Alla Scoperta di Charlie

Recensione: Alla Scoperta di Charlie

Opera prima del regista Mike Cahill, “Alla Scoperta di Charlie” mette al fuoco tanta carne senza portare niente a cottura.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDLe ambizioni di questo film sono chiare ed evidenti: conficcarsi nella memoria collettiva come opera lieve e delicata, che pur affronta spinose e sfumate dinamiche socio affettive. Un padre complicato (forse pazzo, forse saggio e sognatore… Cos’è la pazzia?
) abbandona a sè stessa una ragazzina che proprio nella solitudine rintraccia un ordine e una regolarita’ che si smarriscono di fronte all’impeto (distruttivo) dell’egocentrico genitore (Tideland di Terry Gillian?
). Charlie (davvero luminoso Michael Douglas) è un uomo egoista e accentratore, incapace di leggere le istanze altrui, assolutamente schiavista nei confronti di una figlia responsabile (suo malgrado) che tira avanti la baracca e sogna disperatamente una lavastoviglie. Sara’ proprio la lavastoviglie l’oggetto feticcio che segnera’ il confine fra i due mondi: l’uno (quello di Charlie) proiettato oltre le esigenze di questo mondo, tutto preso a godere di sogni e fantasticherie, l’altro (quello di Miranda – che non a caso porta un nome da cameriera), bramoso di soddisfare esigenze primarie, come la possibilita’ di liberarsi dalla stanchezza del fare i piatti, che il padre lascia sporchi a quintali nel lavabo. In un certo senso i due tentano un congiungimento allorquando Miranda decidera’ (quasi per inerzia a dire il vero), di fare quattro passi nell’universo fiabesco (o storico?
) di Charlie, lasciandosi a tratti incantare dalla sua voglia di trovare un tesoro (letteralmente), nascosto sotto chili di cemento di un grande magazzino, abbandonato lì a riposare da secoli.
Charlie dal canto suo, regalera’ a Miranda una lavastoviglie, anche se in finale, quando lui non c’è più (e nemmeno qualcuno che sporchi tanto). Il film ambisce ma non riesce, si perde in troppi difetti e buchi di sceneggiatura, non consegnandosi ad alcun genere particolare, solo all’imperfezione. Troppe assurdita’ incomprensibili, troppi passaggi sfalsati, frequenti momenti di lentezza e (perché no), una certa dose di noia.
Nessuna musica particolare sottolinea il girato, nessuna battuta appare eccessivamente memorabile o semplicemente riuscita, tutto sfiora la sufficienza, finanche la mediocrita’ registica.Evan Rachel Wood è una conferma, anche se, a mio parere, Hollywood non è riuscita ancora a sfruttare le sue doti di complessita’, profondita’ e controllo, e continua a rifilarle ruoli da “figlia” più o meno particolare, più o meno incasinata, rischiando di intrappolarla inutilmente in un macchiettismo che non merita. Il film è prodotto da quell’Alexander Payne regista di Sideways, opera negativo di questo infelice e approssimato lavoro: quello sì che è un film lieve e delicato che affronta spinose e sfumate dinamiche socio affettive etc etc…Alla Scoperta di Charlie: Una favola a meta’. Da Rifare.La Frase: “Diceva che se non ci credevo potevo andare a controllare” Evan Rachel Wood, Alla Scoperta di Charlie, 2008

Nota: di Roberta Monno
Alla Scoperta di Charlie

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