Seconda parte della nostra avventura in Laguna, che tra le altre cose, ci porta a parlare del Premio Mastroianni, di un paio di Fuori Concorso, di una serie tv e del Film di Chiusura della Mostra.

Fuori Concorso

The King di David Michôd

Con: Timothée Chalamet, Ben Mendelsohn, Robert Pattinson

Forse un po’ troppo dimesso il dramma storico d’ispirazione shakesperiana diretto da David Michôd e prodotto da Netflix, The King, che risalta più per le interpretazioni dei suoi protagonisti, che per la scrittura in sé. Particolarmente degno di nota Joel Edgerton nei panni del miglior personaggio della pellicola, Falstaff, che assieme a un discreto Robert Pattinson fornisce anche gran parte del comic relief presente nel film.

Chalamet si riconferma un solido lead, mentre se chiedete a noi, c’è troppo poco Ben Mendelsohn in questa istanza. In molti poi, all’uscita dalla sala, hanno paragonato la Battaglia di Azincourt vista in The King con un’altra recente pietra miliare televisiva: la Battaglia dei Bastardi di Game of Thrones. Ma se solo The King fosse stato capace di catturare il pubblico come la popolare serie tv è riuscita a fare fin dalla prima stagione… In generale, l’opera di Michôd può comunque definirsi un buon passatempo, soprattutto in vista della sua prossima uscita su Netflix (che non le abbiamo un paio d’ore nel pomeriggio da dedicare a Enrico V?), e una godibile esperienza audiovisiva.

In Concorso

The Painted Bird di Václav Marhoul

Con: Stellan Skarsgård, Udo Kier, Petr Kotlar

Arriviamo ora a una delle pellicole più controverse della selezione ufficiale, The Painted Bird di Václav Marhoul. Fin dalle prime scene, appare fin troppo chiaro che quello di Marhoul sarà uno di quei film che o si ama, o si odia. Crudo, brutale, arido nelle verità che porta a galla, The Painted Bird è un susseguirsi di sventure e crudeltà imposte dalle difficili condizioni di vita nell’Europa dell’Est al termine della Seconda Guerra Mondiale, il cui protagonista, un ragazzo poco più che bambino, dovrà diventare adulto ancor prima di poter vivere la sua adolescenza.

Lungo, troppo lungo, eccessivo nel mostrare ancora e ancora quello che poteva sicuramente essere espresso, anche con maggiore efficacia, togliendovi almeno un’ora dal running time finale, e risultando abbastanza gratuito nel ripetere incessantemente il concetto che già si era reso palese e insidiato nella mente dello spettatore dall’inizio del lungometraggio: l’oscurità ci circonda, e in essa dobbiamo imparare a vivere per poter sopravvivere, proprio come il Ragazzo (interpretato da un bravissimo Petr Kotlar).

In Concorso

Guest of Honour di Atom Egoyan

Con: David Thewlis, Tennille Read, Rossif Sutherland

Altra cocente delusione di questa Venezia 76 è Guest of Honour di Atom Egoyan. Da un intreccio che vuole indicare qualcosa di più di quel che vediamo inizialmente, ne risulta poco e nulla arrivati alla conclusione della pellicola, e il maggiore apprezzamento che si può fare nei suoi riguardi è l’interpretazione di Thewlis, che però sembra avere uno screen time più convincente in compagnia dei conigli, che con il resto del cast.

Ma qui non siamo in The Favourite, come evidente, e il dramma dei protagonisti non è neanche lontanamente intrigante come sembrerebbe aspirare ad essere. Peccato anche per Rossif Sutherland e Alexandre Burgeois, che non hanno avuto una piattaforma adeguata alla loro performance e in grado di donargli maggiore visibilità.

In Concorso

Babyteeth di Shannon Murphy

Con: Eliza Scanlen, Toby Wallace, Ben Mendelsohn

Presentato a Venezia, ma dal sapore di Sundance, Babyteeth è l’opera prima di Shannon Murphy, che seppur troppo “impostata” in fatto di caratterizzazione e scrittura, regala al pubblico una intensa esperienza cinematografica. Meritatissimo il premio Mastroianni al giovane Toby Wallace, comprimario di Eliza Scanlen in questo racconto di una malattia, non lontano dai tanti già visti, ma abbastanza particolare per distinguersi dalla massa.

E, finalmente, viene dato a Ben Mendelsohn il giusto screen time, che assieme ad Essie Davis va a comporre la peculiare coppia genitoriale della protagonista. Un discreto debutto alla regia di un lungometraggio per la Shannon, che finora si era cimentata più che altro in corti ed episodi televisivi.

Fuori Concorso

Mosul di Matthew Michael Carnahan

Con: Adam Bessa, Waleed Elgadi, Suhail Dabbach

Agghiacciante il suono delle bombe esplose e dei colpi di fucile sparati da ogni angolo dello schermo; straziante la vista dei corpi che si accasciano a terra sanguinanti, come quella di chi, con sguardo carico di terrore, disperazione e dolore, li guarda spirare per un’ultima volta. Matthew Michael Carnahan racconta gli orrori della guerra contro l’Isis in quel di Mosul, dove una squadra speciale S.W.A.T. cerca disperatamente di restituire una dimora non solo agli abitanti del posto, ma anche ai suoi componenti.

