Viaggio nel passato di una vivace famiglia turca trapiantata in Germania da tre generazioni, Almanya segna il debutto cinematografico di Yasemin e Nesrin Samdereli, le due sorelle che per la sceneggiatura del film hanno attinto a piene mani ai loro ricordi d’infanzia.

L’ambiguità
di Marzia Nicolini

Come loro, anche i protagonisti sono turchi e sono stati portati dal destino in terra tedesca.
La storia si sviluppa attorno alle vicende di Hüseyin, anziano e carismatico capostipite degli Yilmaz, un clan di figli e nipoti dagli anni ’60 in Germania. L’acquisto di un rudere da risistemare in quella che, dopo decenni, Hüseyin continua a chiamare “patria” e la partenza di tutta la famiglia alla volta della Turchia, diventano il pretesto per un flashback a ritroso nella storia degli Yilmaz.

Voce narrante della storia è la giovane Canan (Aylin Tezel), che racconta al cuginetto Cenk, il bellissimo Rafael Koussouris confuso sulle sue origini – “ma allora siamo turchi o tedeschi?? – l’incontro dei nonni, in Anatolia, e il loro arrivo in Germania, “terra fredda e di sole patate”, in cerca di lavoro e soldi.
La storia si dispiega rimbalzando di generazione in generazione tra i due paesi e le due culture, mostrando – in un crescendo di ironia e tenerezza – pregiudizi e credenze che spesso accompagnano chi emigra in terra straniera: così il cagnolino al guinzaglio appare alla famiglia appena arrivata dalla Turchia come un ratto inspiegabilmente legato, mentre si teme che i tedeschi siano tutti cannibali, “perché venerano un uomo in croce”.
Tra risate e lacrime di commozione il film giunge alla riflessione finale, quella sulla condizione di chi si trova costretto a emigrare, ancora oggi attuale e tutt’altro che risolta: “Chiedevamo dei lavoratori, sono arrivate delle persone”, il monito di Max Frisch accompagna i titoli di coda e induce a pensare al destino di chi lascia la propria terra e si trova a doversi integrare in una nuova cultura.

Impresa riuscita di due giovanissime sorelle alla prima impresa cinematografica, Almanya – applauditissima al Festival di Berlino– si pone a metà via tra commedia e romanzo di integrazione, unendo note di calore e dettagli fotografici di alto livello a una regia intelligente e delicata.

L’integrazione è un affare di famiglia
di Andrea Ussia

La storia di un emigrante turco e della sua famiglia, tra ricordi sfuocati e candida leggerezza.

In Germania dagli anni sessanta, Hüseyin Yilmaz, dopo aver ottenuto la cittadinanza tedesca, corona il sogno di acquistare una casa in Turchia e si fa accompagnare dalla famiglia al completo (nipoti compresi) per sistemarla. Durante il lungo viaggio si intrecciano i ricordi dei primi anni in Germania e molti segreti del passato e del presente.

Almanya – la mia famiglia va in Germania, presentata all’ultima Berlinale, è al tempo stesso commedia d’integrazione e road movie, diverte grazie alla tragicomicità delle vicende, a tratti commuove e fa riflettere. La storia del milionesimo e uno immigrato turco in terra tedesca – il patriarca Hüseyin – viene raccontata dalla nipote Canan all’ultimogenito Cenk, bambino sveglio, ma in evidente crisi di identità razziale, essendo figlio del matrimonio misto tra Ali e Gabi. Sublimati dagli occhi del bambino, gli avvenimenti si ammorbidiscono rifuggendo gli aspetti drammatici, lasciando molto spazio alle situazioni esilaranti. Aspetti che vengono recuperati in modo totale nel viaggio che li conduce in Anatolia, nel quale vengono a galla segreti e piccoli screzi interni. Infatti la pellicola vive di un’assidua alternanza tra passato e presente, tra ricordi infantili e stretta attualità. La regista Yasemin Samdereli (co – sceneggiatrice insieme alla sorella Nesrin) decide di attingere dalla propria vita, di riportare aneddoti personali su pellicola e di mostrare in modo compiuto uno stuolo di personaggi normali, dimostrando l’esistenza di una società turca molto complessa e differenziata, caratterizzata da una mentalità aperta e lontana dai pregiudizi.

Il film mostra una fotografia poco approfondita – a parte i brulli paesaggi turchi – e recupera gli anni sessanta in modo semplicistico, cercando di non caratterizzare in modo eccessivo il boom economico tedesco, facendo però scontrare visivamente due differenti dimensioni, quella europea e quella turca. Difatti usi e costumi non vengono solamente mostrati, ma affiancati e confrontati. La pellicola mette anche in rilievo tutte le assurdità della nuova patria dal punto di vista religioso (l’invidia del Natale e la particolare comprensione del cristianesimo), linguistico (la difficoltà, non solo iniziale, di comunicare con gli abitanti dell’Almanya) e dal punto di vista igienico (è spassosa la sequenza nella quale il nucleo familiare si stupisce davanti al water). Almanya – la mia famiglia va in Germania va avanti e indietro: lunghi flashback si alternano alla fluidità stilistica della Samdereli, che scorre i volti dei personaggi in modo costante, soprattutto all’interno del piccolo camioncino utilizzato per il temporaneo esodo.

La pellicola delle due sorelle affronta il problema dell’integrazione razziale in modo spensierato e leggero, forse eccessivamente. E proprio qui emerge il problema. Le dinamiche d’integrazione denotano un appiattimento verso la semplicità, evitando di mostrare il fianco alle difficoltà, che esistono e che esisteranno. Difatti Almanya – la mia famiglia va in Germania scivola su un finale stucchevole, che sorride alle avversità e ripaga dell’enorme sforzo profuso dalla comunità turca per riportare la Germania ai gloriosi fasti economici. L’ultima scena è di repertorio e si focalizza sulla frase di Frisch “chiedevamo dei lavoratori e sono arrivate delle persone”; Berlino applaude la pellicola, ma soprattutto applaude se stessa.

Titolo originale: Almanya – Willkommen in Deutschland
Regista: Yasemin Samdereli
Sceneggiatura: Yasemin Samdereli, Nesrin Samdereli
Attori principali: Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Aylin Tezel, Denis Moschitto, Petra Schmidt-Schaller, Rafael Koussouris, Aliya Artuc, Kaan Aydogdu
Fotografia: Ngo the Chau
Montaggio: Andrea Mertens
Musica: Gerd Baumann
Produzione: Roxy Film (Andreas Richter, Ursula Woerner, Annie Brunner)
Distribuzione: Teodora Film
Genere: Commedia
Durata: 97 Min

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