grazie all’operatività dell’agente Mendez/ Ben Affleck

In questa operazione si coniugano esemplarmente aspetti sociale, storia e cinema stesso come soggetto, analizzato nella sua essenza realizzato con un ritmo molto intenso, facendo di questo film una proposta nuova, critica e – al tempo stesso – riconoscente a Hollywood che pare comunicare fra le righe, “il grande cinema è morto, evviva il grande cinema”.
Un grandissimo film, da non perdere.

Titolo: Argo
Regista: Ben Affleck
Sceneggiatura: Chris Terrio
Attori principali: Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Victor Garber, Tate Donovan, Clea DuVall, Scott McNairy, Rory Cochrane, Christopher Denham, Kerry Bishé
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: William Goldenberg
Musiche: Alexandre Desplat
Prodotto da GK Films, Smoke House, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros.Italia
Genere: Drammatico
Durata: 120’

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