Il lato comico del dramma

Si può ridere degli attentati mafiosi? Nel suo primo lungometraggio Pif racconta Palermo, la sua città. Un nuovo modo di narrare il legame tra L’Italia e la criminalità organizzata, partendo dal riso, passando per la rabbia e la commozione.

Chi conosce Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) non si stupirà vedendo la sua opera prima nelle sale italiane a partire dal ventotto novembre. Quello di Pif è uno stile molto personale, ironico, sarcastico e satirico. Nei suoi programmi televisivi, specie ne Il Testimone, affronta temi più o meno seri in modo spesso ingenuo, ma risulta efficace nel mettere a nudo gli intervistati. Difatti la satira e la faccia tosta sono il linguaggio attraverso cui si esprime.
Il film La mafia uccide solo d’estate inizia dalla brioche al gelato, tipico dolce siciliano, per arrivare al funerale di Paolo Borsellino. A Pif piace accostare il fatto banale a quello epocale, ed esempio di questa inclinazione è l’affermazione che «se negli anni ottanta abbiamo potuto accettare un accessorio di moda orrendo come le spalline, così senza alzare la voce, abbiamo guardato la mafia serpeggiare e uccidere intorno a noi. Come abbiamo fatto a non urlare?. Si è vissuto in una bolla che è esplosa solo con gli attentati del 1992». Questo film vuole raccontare la sordità dei palermitani tra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Vittima di questo atteggiamento è il piccolo Arturo, ragazzino sveglio e attento con una passione per l’inchiesta, per Giulio Andreotti e per Flaminia, la bambina che amerà, forse, per sempre. La fiction si mescola alle immagini di repertorio trovate e studiate dai documentaristi Marco Martani e Michele Astori. I personaggi che si muovono sul set, e quindi nelle vie della città di Palermo, appartengono a tre fasce della società italiana: l’alta e media borghesia, collusa o solo impassibile alle attività mafiose, i capi dell’attività criminale e quegli uomini di Stato che, in completa solitudine, combattevano ogni giorno per la legalità. Uomini come Carlo Alberto dalla Chiesa, Boris Giuliano, Pio La Torre, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Arturo e Flaminia, vivono in due famiglie della borghesia sopracitata, immersi in un’ atmosfera di silenzio e di mezze verità (il titolo del film è una di queste). Un ceto che viveva a contatto con la mafia, ma che se ne ricordava solo quando il delitto lo sfiorava; intense sono le immagini delle esplosioni che fanno tremare le case, come un terremoto che tutti colpisce e che tutti potrebbe uccidere. Il personaggio di Arturo non è il protagonista di un bildungsroman, c’è una presa di coscienza della realtà in cui vive, ma non è un eroe. In fondo il suo reale interesse è essere ricambiato da Flaminia. E grazie alla comicità, anche i personaggi mafiosi (tra i primi Totò Riina) sono ritratti nella loro quotidiana bassezza, alle prese con i loro limiti di persone scarsamente intelligenti o con passioni infantili. Pif fa ridere il pubblico parlando di uno dei morbi più brutali e pervasivi del nostro paese. Ma anche quelle battute, come molte delle immagini, sono vere e come afferma Michele Astori «Il lato comico è venuto da sé, anche se non avessimo voluto». Forse non è possibile accostare La mafia uccide solo d’estate a I cento passi o a I pugni in tasca, ma Pif cerca, e in questo ci riesce, di parlare ad un grande pubblico, sopratutto ai giovani, che possa così conoscere e riflettere sulla passività di un popolo e di un paese.

Titolo originale: La mafia uccide solo d’estate
Regista:  Pierfrancesco Diliberto “Pif”
Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
Attori principali: Pif, Cristina Capotondi, Alex Bisconti, Ginevra Antona, Claudio Gioè
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Cristiano Travaglioni
Musica originale: Santi Pulvirenti
Prodotto da Mario Gianani, Lorenzo Mieli
Una produzione Wildside con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution, Rai Trade
Genere: Commedia
Durata: 90′

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