Doppio amore

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Doppio amore, articolo di "Andrea Ussia" su Persinsala
giovedì , 17 Ottobre 2019
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Doppio amore
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Dopo aver presentato al pubblico un classico di genere (in bianco/nero), Ozon si cimenta con un thriller psicologico dal risultato altalenante. Sviluppando il tema del doppio e affrontando la componente maligna di ogni essere umano, purtroppo il patinato (artisticamente parlando) regista transalpino si perde nei meandri della mente. Chloe ha un dolore che non passa, …

La malignità che ha stregato Ozon

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Dopo aver presentato al pubblico un classico di genere (in bianco/nero), Ozon si cimenta con un thriller psicologico dal risultato altalenante. Sviluppando il tema del doppio e affrontando la componente maligna di ogni essere umano, purtroppo il patinato (artisticamente parlando) regista transalpino si perde nei meandri della mente.

Chloe ha un dolore che non passa, somatizza qualcosa che la fa star male. Questo dolore la porta a rivolgersi a uno psicanalista (Paul) di cui ben presto s’innamora. I due vanno a vivere insieme e sono felici, ma un giorno Chole incontra un uomo perfettamente identico a Paul. La donna scopre che in realtà è un gemello di cui non conosceva l’esistenza, con cui intreccia una passionale relazione.

Thriller erotico e psicologico che contiene diversi temi cari al regista francese (il desiderio, il sesso), Doppio amore finisce per essere un prodotto che esibisce diversi fattori che, se inizialmente gli permettono di mostrarsi suggestivo, progressivamente diventano le zavorre che ne minano la credibilità e la godibilità. Difatti si può facilmente notare quanto Doppio amore sia fintamente complesso, una pellicola che imbocca lo spettatore con numerosi indizi che permettono di capire, di comprendere la componente onirica o realistica dell’intera vicenda. Ed ecco che la ripetitività (di alcuni gesti, di alcune situazioni) e lo specchio (la rappresentazione della propria figura, traslazione metaforica del proprio io) divengono strumenti utili e necessari nel cinema “del doppio”. Inoltre Ozon ha la volontà di mettere in scena la controparte maligna di ogni essere umano, quella che crea il conflitto interiore e che, sotto la lente d’ingrandimento sessuale, è rappresentazione di passione e perversione. Ma può anche rappresentare un malessere difficile da accettare ed esternare (un senso di colpa, un giudizio sminuente, un dolore passato), che scava e diventa, nel caso della protagonista, un disturbo fisico e debilitante. Un disturbo che se non viene estirpato può causare dolore e sofferenza a chiunque.

Narrativamente molto vicino a De Palma (nonostante quest’ultimo sia più viscerale), citazionista in maniera smaccata nei confronti di Hitchcock, Polanski e Cronenberg, Doppio amore utilizza i gemelli per portare in scena le differenti pulsioni della protagonista, che si ritrova a fronteggiare la sua dolce compostezza con Paul e la sua folle frenesia passionale con Louis. La vicenda si sviluppa attraverso queste due situazioni inconciliabili, laddove Chloe deve trovarsi a proprio agio tra la passione e l’amore romantico, quotidiano, convenzionale.

Doppio amore pare interessante, eppure con il passare dei minuti è la credibilità a venire meno e c’è anche l’impressione che Ozon giochi con la realtà e la finzione più di quanto sia evidente. E proprio per questo motivo si ha a che fare con una pellicola che oltrepassa le “regole” e che, gestendo la narrazione a proprio piacimento, ha vita facile. Un film che trova in Marine Vacht una perfetta Chloe (uno sguardo che sa ammaliare ed essere deciso) e in Jeremie Renier la doppia intensa interpretazione; mentre la fotografia (patinata e raffinata) ostenta dei nuovi espedienti visivi che sono in grado di suscitare emozioni. Doppio amore non è il miglior Ozon, ma nemmeno il peggiore; un film che sa come rappresentare la duplicità di una psicologia labile, ma che non sa dosare le energie narrative a disposizione, soprattutto perché si entra in contatto con una suspence spesso latitante.

Titolo originale: L’amant double
Regia: Francois Ozon
Sceneggiatura: Francois Ozon
Attori principali: Marine Vacht, Jeremie Renier, Jacqueline Bisset, Myrian Boyer, Dominique Reymond
Fotografia: Manu Dacosse
Montaggio: Laure Gardette
Musiche: Philippe Rombi
Prodotto da Mandarin Films, FOZ, Mars Films, Films Distribution, France 2 Cinema, Scope Pictures
Distribuzione: Academy 2
Durata: 107′
Genere: Thriller

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