La pellicola prodotta dai Fratelli Russo – sempre più impegnati a sviluppare progetti di diverso genere dopo aver concluso con successo la loro esperienza nel Marvel Cinematic Universe – aggiunge soggettività e intimità alla lotta contro il terrorismo dispiegata su pellicola, trasportando lo spettatore direttamente sul campo di battaglia. Ma è un campo di battaglia totale, quello che vediamo, dove nessun posto si può dire sicuro, anche perché lo stesso termine ormai, nel vocabolario locale, sembrerebbe essere quasi del tutto scomparso.

Fuori Concorso

ZeroZeroZero di Stefano Sollima (Ep. 1 e 2)

Con: Dane DeHaan, Andrea Risenborough, Gabriel Byrne

Un altro libro di Roberto Saviano è stato oggetto di un adattamento dalla pagina allo schermo, questa volta a opera di Stefano Sollima, il regista di Soldado. E proprio riprendendo lo stile utilizzato nel sequel di Sicario, Sollima dirige i primi due episodi di ZeroZeroZero, procedendo qui con una narrazione distribuita su tre fronti (italiano, americano, messicano), tutta incentrata su una “transazione economica” dall’incredibile valore. Ma chi riuscirà a trarne maggiori benefici? Le fazioni (divise) della ‘Ndrangheta calabrese? Gli intermediari americani interpretati da DeHaan, Risenborough e Byrne? O sarà la controparte messicana, i Narcos, che sembra aver fatto il nido anche nei luoghi meno sospetti, ad assaporare la fetta più grande e gustosa della torta?

I primi 120 minuti della serie, che andrà in onda il prossimo anno su Sky, vedono bene di mettere in chiaro la posizione di ognuno dei partecipanti a quel gioco di potere che li costringerà a tirare fuori il loro meglio a livello strategico, ma anche il peggio del peggio a livello umano. E il resto? To Be Continued.

Fuori Concorso

Tutto il mio Folle Amore (Volare) di Gabriele Salvatores

Con: Claudio Santamaria, Valeria Golino, Giulio Pranno

Starry, Starry Night… Le note di Vincent di Don McLean risuonano per tutto il corso del film di Salvatores, interpretata anche da Claudio Santamaria che, nei panni dell’irresponsabile Willy, soprannominato “Il Merda” da un esilarante Diego Abatantuono (e “Willypoi” dal figlio), arriva troppo tardi ad assumersi le responsabilità di padre che avrebbe dovuto ricoprire fin da subito. Il cantante, celebre più che altro nei Balcani, ha un figlio adolescente, Vincent (Giulio Pranno), affetto da una forma di autismo con cui Elisa (Valeria Golino) e Mario (Abatantuono) hanno imparato a convivere durante i sedici anni in cui lui non è stato presente.

Adesso, dopo una fortuita serie di eventi, Willy si ritrova a viaggiare in compagnia di Vincent, in quello che sarà un percorso alla scoperta dei legami famigliari, di sé stessi e dell’altro. Si influenzano a vicenda, i personaggi della pellicola, condividendo esperienze, comprendendosi un po’ di più, e a volte persino migliorandosi. È difficile dare un giudizio sulla forma di una storia come questa – ispirata al romanzo di Ervas, Se ti Abbraccio non aver paura -, che nonostante sia un tantino esagerata nell’impostazione, si dimostra volenterosa di trasmettere i più sinceri dei sentimenti… Anche se non sempre riesce a farlo nel più efficace dei modi.

Fuori Concorso – Film di Chiusura

 The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi

Con: Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger

Un vero peccato che il film di Capotondi fosse Fuori Concorso, perché a conti fatti si dimostra più convincente di molte altre pellicole in gara. The Burnt Orange Heresy segue le azioni di un critico d’arte particolarmente incline alla pittura – ma sfortunato nel portare avanti una carriera come artista – James Figueras (un adattissimo Claes Bang), e la sua discesa nell’oscurità a seguito di una serie di eventi che lo porterà a incontrare e instaurare un legame prima con il personaggio della Debicki, un’americana dal misterioso passato, e poi con quelli interpretati da Mick Jagger (il collezionista d’arte Joseph Cassidy) e Donald Sutherland (il celebre pittore Jerome Debney).

Un cast essenziale per un prodotto che si rivela una piacevole quanto inaspettata sorpresa, e che sprona il pubblico a porsi diverse domande sul significato dell’arte, della critica, e dei limiti personali di ognuno.

E con il film di chiusura del Festival, arriva a compimento anche la nostra esperienza alla 76esima Mostra del Cinema, che nella giornata finale ha visto tra i premiati anche l’interpretazione di Luca Marinelli in Martin Eden, quella di Ariane Ascaride in Gloria Mundi, Roy Andersson per la Miglior Regia (About Endlessness), Yonfan per la Miglior Sceneggiatura (No. 7 Cherry Lane) e J’Accuse di Roman Polanski, a cui è andato il Premio della Giuria.

E in attesa della prossima edizione, il cui inizio è programmato per il 2 settembre 2020, salutiamo Venezia e le luci scintillanti del suo magico Lido, contando i giorni che ci separano dalle nuove, entusiasmanti avventure su pellicola che vi vedremo in futuro.

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